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Gli insulti e le reticenze di Pecoraro Scaniodi Giorgio Bianco - 16 gennaio 2006 Già nel novembre scorso, Alfonso Pecoraro Scanio aveva definito il ministro Scajola un mentitore: «Basta con le bugie del ministro Scajola, alfiere dei nostalgici del nucleare e della lobby dell'energia radioattiva». In una dichiarazione del 13 gennaio il portavoce dei Verdi è tornato a ricorrere all'insulto, definendolo «avvocato delle cause perse» per le sue note posizioni favorevoli al nucleare. «Sarà l'Unione a scrivere il nuovo piano energetico nazionale», afferma il leader ecologista, con la sicumera di chi finge di non rendersi conto che la partita non è affatto chiusa, e la vittoria del centrosinistra fino a poco tempo fa data per certa è ora lungi dall'essere scontata. In ogni caso, in che modo sarà scritto il piano energetico di questa Unione così disunita e discorde da non riuscire a elaborare un programma omogeneo su nulla? Ovviamente seguendo la linea tracciata da Prodi nella recente dichiarazione al convegno di Legambiente, ossia rigettando in toto il nucleare «costosissimo e pericolosissimo» e investendo «sulle fonti sicure, pulite e rinnovabili» - eolico e solare, evidentemente - il tutto al fine di puntare «sul risparmio e l'efficienza». Su quanto siano costose le centrali eoliche e fotovoltaiche, anche perché sostenute da sussidi pubblici (da 1 a 2 miliardi di Lire ognuno, sotto forma di incentivi a fondo perduto e finanziamenti facilitati), e su quanto sia marginale il loro apporto al fabbisogno energetico, ci siamo già soffermati a lungo. Considerando che l'apporto complessivo di queste due fonti alla produzione energetica italiana è pari, secondo i dati forniti dal Gestore Rete Trasmissione Nazionale, ad un miserando 0,5% (ma su questo il portavoce dei Verdi, che pure non si pèrita di accusare Scajola di fare una «campagna fumosa», mette da parte la sua proverbialmente torrentizia loquela e tace rigorosamente), in tutta evidenza Pecoraro Scanio e Prodi confidano in un miracolo che consenta a qualche scienziato di scoprire il modo di moltiplicare prodigiosamente la produttività di queste fonti, oppure hanno in mente un massiccio programma di costruzione di nuovi impianti di questo tipo. Il che avrebbe conseguenze ambientali facilmente immaginabili, se si considera che per ottenere dal fotovoltaico l'energia prodotta in un anno da una centrale nucleare di media portata occorrerebbe ricoprire di pannelli solari, come ha osservato Howard Hayden, un'area di 127 miglia quadrate, circa il doppio della superficie di Washington D.C., e se si tiene presente che persino un predecessore di Pecoraro Scanio alla guida dei Verdi, Carlo Ripa di Meana, ha parlato a proposito dell'impatto ambientale dell'eolico di «uno scempio imperdonabile sul patrimonio naturale superstite». È interessante piuttosto soffermarsi su un altro passo dell'esternazione di Pecoraro Scanio: «Scajola e la lobby dell'atomo - afferma - stanno facendo una campagna fumosa che mira a delegittimare il voto di milioni di italiani che votarono contro il nucleare in Italia». Quanto al referendum, oltre a tacere sul fatto che nessuno dei tre quesiti del 1987 riguardava la tecnologia nucleare in quanto tale, l'avvocato salernitano «prestato alla politica», come si suol dire con espressione non priva di una sfumatura politically correct (in realtà, a leggere il suo curriculum, pare non abbia quasi fatto altro) finge di ignorare che l'opinione degli italiani in materia è profondamente mutata rispetto al 1987. Secondo un recente studio dell'associazione Observa di Vicenza, infatti, rispetto ad un'indagine del 2003, i favorevoli sono aumentati dal 22% al 35%, i contrari diminuiti dal 56% al 43%: attualmente, a vent'anni dal referendum che ha determinato lo stop alle centrali, un italiano su tre ritiene che sia indispensabile tornare al nucleare. Quanto alle «lobby dell'atomo» Pecoraro Scanio è di nuovo, contrariamente alle sue abitudini, parco di parole e non fornisce ulteriori precisazioni. Soprattutto, è muto come un avello riguardo al fatto che, se è per questo, le lobby delle fonti alternative esistono eccome. Maurizio Bolognetti, coordinatore del Comitato nazionale del paesaggio in Lucania, aveva appena pubblicato a Potenza una lettera di Legambiente, tenuta segreta per un anno e 33 giorni, con cui il presidente regionale e consigliere nazionale Gianfranco De Leo chiedeva all'amministratore delegato Vetere di «facilitare rapporti stabili e durevoli con le comunità locali, [...] avviando un processo comunicazionale sistematico orientato ad ottenere fiducia sociale e, nel caso, massima riduzione della percezione del rischio, [...] con un ampio programma di azioni mirate e con delle attività di accompagnamento e facilitazioni delle iniziative imprenditoriali sul territorio [...] per un importo complessivo di Euro 57000,00 (oltre Iva)». Si precisa che Vetere faceva parte del gruppo industriale eolico Fri-El, con sede nazionale a Bolzano, l'industria che ha realizzato e gestisce in Basilicata due centrali e ne prepara una terza. Il 12 febbraio dello stesso anno, Vittorio Giugni, coordinatore toscano del Cnp, presentava in conferenza stampa e a Radio Radicale due visure camerali. La prima riferita al gruppo europeo di interesse economico Eneco Geie, con sede in via Grande 73 a Livorno, il cui amministratore unico è Lorenzo Partesotti e che ha come scopo sociale «la costruzione, la gestione e la commercializzazione di impianti e centrali eoliche». La seconda relativa alla Eolis srl, eguale indirizzo ed eguale amministratore unico, con scopo sociale «la costruzione, la gestione e la commercializzazione di impianti per la produzione, trasporto, distribuzione e utilizzazione di energia elettrica». Il Cnp, presieduto proprio da Carlo Ripa di Meana, dichiarava di non considerare «più accettabile che Legambiente contrabbandi per verità rivelate, anzi come giudizi pro veritate sopra le parti, le proprie opzioni sull'eolico in Italia. Legambiente chiede e prende soldi dalle imprese industriali eoliche, anche se con Iva e relativa fattura. Sull'eolico in Italia, ripetiamo, il parere di Legambiente è condizionato, e i casi documentati, provati e inoppugnabili della Basilicata e della Toscana sono lì a confermarlo con nitidi documenti. Il parere di Legambiente non è sopra le parti. Conta, quanto ad indipendenza di giudizio, esattamente quanto quello del gruppo industriale eolico Fri-El di Bolzano, che gestisce le sue prime due centrali industriali eoliche in Basilicata, e che sta costruendo lì la sua terza centrale». Un'aspra condanna, da parte di uno dei più autorevoli esponenti dell'ambientalismo italiano, di un «ecoaffarismo» che cozza clamorosamente con la retorica di chi, come i Verdi, ostenta una «disinteressata» sollecitudine per le sorti dell'ambiente, e punta il dito contro chi avvera le loro posizioni, accusandolo di seguire unicamente la tanto aborrita «logica del profitto».
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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