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L'Unione delle diffidenzedi Gianni Baget Bozzo - 17 gennaio 2006 Il titolo che conviene alla coalizione di centrosinistra non è l'Unione delle differenze: il vero titolo è, semmai, l'Unione delle diffidenze. Perché Prodi chiede la lista unica, anche al Senato, di Ds e Margherita sotto il segno dell'Ulivo, e tempi certi per la costruzione del partito democratico? Tutti lo sanno: Prodi diffida dei suoi alleati. E perché Ds e Margherita dicono decisamente di no a Prodi e mantengono le liste separate al Senato e rifiutano una tabella di marcia per il partito democratico? Perché diffidano di Prodi, pensano che egli tenda a svuotare i partiti del loro significato e a costituire una maggioranza prodiana. Non è una piccola sfida, perché Prodi e i partiti vogliono due cose opposte: Prodi vuole la dissoluzione del partito post-democristiano, la Margherita, e del partito post-comunista, il Ds; vuole una maggioranza di frammenti di cui egli sia il solo collante. Per garantire il suo governo, vuole la fine di ciò che è la forza stessa dei suoi alleati, il loro essere partito. Prodi vuole vincere disarticolando la sua maggioranza. Per lui le primarie non sono state l'opera dei partiti, ma la loro dissoluzione: non la loro vittoria, ma il certificato del loro esaurimento. I partiti non possono evidentemente accettare la loro morte civile, e in questo Ds e Margherita, per mantenere la loro divisione tra post-democristiani e post-comunisti, lotteranno uniti contro l'assorbimento della loro storia in una maggioranza amorfa, che si identifica in un volto. E poi quale volto! Chi sarebbe Prodi, se non avesse il consenso dei partiti? Qual è il messaggio che egli porta in se stesso? Qual è il bilancio della sua presidenza dell'Iri, della sua presidenza del Consiglio, della sua presidenza della Commissione europea? Con il suo passaggio è finita l'Iri, è finito il suo governo, è semi-fallita la Costituzione europea. Prodi ha lasciato l'Iri in crisi, il suo governo in crisi, l'Europa in crisi. Sappiamo che, se l'Unione vincesse, avremmo la guerra di tutti contro tutti nei partiti e la guerra di Prodi a tutti i partiti. Avremmo l'occupazione del potere più radicale che si sia mai avuta in Italia per saziare la fame di tutte le componenti dell'Unione e, al tempo stesso, un governo debole e diviso. Lottiamo per evitare all'Italia una tale sciagura.
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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