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Sanzioni economiche per l'Iran?

di Aurora Franceschelli - 19 gennaio 2006

L'Iran è come una miccia che da un momento all'altro potrebbe esplodere: questa è la percezione che a livello internazionale si fa sempre più intensa, che sta spingendo i governi dei «Grandi» - Gran Bretagna, Francia, Inghilterra (la Ue-3), Russia, Cina e Stati Uniti - a tentare di imboccare una soluzione che sia il risultato di un compromesso diplomatico, un percorso che, come dichiarato dai tre paesi dell'Unione europea alla riunione del Comitato politico di sicurezza, pare ormai orientato, se saranno superate le titubanze russe e cinesi, a proporre l'approdo del dossier Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Gli ostacoli che si frappongono alla scelta di adire il Palazzo di Vetro non sono legati esclusivamente ai tempi e ai modi, ma anche alle conseguenze economiche che questa decisione potrebbe comportare: ad avanzare maggiori perplessità sono Russia e Cina, i due paesi che rivestono con maggiore incisività il ruolo di partner d'affari di Teheran. Infatti, portare la questione Iran al Consiglio di Sicurezza potrebbe determinare l'adozione di sanzioni economiche che si ripercuoterebbero negativamente sulle loro bilance commerciali. La Russia ha comunque fatto sapere, per voce del capo della diplomazia di Mosca, di non sentirsi più aprioristicamente contraria ad un deferimento dell'Iran al Consiglio di Sicurezza dell'Onu (considerato comunque una extrema ratio), anche se non ritiene ancora esaurite le possibilità di una soluzione diplomatica derivante da un'eventuale decisione in merito da parte del Board, il Consiglio dei governatori dell'Organizzazione internazionale dell'energia atomica che si riunirà il 2 e 3 febbraio, con il sostegno degli Stati Uniti.

La Cina è invece tornata ad insistere sulla necessità di adottare un atteggiamento più moderato, tentando in qualche modo di guadagnare tempo: la diplomazia cinese non se la sente di prendere posizione in merito al dossier Iran fino al momento in cui non avrà esaminato dettagliatamente quanto delineato dalla bozza di risoluzione che i tre mediatori europei, Gran Bretagna, Francia e Germania, presenteranno all'Aiea. Russia e Cina, con il loro potere di veto, detengono un forte potere di condizionamento diplomatico sulla vicenda, i cui risvolti appaiono molto delicati.

Alcuni timori accompagnano l'evoluzione della crisi iraniana: si teme che vengano adottate sanzioni severe sull'export petrolifero che, con il mercato dell'oro nero già in fibrillazione per le incertezze della situazione irachena e le tensioni geopolitiche in Nigeria (la quotazione del greggio si attesta oggi intorno ai 65,80 $ al barile), si rivelerebbero alquanto nocive per i mercati mondiali. Sembra comunque improbabile una soluzione di questa portata, (che si ripercuoterebbe drasticamente a livello internazionale), così come appare difficile che l'Iran, che dal petrolio ricava circa il 90% delle sue esportazioni, ridimensioni le sue forniture estere di greggio. Quella che, agli occhi di analisti di fama mondiale, appare una soluzione più ponderata, è quella che andrebbe a colpire il Paese degli Hayatollah nel loro punto debole, ossia la mancanza di know how nel campo dell'esplorazione dei giacimenti, nel loro sfruttamento e nella costruzione di impiantistica. Per un Paese che vanta le seconde riserve di oro nero al mondo, l'incapacità di poterle sfruttare risulterebbe deleteria: data la forte dipendenza dalle tecnologie americane ed europee, le sanzioni più efficaci ed incisive potrebbero essere quelle che andrebbero a colpire l'export di impiantistica e tecnologia.

Il braccio di ferro con Teheran, che va avanti da più di due anni, non appare comunque destinato ad esaurirsi. Il Paese arabo non sembra intenzionato a desistere e le sue resistenze ad un possibile deferimento a Palazzo di Vetro si fanno più insistenti: ieri il ministro della Difesa iraniano ha messo in guardia i tre paesi mediatori dell'Unione europea dal prendere iniziative che potrebbero rivelarsi affrettate: «Spero che gli europei abbiano capito il chiaro ed esplicito messaggio di Teheran e non assumano iniziative affrettate che potrebbero complicare la situazione su tutti i fronti». La diplomazia internazionale dovrà quindi essere in grado di districarsi nei meandri di una situazione potenzialmente esplosiva, una situazione che vede la miccia dell'Iran sempre più minacciosa, in grado di condizionare l'agenda diplomatica e la pianificazione economica a livello internazionale: per questo motivo va disinnescata attraverso una politica risoluta e nel contempo attenta a salvaguardare l'economia mondiale, un economia che potrebbe essere penalizzata da decisioni troppo affrettate.

! Aurora Franceschelli
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
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