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L'imbarazzo di Fassinodi Sara Franchino - 18 gennaio 2006 «Ma Prodi non è un Dio». Una battuta, pronunciata con un tono un po' stizzito, basta a dare l'idea delle tensioni interne all'Unione, che la bufera Unipol ha notevolmente acuito in questi giorni. Per dissestare quello che ieri, dopo l'affondo domenicale di Prodi, pareva un equilibrio ritrovato sulla base di un mediato compromesso, è stato sufficiente un semplice commento del Segretario dei Democratici di Sinistra, ospite nel salotto di Bruno Vespa. Effettivamente, durante la scorsa puntata di Porta a Porta, in contraddittorio con Gianfranco Fini, Piero Fassino, non ha fatto che palesare le contraddizioni interne alla coalizione di Centrosinistra, rispondendo con argomenti poco convincenti, che hanno portato in primo piano la grande crisi che interessa i Ds, come l'intera coalizione di centrosinistra. L'Unione, infatti, non riesce a trovare un equilibrio tra le radicali posizioni di Fausto Bertonotti che, con coerenza e senza imbarazzo, insiste su una linea futo-comunista, improponibile, anacronistica e utopica; e quelle centriste che fanno capo ai popolari con l'intrusione della Margherita di Rutelli. A giocare un ruolo egemonico tra questi due estremi erano stati fino a poco tempo addietro gli esponenti Ds, che ora si trovano ad affrontare seri problemi di credibilità e immagine, in quanto devono giustificare dinnanzi ai propri elettori la posizione assunta dal loro partito relativamente alla vicenda Unipol e ai 50 milioni di consulenze, intascati da una sola persona, che sembrerebbero troppi anche per un pool di premi Nobel. Una questione che Fassino sta cercando di rimandare, nel tentativo di far cadere in sordina, appellandosi a toni elettorali «più civili». Ma si sa, tutti i nodi prima o poi vengono al pettine, è solo questione di tempo. Comunque sia, quella dietro a cui Fassino si barrica, è una richiesta morta già in partenza, in quanto inaccoglibile e che anzi non fa che accentuare, sottolineandola, la situazione di imbarazzo in cui il segretario dei Ds si trova. La campagna elettorale è, infatti, un momento della vita politica molto acceso, scandito da vicendevoli critiche, che inevitabilmente scaturiscono dal confronto e dall'animosità con cui i politici argomentano le proprie posizioni. Il meccanismo psicologico di base è molto semplice: più sono convinto della validità di un'idea, con maggior enfasi e determinazione tendo a sostenerla. Ma ancor più assurda tale richiesta appare in quanto viene dal massimo esponente di un partito che in questi anni non ha mai perso l'occasione di sfruttare pretestuosamente, a proprio vantaggio, ogni accusa, non tralasciando neppure la più piccola insinuazione, rivolta contro il Presidente del Consiglio. Un atteggiamento tipico dei Ds, ancora una volta comprovato dai manifesti elettorali diessini, che attualmente ricoprono i muri italiani, i quali anziché proporre si limitano a criticare. L'appello a stemperare i toni di Fassino si è dunque rivelato un invito poco credibile, escamotage difensivo di un esponente debole ed in garve difficoltà, incapace di proporre azioni originali che si discostino da quanto già fatto in questi cinque anni dal Governo Berlusconi. In tal senso è davvero bizzarro dover constatare come, nell'individuare soluzioni per il rilancio del Paese, Fassino si trovi talvolta più vicino a Fini che non a Pecoraro Scanio o Bertinotti. Un esempio su tutti la riforma Biagi, di cui il Segretario diessino ha ammesso di apprezzare l'impianto, dicendosi favorevole alla flessibilizzazione del mercato del lavoro e contestando - evidentemente senza troppa cognizione di causa, visto che l'attuale Governo è stato quello che in assoluto ha destinato maggiori risorse a tale scopo - solo inadeguati ammortizzatori sociali, che non tutelerebbero a sufficienza i lavoratori. Troppo convergente è apparso Fassino anche nel rispondere alla domanda su cosa farebbe nei primi cento giorni di governo. Il Segretario dei Ds si è infatti limitato ad elencare azioni già portate in atto dal Governo Berlusconi. Sì, perché Fassino, nell'affermare di voler prendere provvedimenti per limitare il livello di povertà delle famiglie italiane, non può dimenticare che l'attuale Governo ha esteso la no tax area a 12 milioni di persone o che sempre questo Governo ha alzato a 500 Euro le pensioni minime degli ultrasettantenni. Ma Fassino è consapevole della mancanza di argomenti validi nella propria coalizione, così come sa che è inaccettabile, in un Paese di libero mercato, quel sistema di collateralismo instauratosi tra giunte e cooperative rosse. Per questo cerca invano di aggirare le tante domande a cui è chiamato a rispondere sulla questione Unipol, fingendo che non si tratti di un tema politico. Il suo vero problema è che non riesce a convincere neppure se stesso.
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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