|
|||||||
|
|
«Io lo avevo detto!», sostiene Marco Travagliodi Letizia Bandoni - 17 gennaio 2006 Marco Travaglio, giornalista, curatore tra le altre della rubrica Bananas su L'Unità, grande esperto nonché duro affondatore dei principali protagonisti - per non dire tutti - dello scandalo Tangentopoli e Mani Pulite, a quanto pare «gongola» oggi dalla pagine del Corriere della Sera nel ribadire a gran voce: «Io l'avevo detto». Parla della questione morale riaffidandola soltanto alla prerogativa berlingueriana come se questa sinistra, capeggiata dagli scalatori immobiliaristi come Fassino, non potesse permettersi nemmeno di pronunciare una tale parola dopo la prova che hanno dato di loro stessi con il caso Unipol; parla dell'infangato ruolo dei DS, sia politico che sociale, emerso con il caso Telecom Serbia che Travaglio riconduce ai toni della lontana tangentopoli proprio riferendosi agli uomini della Quercia con il termine «banda»; parla di un voltagabbana ideologico di una sinistra che nel '98 «sono entrati a Palazzo Chigi con le pezze al sedere e ne sono usciti ricchi» e, forse, si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Sì, lui, colui che ha combattuto con le unghie e con i denti contro la scalata imprenditoriale berlusconiana, oggi accusa il comportamento amorale nonché contradditorio di chi, come i DS, hanno combattuto ed accusato di estremismo quelle testate che mettevano a fuoco quanto la questione morale sollevata da Arturo Parisi fosse un tema da affrontare in un centrosinistra dimostratamente alla deriva del proprio credo sociale. Travaglio accusa questa sinistra di aver sempre tenuto un comportamento quasi stalinista nei confronti della stampa, arrivando persino a demonizzarla come causa assoluta della sciagura che ha investito il partito di D'Alema e Fassino quando, in realtà, la ragione dei propri mali sta nell'essersi arricchiti. Non che questo, a parer mio, sia un male assoluto, tutt'altro. L'obiettivo di un paese che cresce è quello di permettere a tutti una crescita delle proprie possibilità. Ma quando la crescita delle proprie possibilità passa attraverso superconsulenze clientelari, giro di soldi dalla politica all'imprenditoria, beh permettetemi di dire che per ogni Fiorani che la sinistra ha fatto arricchire esistono decine di migliaia di persone che la sinistra ha fatto indebolire sul mercato finanziario e proprio migliaia di persone che non hanno il conto in banca del colore del grande manager Unipol, quelle migliaia di persone che dovrebbero essere tutelate perché piccoli risparmiatori che magari rientrano in quella fascia di reddito bassa che lo stesso Fassino, ieri sera dalle poltrone di Porta a Porta, ha indicato come i «poveracci da salvaguardare». Certo, in TV Fassino fa il buon samaritano strappaconsensi, poi quando di mezzo c'è il consenso di un mondo imprenditoriale-finanziario che possa garantire potere al suo partito e a tutto un indotto di clienti, che dello stile di Tangentopoli non ha nulla a che invidiare, beh allora in questo caso può andar bene far arricchire pochi e fomentare la bolla speculativa a discapito di migliaia piccole ed oneste famiglie italiane. L'importante è non far emergere nulla, tenere tutto sigillato nei palazzi di vetro e all'occorrenza "scaricare": prima si scarica Consorte che è stato definito grande manager da Fassino ma poco corretto (con qualcuno avrà pure condiviso scelte e strategie aziendali da implementare e quel qualcuno non è di sicuro il mostro Berlusconi ma i dirigenti DS), poi si scarica la stampa che -nonostante il colore purpureo delle redazioni- improvvisamente si dimostra avversa. Poi si tenta di scaricare l'amico Prodi che sembra fare troppo il «profeta» e che pare voglia fare leva sulla crisi della Quercia per assicurarsi un potere politico nella coalizione che altrimenti non avrà comunque, né in campagna elettorale né al Governo, nella malaugurata ipotesi che gli italiani non comprendano che il prossimo 9 aprile la posta in gioco non può essere vinta da tali imbroglioni. Questo è lo stile diessino, lasciatelo dire ad una che, vivendo in Toscana, sa alla perfezione quale sia il clima settario e di potere della sinistra diessina che ha un portafoglio di attività immobiliari, finanziarie ed economiche proprie e dei propri amici da far invidia al miglior Paperone d'Italia. E' un sistema talmente ben radicato ed oleato da precludere ogni opportunità imprenditoriale a forze sociali politicamente non connotate tra gli «amici» o palesemente avverse a quelle al governo a meno che non possa essere ritenuta valida sponda da utilizzare per scalare altre vette ed assicurarsi nuove poltrone nello scenario «mors tua vita mea»!!! Questo è lo stile che Travaglio denuncia dal lontano 2004. E se non c'è speranza che la sinistra «ammetta di avere sbagliato e si chieda perché», proprio non c'è visto che di nuovo Fassino, raggiunto ancora una volta dalla fatidica domanda «ma in cosa i DS hanno fatto j'accuse sul caso Unipol, qual è stato il problema analizzato dalla direzione DS?», ha saputo solo rispondere che il «caso ha preso un'altra piega rispetto a quella che aveva avuto inizialmente». Se questo è far chiarezza al cospetto degli italiani, beh, se una piega più, una piega meno determina la bontà di un'iniziativa, l'unica speranza che ha l'Italia per sopravvivere alle potenziali brutte pieghe sinistroidi è non fare una grinza -permettete l'ironia-, restare compattamente diretta lungo l'orizzonte che è stato tracciato con coerenza e profonda correttezza dal Governo Berlusconi.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||