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Interruzione Volontaria di Gravidanza. Al di là della legge, i fatti

di Anna Bono - 18 gennaio 2006

Chi intende occuparsi della legge 194/78, a qualunque titolo lo faccia e a prescindere dalla sua valutazione della legge stessa e dei comportamenti che essa è chiamata a regolamentare, farebbe bene a leggere la Relazione sullo stato della legge concernente norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza presentata il 19 dicembre 2005 dal Ministro della salute, Francesco Storace. In precedenza, il 19 ottobre 2005, la relazione era stata trasmessa alla Presidenza del Consiglio e attualmente è disponibile nella versione integrale sul sito internet ufficiale del Governo Italiano, governo.it, e su quello del ministero, ministerosalute.it.

Il documento, lungo 67 pagine, riporta a pagina 7 i dati preliminari relativi alle IVG (Interruzioni Volontarie di Gravidanza) effettuate nel 2004 e a pagina 11 quelli definitivi riguardanti il 2003, seguiti da un'analisi. Va ricordato che i dati riguardano le IVG autorizzate perché motivate dalle situazioni descritte negli articoli 4 e 6 della legge 194/78:

Articolo 4

Per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell'articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405 , o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia.

Articolo 6

L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata:
a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Nel 2004, stando ai valori provvisori rilevati, sono state notificate 136.715 IVG, con un incremento del 3,4% rispetto al 2003 (132.178 casi) e un decremento del 41,8% rispetto al 1982 (anno in cui fu registrato il più alto ricorso all'IVG, 234.801 casi). Questo valore assoluto si traduce in un tasso di abortività, calcolato utilizzando le stime ISTAT della popolazione femminile, pari a 9,9 aborti ogni 1.000 donne in età feconda, vale a dire di età compresa tra 15 e 49 anni, con un incremento rispetto al 2003 del 2,6% e un decremento rispetto al 1982 del 42,4%. Il tasso di abortività, calcolato sempre in base ai dati ISTAT, ma questa volta relativo ai nati vivi nell'anno in considerazione (che, secondo i dati provvisori, sono stati 548.244), equivale a 249,4 IVG per 1.000 nati, con un incremento dell'1,8% rispetto al 2003 e un decremento del 34,4% rispetto al 1982.

In sostanza nel 2004 ogni 1.000 bambini nati altri 250 non hanno visto la luce. Per completare il quadro sintetico della situazione, va aggiunto che i dati definitivi del 2003 attribuiscono alle donne straniere residenti in Italia il 25,9% del totale delle IVG e un tasso di abortività tre volte maggiore di quello delle donne italiane. Nel 2002 il tasso degli aborti compiuti da straniere era stato del 22,4% e solo cinque anni fa, nel 1998, era stato del 10,1%.

! Anna Bono
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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