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Piero Fassino non ha ancora capito...di Danilo Giurdanella - 19 gennaio 2006 Ultimamente Piero Fassino mi ricorda tanto Joseph De Maistre, l'illustro pensatore reazionario savoiardo. Lungi, sia chiaro, dall'essergli vicino nella filosofia e nell'eleganza di stile. Ma esiste una curiosa analogia. De Maistre non aveva mai accettato il ruolo e gli effetti, nel bene e nel male, che la Rivoluzione Francese aveva avuto sul suo tempo. Il suo pensiero, per quanto una splendida architettura, non riuscì mai a rispecchiare pienamente la società in cui visse: fu una filosofia politica fondata sull'assunto e sul feticcio della legittimazione divina del sovrano. Penso che il Nostro, in realtà, aveva capito che, in qualche modo, non era più possibile disegnare la carta politica dell'Europa nel modo in cui era stato fatto in passato. Ma, impaurito da ciò che il futuro portava, fece di tutto per tornare indietro, sebbene fosse impossibile. Non so se tutti se ne siano accorti. Ma la verginità della sinistra, la loro legittimazione morale, il loro «diritto naturale» a governare, come se il centro-destra al governo fosse una cosa innaturale in Italia, sono tutte concezioni che stanno morendo. La società italiana sta andando oltre, evolvendosi culturalmente e spiritualmente. Non abbiamo più bisogno che sia solo chi è legittimato dai poteri forti a governare. Possiamo adesso scegliere noi il sovrano che ci piace. Non abbiamo bisogno che sia il prossimo giornale ad indicarci chi votare e chi amare. Possiamo adesso pensare con la nostra testa. Non abbiamo bisogno di una opposizione politica che tende ad delegittimare l'avversario, come se questo non fosse stato eletto dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani. Ci piacerebbe piuttosto ascoltare i loro programmi politici. Ebbene, questo processo, non è ancora concluso, è vero. Ma è una biglia d'acciaio che rotola lungo una china ripida e, presto, sarà impossibile fermarla. Gli scandali degli ultimi giorni non sono altro che un venticello che dimostra la rettitudine della nostra causa. Il velo si è squarciato, e abbiamo visto questa sinistra per quello che è. Un partito politico, fatto di lobby e di interessi economici, che tentava di confondersi con il Paese. Capisco che, per alcuni italiani, questo corrisponde ad un vero e proprio shock. Molti di loro cadranno in crisi di identità. Forse, i più ostinati, cercheranno un altro feticcio in cui credere, un altro predicatore, un altro imbonitore. Ma molti, ne sono sicuro, faranno quello che fecero i tedeschi dopo la caduta di Hitler: cominceranno a pensare con la loro testa. Quindi non avranno più bisogno di un governo, un partito, uno Stato che provveda a loro in modo paternalista, gli dica cosa devono votare, chi devono amare, cosa devono bere, che film devono vedere. Saranno liberi. Per questo le dichiarazioni di ieri di Fassino, ad un dibattito a Bologna, suonano stonate. Fassino parla ancora di partito unico, che, a suo dire, nascerà nel 2009, e si chiamerà, mutati mutandis, Ulivo, «il nome che sta nel cuore della gente» (sic!). Fassino ribadisce che «fare il governo cementerà i rapporti». Punto primo: assume che le elezioni le debbano già vincere loro, gli spetta di diritto. Punto secondo: quando mai stare al governo ha cementato partiti politici di estrazione politico-culturale così diversa? Al contrario, una volta scomparso l'avversario comune, la loro struttura comincerà a sfaldarsi. Forse dovremmo ricordargli quanto è successo durante la XIII legislatura, in ogni caso. Fassino crede ancora di potersi ammantare di quella legittimazione di cui parlavamo sopra. Non ha ancora capito che il suo ermellino non ha più nulla di magico agli occhi di molti italiani. Parla, ma parla una lingua del passato che troppi già non capiscono. E' come se avesse perso il treno che andava verso il futuro. Il futuro dell'Italia che vogliamo, una nazione libera e forte, un paese pieno di gente che pensa con la propria testa.
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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