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Per Rifondazione è impossibile governare con questo centrosinistradi Gianteo Bordero - 19 gennaio 2006 «Ma davvero pensiamo che sia possibile governare con questo centrosinistra? Quanto accaduto da quest'estate in poi dovrebbe far venire più di un dubbio». Inizia così un commento politico di Salvatore Cannavò pubblicato quest'oggi sul giornale di Rifondazione Comunista, Liberazione. Non si scandalizzino, i nostri lettori, se ci troviamo d'accordo con buona parte dell'articolo citato. L'analisi fa emergere lo stato di profonda crisi che attraversa l'Unione prodiana nei suoi due snodi principali: da un lato la situazione in cui si trova il maggior partito della coalizione, il Ds, dall'altro la proposta di partito democratico su cui sembra puntare tutte le sue carte Romano Prodi. Secondo il quotidiano di Rifondazione, «i Ds hanno dimostrato quanto siano legati intimamente al giro di affari delle Cooperative - che evidentemente hanno perduto la loro missione originale...Il problema è politico, e attiene alla natura di quel partito ma anche del resto del centrosinistra». Emerge qui, con chiarezza, la debolezza delle argomentazioni di coloro che hanno sostenuto che l'attacco ai Democratici di Sinistra fosse tutta una macchinazione mediatica orchestrata dal presidente del Consiglio per nascondere la carenza di proposte del centrodestra. L'analisi di Cannavò, invece, mostra proprio il contrario. Primo: che la crisi del Ds è reale, profonda e ha radici tutte interne alla storia della sinistra e del partito post-comunista, e che Berlusconi non s'inventato nulla. Secondo: che il vuoto programmatico si fa sentire molto di più nell'Unione che non nella Casa delle Libertà, tanto che, in merito al programma presentato da Romano Prodi, Liberazione scrive che «hanno prevalso finora le esigenze di profilo moderato e centrista che Prodi persegue sulle mediazioni ottenute dalla discussione collettiva». E qui il discorso cade sul secondo snodo politico della crisi del centrosinistra, quello riguardante il partito democratico. E' chiaro - sostiene il quotidiano comunista - che il progetto di questo nuovo soggetto non nasce da reali urgenze politiche, ma da un movimento «tecnocratico» che è lo stesso che starebbe alla base dell'attacco di queste settimane al Ds. Citiamo ancora: «A volerli far fuori - i Ds, ndr - non è certo Berlusconi quanto un mondo affaristico e finanziario che è possibile scorgere dietro le colonne, e la proprietà, del Corriere della Sera, che tiene contatti e rapporti eccellenti con il gruppo della Margherita o con l'entourage prodiano, che determina gli orientamenti di Confindustria». Miraggi di Liberazione? Non proprio, se si pensa all'albero genetico del partito democratico tracciato martedì proprio dal Corriere della Sera, e che - come ha osservato ieri sul Riformista Oscar Giannino - comprende tutto l'establishment dei cosiddetti «poteri forti» e della tecnocrazia nostrana ma non i nomi del presidente e del segretario Ds. Allora, qual è il vero problema, ciò che spinge il quotidiano di Rifondazione a chiedersi «come faremo a governare con questo centrosinistra»?. Il problema ha un nome e un cognome: Romano Prodi, che già da qualche tempo è sotto le mire critiche di Liberazione. «In questo contesto - scrive ancora Cannavò - Romano Prodi mostra un volto inquietante...un populismo leaderistico e "ademocratico", che forza la mano degli apparati di partito non già in nome di una democrazia più compiuta ma in nome del proprio personale apparato e della rendita che gli vale dall'esser stato proclamato (ah, le primarie...) unico baluardo contro il berlusconismo». Stando così le cose, ed essendo così profonda la spaccatura programmatica, politica, identitaria e culturale tra il mondo che ruota attorno a Rifondazione, quello dei Ds e quello di Romano Prodi, perché Bertinotti e suoi non fanno baracca e burattini e proseguono da soli il loro cammino? La risposta ce la dà lo stesso Cannavò, ed è significativa perché conferma ciò che sin dalla nascita dell'Unione andiamo sostenendo: «Con questi soggetti - sostiene Cannavò - continuo a pensare che si possa realizzare al massimo un accodo politico-elettorale con l'obiettivo indispensabile di cacciare Berlusconi». Un po' poco, per candidarsi a governare un Paese. L'ennesima conferma che, se le urne dovessero assegnare la vittoria al centrosinistra, avremmo il governo più debole e diviso della nostra storia repubblicana. Tenuto insieme soltanto dall'odio nei confronti di Berlusconi e dalla volontà di occupazione sistematica del potere.
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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