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A Uno Mattina premier a tutto campodi Valentina Meliadò - 18 gennaio 2006 Una buona mezz'ora a ruota libera negli studi di Unomattina. Intervistato da Monica Maggioni e Luca Giurato, un premier allegro e disinvolto riepiloga brevemente cinque anni di governo e a domanda risponde, sottolineando il lavoro di squadra e soprattutto di coppia con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il quale, afferma Berlusconi non senza generare stupore, lavora più di lui. Tre le cose più importanti realizzate dal Governo: una coerente politica estera e, di conseguenza, l'accresciuta importanza del ruolo dell'Italia a livello internazionale, soprattutto rispetto a Francia e Germania; la modernizzazione della burocrazia statale, per cui dal prossimo giugno i cittadini potranno sia dialogare con le amministrazioni che svolgere pratiche burocratiche direttamente via internet, e l'avvio concreto di 125 grandi opere, tra cui il tanto contestato ponte sullo stretto di Messina che, ribadisce ancora una volta Berlusconi, si farà indiscutibilmente, in quanto gli appalti sono già stati chiusi per l'intera portata del lavoro. Nel discorso sulle infrastrutture si inserisce la rivendicazione del premier di aver presieduto il più longevo governo della storia della Repubblica, dettaglio che, afferma il Presidente del Consiglio, ha permesso alla sua maggioranza di prendere decisioni definitive su temi vecchi, come per l'appunto le grandi opere; è un problema di stabilità dei governi e di tempi - spiega - non tanto e non solo di capacità. Ma, rispondendo alla domanda sulle ragioni delle cose non fatte, il premier non risparmia gli alleati, lasciando intendere che la volontà riformatrice di Forza Italia e sua personale è nettamente superiore a quella degli altri partiti che formano la Casa delle Liberà; cita l'esempio della riforma della giustizia, ch'egli avrebbe voluto più approfondita di quanto gli alleati non abbiano consentito, e tira una frecciata a Casini, a causa del quale, si capisce, l'emendamento sulla par condicio è stato bloccato. Nonostante queste precisazioni, il Presidente rivendica per il suo Governo il maggior numero di riforme e leggi mai realizzate, e, pur senza scendere nei dettagli, le ricorda, sottolineando come, oltre alla scuola, alla sanità e al lavoro, sia stato fatto un lungo lavoro di riforma dei codici giuridici che i cittadini non vedono, non toccano con mano, ma che ha la sua rilevanza ai fini della vita quotidiana. Sulle riforme mancate Berlusconi introduce anche il discorso delle lungaggini dei tempi parlamentari, che, per l'approvazione di un nuovo provvedimento, si aggirano intorno ai dodici/quattordici mesi, tra commissione parlamentare, Camera e Senato, ma sottolinea il merito che la riforma istituzionale avrà nell'accorciare l'iter parlamentare delle leggi. Infine una punta di veleno agli avversari: «forse avrò fatto errori, avrei potuto far meglio» ammette il premier, ma si dice certo che nessuno avrebbe potuto lavorare di più, men che mai gli uomini del centro-sinistra, i politici di professione, quelli che lo insultano costantemente (accenna ad un libro intitolato Odio Berlusconi) ma che in cinque anni di opposizione non hanno prodotto alcuna idea o alternativa valida. Di Unipol il Presidente non parla e nulla gli viene chiesto, ma lui ribadisce, negli ultimi minuti, di aver detto ai magistrati quanto sa perché sfidato a farlo, e non aggiunge altro. Quando gli dicono che il tempo è finito si lamenta, ride, scherza, e - in perfetto stile berlusconiano - esce di scena con una battuta.
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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