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Aria fritta nel programma di Prodi

di Stefano Doroni - 17 gennaio 2006

La lettura del programma di Prodi per il futuro governo dell'Unione è sempre più interessante, perché si trovano continuamente motivi per rendersi conto che quella traballante compagine tutto può fare fuor che reggere le sorti di un Paese. Del resto il povero Prodi, tentando di soddisfare i palati di Bertinotti da una parte e di Mastella (tanto per dirne uno) dall'altra, si trova costretto a friggere l'aria, magari sperando inutilmente di andare a genio almeno a qualcuno. Ma niente da fare. Il programma dell'Unione è un insieme di affermazioni scontate, tardive, o talmente vaghe da scontentare chiunque. D'altronde la coalizione di centrosinistra si estende da chi almeno tenta di fare il riformista (da Mastella a Rutelli) a chi pensa ancora con le vecchie inservibili categorie del comunismo. E poi chi se li scorda i Verdi? Bloccherebbero tutte le azioni di governo su temi importanti come la Tav, il fabbisogno di energia, le infrastrutture, condannando l'Italia ad una posizione di inaccettabile subalternità nel mondo occidentale.

E nel campo della politica estera come la mettiamo? Il programma dice: «Se vinceremo le elezioni immediatamente proporremo al Parlamento il rientro dei soldati sostenendo la transizione democratica». Ma Prodi in quante staffe li vuole tenere i piedi? Se ritiri i soldati concertando le mosse con il governo di Baghdad fai arrabbiare i comunisti che vogliono darsela a gambe levate subito; se imiti la fuga di Zapatero stai antipatico a Mastella. E il povero Professore deve presentare frasi come queste, che tutto dicono e insieme nulla e finiscono per far arrabbiare tutti.

Andiamo avanti con la lettura: «Bisognerà approntare un graduale innalzamento dell'età media di pensionamento». Ma il governo della CdL non ha forse fatto questo? Interessante: Prodi imita Berlusconi. Inoltre il programma dell'Unione prevede il ripristino della tassa di successione ma solo per i grandi patrimoni. Allora la via imboccata dalla CdL non era del tutto sbagliata.

C'è poi l'argomento Pacs. In merito alle unioni omosessuali, Prodi è costretto a fare veri e propri salti mortali, fra la sinistra estrema che cerca di mettere in mora la normalità della natura eterosessuale e la Chiesa. E qui entra in campo anche Pannella con la sua fantasia stramba, che in genere fa perdere voti piuttosto cha aumentarli, ad alimentare la campagna di aggressione verso la Chiesa stessa. A Prodi non resta che accontentarsi di un non meglio specificato riconoscimento giuridico che regoli diritti e doveri dei membri della coppia omosessuale. E così scatta la protesta, con la manifestazione romana con tanto di finti matrimoni gay in piazza.

A tutto questo dobbiamo aggiungere le beghe che la faccenda coop rosse, Unipol e scalata a Bnl sta procurando ai Ds, che si sentono di perdere la loro presunta superiorià morale. Insomma, prima di preoccuparsi di gettare fango addosso a Berlusconi e a tutta la CdL dovrebbero guardare ai loro guai, che derivano dall'incompatibilità dei componenti della coalizione. Per Liberazione, infatti, questo del programma «è uno dei più brutti episodi della storia dell'Unione»; e Diliberto, dal canto suo, scorge in questo documento la macchia colpevole di «un'impronta moderata». Moderati mai, semmai rivoluzionari.

In queste condizioni, come farebbe Prodi a governare? I comunisti lo hanno stretto all'angolo e dettano le condizioni per rimanere nella coalizione, dato che il loro peso elettorale è determinante per un'eventuale vittoria; i moderati, dall'altra parte, non possono conciliare le loro esigenze con i massimalisti. Il risultato è un programma fatto di parole vuote, riferimenti scontati, prevedivibili ovvietà. Nella sinistra si litiga e a Prodi, per mettere a tavola tutti, non resta che friggere un po' d'aria. Ma la dieta rischia di tenerli, buon per l'Italia, a digiuno.

! Stefano Doroni
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