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Pisanu, al Corriere il resoconto della sua politica antimafiadi Riccardo Meynardi - 17 gennaio 2006 Quando qualcuno chiama in causa il tuo operato, snocciolando molte false allusioni e nessun dato oggettivo, è giusto rispondere con un bell'elenco di percorsi intrapresi e risultati ottenuti. E' ciò che ha fatto il nostro Ministro dell'Interno, Beppe Pisanu, accorgendosi della gravità delle parole contenute in un articolo di Giovanni Sartori, apparso sul Corriere della Sera del 5 gennaio, che riteneva il Governo Berlusconi colpevole di aver dimenticato il problema della mafia. I dati espressi dal Ministro sono di fondamentale importanza per comprendere sia l'impegno costante nella lotta ai clan mafiosi ed alle loro attività, sia perché questo impegno è evidentemente parte integrante di una decisa strategia di rilancio del Mezzogiorno. I cinque punti di forza della politica antimafia di Pisanu sono fondati su uno spettro di azione molto ampio, che va dalla politica locale, con «il controllo e lo scioglimento delle amministrazioni locali sospettate di infiltrazioni mafiose», alla cooperazione internazionale, atta a dare «la caccia ai grandi latitanti in ogni angolo del mondo». Non sono solo parole, ma anche fatti. Nel quadriennio 2001-2005, infatti, sono stati 812 i latitanti arrestati, gran parte di questi apparteneva a realtà malavitose radicate nel Sud Italia, come camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita. Il ministero dell'Interno ha poi provveduto al potenziamento delle attività di intelligence, all'«aggressione sistematica ai patrimoni illeciti, agli intrecci societari e ai flussi finanziari sospetti» ed alla «collaborazione più stretta con la magistratura inquirente e, in particolare, con le procure antimafia». Questo ha portato a risultati ottimi, soprattutto se comparati ai periodi immediatamente precedenti al 2001. Gli omicidi legati alla mafia, infatti, sono diminuiti del 31 per cento; è cresciuto di molto il numero delle associazioni a delinquere smantellate (per la precisione del 25,7 per cento); il 34,5 per cento è l'incremento delle denunce nei confronti di persone legate al crimine organizzato; oltre 400 milioni di Euro è il valore dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. Ad analizzare questi dati non sembra proprio che il Governo Berlusconi abbia dimenticato il problema della mafia. E' ancora vivo il ricordo dei terribili scontri del 2004 a Napoli. Questi scontri ed i 140 omicidi ad essi correlati avevano avuto un giusto spazio fra le pagine dei giornali. Purtroppo non altrettanto spazio ebbe la collaborazione tra ministero, magistratura ed intelligence che portò al triplicarsi delle associazioni criminali scoperte e denunciate ed all'arresto di tutti i principali esponenti dei clan implicati. L'accusa più pesante rivolta al Governo da Giovanni Sartori era: «alla mafia si offre, in cambio del voto, la faraonica pappatoia del ponte di Messina». Pesante ed offensiva, aggiungerei, soprattutto nei confronti di chi si è sempre speso con impegno nella lotta alla mafia. La prova è che già dal marzo del 2003 e stato istituito un Comitato per l'alta sorveglianza delle grandi opere, «cui partecipano autorevoli rappresentanti della procura nazionale antimafia. Esso si è già occupato dei rischi di infiltrazione mafiosa nella realizzazione del Ponte e, tra l'altro, ha anche concluso un apposito protocollo di intesa con la società concessionaria».
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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