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«Deus caritas est»: in arrivo la prima enciclica del Papa teologo

di Marco Massignan - 18 gennaio 2006

«Dio è amore, chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui. Queste parole della lettera di San Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana, l'immagine cristiana di Dio e anche la conseguente visione dell'uomo e del suo cammino». Inizia con queste parole, secondo quanto si è appreso, la prima enciclica di Benedetto XVI: Deus Caritas est, Dio è Amore (questo il titolo in italiano) - una cinquantina di cartelle in tutto, divise in due parti, il cui testo integrale verrà reso noto nei prossimi giorni. L'Amore divino e l'amore umano, quindi, sono al centro della riflessione ratzingeriana. Un documento che non è un «manifesto» programmatico sulle linee-guida del pontificato, quanto piuttosto una speculazione di elevato tenore teologico-morale, imperniata, a partire dall'incipit, sul concetto giovanneo del «Dio è Amore», che conduce ad un appello sul valore della «caritas» nella società e nella missione della Chiesa.

La prima parte del testo, in particolare, è dedicata al ruolo centrale riservato alla figura e alla parola di Cristo, «all'unità dell'amore, della creazione e della storia della salvezza». Viene messa in rilievo la differenza tra eros e agape (quest'ultimo è l'amore che si sviluppa in una reale forma di reciprocità), al fine di aiutare l'uomo del nostro secolo a capire la posizione della Chiesa sulla delicata questione della morale attuale. Dio è il vero archetipo di ogni amore, ma anche il paradigma su cui coniugare ogni amore che voglia essere degno di questo nome. Benedetto XVI non esita a mettere in guardia l'umanità dai rischi che si corrono quando si dissociano le due dimensioni dell'amore: l'eros e l'agape. Senza l'agape, vale a dire «l'amore fondato nella fede e da essa plasmato», l'eros finisce per essere «degradato a puro sesso», diventando così merce, una cosa che si può vendere e comprare. E, dunque, in sintesi, anche l'uomo diventa merce. Mentre se uniti, eros e agape trovano una sintesi perfetta, un'unità di concezione dell'amore di donare all'altro e di ricerca dell'altro.

La seconda parte, con riferimenti al nesso tra amore e giustizia - «senza giustizia non c'è pace» ebbe a dire Giovanni Paolo II - esplica quale sia la vera carità cristiana, come essa si manifesta e di quali istanze è portatrice (la caritas «come esercizio dell'amore da parte della Chiesa»). «Amore-caritas - osserva Papa Ratzinger - sarà sempre necessario anche nella società più giusta. Tuttavia questa attività dovrebbe essere sganciata e indipendente dai partiti e dalle ideologie, poiché non è un mezzo per cambiare il mondo, piuttosto, invece, la realizzazione qua e ora dell'amore di cui l'uomo ha sempre bisogno».

In particolare, dalle pagine di Deus Caritas est emerge un'importante riflessione sull'unità tra Dio e l'uomo e sull'unità nel matrimonio tra uomo e donna. Il Papa insiste sul fatto che se si radicalizzasse l'opposizione tra amore che si dona (agape) e amore di concupiscenza (eros), l'aspetto caratteristico del cristianesimo verrebbe meno, disgiunto dai contesti fondamentali della vita. Tanto più queste due dimensioni dell'amore entrano nella giusta unità, tanto più si realizza la vera essenza dell'amore. Anche in quest'ottica - sottolinea Benedetto XVI - il «matrimonio basato su un amore esclusivo diventa la rappresentazione di Dio col suo popolo e viceversa».

In attesa di poter leggere il testo completo, possiamo certamente dire che con tale sublime insegnamento Papa Ratzinger ci invita (tutti, laici e cattolici) a salire dalle bassezze limacciose delle proprie anime svogliate, perplesse e sconfortate, a quote dove l'aria è pura, il panorama largo e salubre, la vista confortante di un paesaggio rigoglioso e rigeneratore. Deus Caritas est.

! Marco Massignan
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