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Ruini e Berlusconi: la strana coppia indigesta al poteredi Antonio Iannaccone - 19 gennaio 2006 Negli ultimi tempi, due uomini si contendono, a corrente alternata, l'esclusiva del pubblico ludibrio presso i giornali «illuminati» e le elites intellettuali: il presidente della Cei Camillo Ruini e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Date per scontate tutte le differenze del caso, non si possono non notare le curiose somiglianze. Ad esempio, un'accusa fatta ad entrambi è quella di un'eccessiva presenza sulla scena, rispetto al ruolo che loro competerebbe: per il premier - è storia odierna - l'imputazione è addirittura quella di una «guerriglia mediatica», come scrive oggi La Repubblica; al cardinale sono stati rivolti più volte attacchi per la sua ingerenza nella vita politica italiana, come nel caso del referendum sulla fecondazione assistita e sui Pacs. Altro mortale difetto comune alla strana coppia è inoltre quello di rappresentare istanze e valori «del passato», inadeguati rispetto ai «problemi reali del Paese»: sia l'anti-comunismo del Cavaliere che la fede cattolica vissuta ed esternata dell'Eminenza sono commentati con un velo d'ironia e di sarcasmo dai maggiori organi di informazione. Insomma, secondo la vulgata corrente, i due sarebbero dimostrazione evidente di uno strapotere - quello ruiniano di «assoggettamento morale» e quello berlusconiano di «controllo delle televisioni» - di cui gli italiani sarebbero ormai stanchi. Ma è proprio così? Il principale dubbio al riguardo è in un certo modo la contraddizione che è davanti agli occhi: come è possibile accusare qualcuno di essere «dominatore della scena» quando lo si fa a reti e rotative unificate, da ogni angolo dell'etere e della carta stampata? E non è il solito «ritornello berlusconiano», perché, di questo «potere dell'odio» che vuole zittire le voci a lui scomode, parla nel numero del 2 dicembre scorso anche la più ufficiale voce culturale della Chiesa, la rivista gesuita Civiltà Cattolica, per bocca della sua penna più autorevole, Giuseppe De Rosa: «Ci sembra che qualcosa di simile [a una forma di odio anticristiano, ndr] stia avvenendo in questi mesi in Italia. Si tratta - intendiamoci - di un fenomeno limitato ad alcune forze politiche di minoranza, di tendenza laicista e radicale, tuttavia il rilievo che ad esso danno i grandi organi di stampa lo fanno apparire quasi come l'atteggiamento che la grande massa di italiani avrebbe nei confronti della Chiesa cattolica». Insomma, l'odio cui Berlusconi e Ruini sono sottoposti «proviene dagli stessi luoghi culturali», si potrebbe dire. Luoghi che esprimono sicuramente una voce - magari non l'unica, ma di certo quella che «detta l'agenda» - di sinistra, senza ombra di dubbio. Ma quale può essere la ragione comune che porta ad attaccare due personaggi tanto diversi? Per rispondere, bisogna «voler vedere"» ciò che oggi si tende a nascondere: cioè che l'ambizioso obiettivo della sinistra è sempre stato in fondo quello di sostituire quell'autorità che fa leva sulla libertà (la Chiesa) con un'autorità etica che si esercita mediante l'occupazione del potere (politico e culturale). Un obiettivo che, sebbene non sia più esplicito come qualche decina d'anni fa, rimane evidente per chi abbia occhi per vedere. Occhi che non mancano al Cavaliere e all'Eminenza, strani e magari inconsapevoli alleati di un'importante battaglia per la libertà, che passa anche dalle prossime elezioni.
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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