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6 marzo 2008
 
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La Casa della Libertà vota una legge sulla giustizia degna di uno Stato libero e moderno

di Martino Pillitteri - 17 gennaio 2006

La settimana scorsa il Senato ha votato in modo definitivo la legge Pecorella per la riforma che approva l'inappellabilità delle sentenze di assoluzione. In base ad essa, il pubblico ministero e l'imputato possono presentare appello solo contro sentenze di condanna. In parole ancora più semplici, una volta che la corte dichiara l'innocenza di un imputato in primo grado, la sua non colpevolezza è definitiva.

La riforma è passata grazie alla compattezza della maggioranza. Inutile dire che l'opposizione abbia votato contro. Per l'ennesima volta, i partiti dell'opposizione hanno confermato il loro Dna forcaiolo e la loro sudditanza nei confronti della magistratura. Questa è una riforma che difende la dignità degli imputati, che troppo spesso sono vittime di un sistema giuridico inefficiente e lento, nel quale dimostrare la propria innocenza comporta anni di sacrifici di vario genere con conseguenti danni morali ed economici.

La sinistra, in merito, ha espresso le consuete valutazioni negative. Animata dalle teorie della cospirazione, i leader del centrosinistra hanno prontamente definito questa riforma come l'ennesima legge ad personam fatta su misura per il premier, quando invece, l'unica critica che si potrebbe sollevare è chiedersi come mai questa riforma non sia stata fatta prima. Attaccare il merito e la sostanza della nuova legge come ha fatto la sinistra però, denota un atteggiamento tipico dell'opposizione e della magistratura italiana per le quali, l'essere imputato, significa automaticamente essere colpevole. Probabilmente, per la sinistra, un innocente dentro è meglio che un colpevole fuori.

Sarà pure una coincidenza, ma mentre in Senato si discuteva la legge, veniva pubblicato dal Consiglio d'Europa un dossier sui diritti umani che non fa onore al nostro Paese. Oltre a condannare il sovraffollamento nelle prigioni, (in effetti ci sono 14.000 detenuti di troppo nelle carceri e non si è in grado di disgiungere i detenuti: imputati o condannati, malati e sani), l'analisi conferma l'esistenza in Italia di un vero problema del sistema giudiziario. Il Consiglio d'Europa ha anche ammesso che manca un particolare entusiasmo ad avviare un processo di riforma. A parte che in Italia innovare il mondo della giustizia è irto di ostacoli, tuttavia la volontà di votare una giusta e moderna riforma in una materia che da decenni è off limits per i partiti non di sinistra, è stata dimostrata con i fatti dal governo in carica.

Purtroppo, la riforma non ha avuto l'eco mediatoco che meritava in quanto è stata votata lo stesso giorno in cui all'ordine dei lavori c'erano anche indulto e amnistia. La sinistra, dal canto suo, conferma ancora una volta di essere allergica alle riforme democratiche che contano, quelle che, come ha affermato il sottosegratario alla giustizia Jole Santarelli, «riequilibrano le garanzie del cittadino di fronte alla forza dello Stato».

Martino Pillitteri

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