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Terrorismo: meglio prevenire che curaredi Giovanni Vagnone - 18 gennaio 2006 Perché Forza Italia e la coalizione di centrodestra hanno tanto ha cuore la problematica terroristica e perché appoggiano in modo così convinto la politica statunitense? La questione è un complesso groviglio di considerazioni, valutazioni, e contro-valutazioni: il fatto è che si può fare un'analisi molto approfondita ed arrivare a risultati che sono in contrasto con altre analisi altrettanto approfondite. Oriana Fallaci non ha dubbi sulla questione del terrorismo, molti nostri politici non sono così schierati, e anche negli Stati Uniti le posizioni totalmente determinate sono poche (neanche tutti i neo-con hanno la stessa linea d'azione in mente). Eppure rimane un margine di convinzione piuttosto alto e giustificato sul fatto che il terrorismo faccia pendere su tutte le nostre teste una minaccia, come una terribile spada di Damocle, che non è la protesta di una debole frangia resistente, ma piuttosto l'arrogante pretesa di una minoranza assolutista. L'attenzione del centrodestra è volta a prevenire ed evitare che le politiche da tempo perseguite nell'Occidente, quelle cosiddette «multiculturaliste», possano arrivare anche da noi ai loro risultati più deleteri, in cui piccoli gruppi non integrati ed anzi piuttosto conflittuali con il sistema in cui sono inseriti abbiano la possibilità di distruggere ed essere nefasti per lo sviluppo complessivo e congiunto. Così c'è attenzione, e si spiega l'interesse, per analisi come quella di Henry Crumpton, ambasciatore Usa responsabile dell'antiterrorismo. Abbiamo in passato analizzato l'origine storico-culturale del terrorismo, grazie allo studio attento e puntuale di Paul Barman poi quella religiosa attraverso la politically ncorret guide to Islam), ma possiamo ora vedere una tendenza aggiuntiva: dopo il terrorismo che si sviluppava da gruppi molto ben organizzati e finalizzati ad obiettivi puntuali, siamo arrivati oggi ad obbiettivi molto più ampi ed ambiziosi, affrontati da gruppi indipendenti e dislocati dal profilo minimale. Le piccole formazioni che compongono Al Qaeda attualmente possono ambire all'utilizzo di armi di distruzioni di massa che garantiscono un risultato assoluto, clamoroso, che non è raggiungibile con armi nucleari ma piuttosto biologiche, quelle che Crumpton denuncia come minaccia del prossimo futuro. L'ambasciatore americano denuncia il fatto che la maggior parte delle scoperte relative ad armi di distruzioni di massa dal 2001 in poi riguardano programmi di attentati contro paesi occidentali con l'antrace (specialmente Gran Bretagna ed Europa). Crumpton non ha dubbi sul fatto che sia solo questione di tempo: «Penso che la minaccia biologica sia quella più da temere oggi. Un attacco nucleare, seppur su vasta scala potrebbe essere contenuto. Un'azione con batteri no». In questo ambito i più attivi sono gli ex talebani, sempre guerriglieri di Al Qaeda: non hanno abbandonato i loro progetti, seppur fortemente intralciati dall'azione militare preventiva degli alleati. Ed hanno esperienza pluriennale, vista la loro preparazione risalente anche a prima dell'attentato alle torri gemelle. Non c'è neanche sicurezza su Osama Bin Laden, visto che gli Usa preferiscono una linea meno ottimistica di quella tedesca (che lo dà per morto o impossibilitato all'azione): «Non abbiamo prove o informazioni d'intelligence che confermano la morte o l'incapacità ad agire di Bin Laden. Da ciò dobbiamo presumere che sia ancora vivo e che costituisca una minaccia. Lui e il suo numero due si trovano da qualche parte nella regione di confine tra il Pakistan e l'Afghanistan». Il risultato dell'azione militare è comunque un ottimo inizio, che l'ambasciatore spiega così: «Quello che però possiamo affermare con certezza è che oggi più che mai sono in difficoltà. Non possono comunicare con i loro sostenitori senza che noi intercettiamo i corrieri e comunque lo veniamo a sapere e non hanno più accesso al denaro». Insomma, i massimi vertici sono stati raggiunti ed accerchiati, ed ora il terrorismo si è deframmentato, ma non per questo fatto più innocente o meno, potenzialmente, distruttivo. E' quindi il momento di continuare la linea di lotta a questa forma aberrante di criminalità nichilista ed antiumana, non di nascondere la testa sotto la sabbia, e anche in questo, votando, si deciderà cosa vogliamo fare. In questo contesto, mentre Washington considera la minaccia nucleare iraniana, l'occidente riflette più o meno consapevolmente sul suo vicino aggressivo e volenteroso di rivincita: l'Islam alle porte non assedia più Vienna, ma ogni città dal suo interno. La sinistra, per qualche voto, preferisce simpatizzare con chi vuole sovvertire il sistema, piuttosto che prendersi la responsabilità di affrontare la realtà: anzi, il tema, che è fondamentale, viene spinto in secondo piano, dopo i problemi della povertà quotidiana o del fatto che non ci si può più permettere il terzo cellulare personale, mentre si rischia tutti di rimanere coinvolti in un attentato. In fondo Madrid non è stato un caso, e le nostre elezioni sono vicine. Sappiamo che le forze dell'ordine fanno tutto il possibile, ma sappiamo anche che un terrorista può fare quasi tutto quello che vuole nella società delle libertà della persona. E allora chiudere gli occhi non ci aiuta molto più che abbassare una tapparella di fronte ad un ladro: se vuole entra lo stesso. Esserne consapevoli ci aiuterà a decidere quale coalizione scegliere, tra chi mette la testa sotto la sabbia e chi affronta il problema, con più o meno consapevolezza, ma almeno lo affronta responsabilmente. Abbiamo sentito di kamikaze malati di malattie infettive, sappiamo di piani sempre più evoluti per colpirci, siamo davvero convinti che per essere toccati dobbiamo davvero essere colpiti personalmente, o preferiamo piuttosto prevenire che curare?
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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