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Una medaglia d'oro alla Fallaci divide l'Unione

di Remo Viazzi - 19 gennaio 2006

[b]Se la scelta del Presidente del Consiglio regionale della Toscana Riccardo Nencini (Sdi) di premiare con la medaglia d'oro la conterranea Oriana Fallaci è stata intellettualmente onesta,[/b] mi sembra giusto prenderne e dargliene atto, se invece alla base della sua decisione ci fosse stata una qualche dietrologia, un calcolo politico (la volontà di mostrare «la vocazione al dialogo» della Toscana, cui fa cenno), allora i suoi stessi alleati hanno vanificato l'operazione, mostrando ancora una volta il loro vero volto, quello dell'intolleranza e del rifiuto sistematico dei principi liberali quando questi segnano un punto a favore dell'avversario.

Così, se è normale che in una delle nostre regioni più rosse faccia discutere l'idea di assegnare un'onorificenza a chi negli ultimi tre anni ha effettivamente rotto con nettezza i ponti con certo suo passato, a leggere le motivazioni che hanno spinto Nencini a compiere un gesto, che a buon diritto, si può dire di rottura, lo stesso gesto apparirà del tutto legittimo e difficilmente discutibile. Eppure ne è nato un polverone, di cui Repubblica da conto per voce di Claudia Riconda. La Medaglia d'oro è per Nencini «un premio complessivo», che tiene conto dunque di una carriera lunghissima, del fatto che la Fallaci è stata «tradotta in più di trenta paesi del mondo», che è innegabile come sia stata una delle voci più influenti e più attente del nostro giornalismo (anche degli ultimi tre anni!), «testimone dei conflitti e delle tragedie che hanno segnato la storia del secondo Novecento».

[b]Al Presidente si sono opposti in molti, l'Unione è imbarazzata. [/b]Parte dei Ds e Rifondazione Comunista («un premio inopportuno») hanno preso risolutamente le distanze: una decisione dell'Ufficio di Presidenza legittima, alla quale non avrebbero potuto opporsi. I Verdi hanno già dichiarato che non faranno parte delle delegazione che si recherà a New York per la consegna del premio. Ma si sono mossi anche autorevoli esponenti politici e del mondo della cultura. Andreotti si è detto sorpreso «nel vedere che nella città di La Pira, dove ci fu il colloquio tra mondo islamico e cristiano, si dia una medaglia d'oro ad Oriana Fallaci», mentre Dacia Maraini ha parlato anch'essa di «premio inopportuno» e ha aggiunto che in questo modo, in campagna elettorale, «una regione che premia la Fallaci si dà la zappa sui piedi». Insomma il solito scomposto coro di no, impermeabile ad ogni ragione.

Il dito nella piaga lo mette il Presidente Nencini, che nel motivare ancora la ratio della sua scelta, parla della Fallaci come di una donna che ha speso la vita «nel nome della libertà, prima fra tutte la libertà delle idee», che considerava «un "dovere" prima ancora che un "diritto"». Evidentemente non tutti ancora la pensano così e preferiscono elargire premi e prebende solo a coloro che, liberamente, esprimono solo il loro punto di vista. Tutta la diatriba poi non fa che avvalorare la bontà del gesto di Nencini che sostiene che la Fallaci «ha stimolato con le sue opinioni, dibattiti e confronti d'idee», cosa che accade ancora oggi, anche quando quella non vorrebbe. Il centro destra - come logico che fosse - non ha fatto mancare il suo appoggio al Presidente del Consiglio regionale e sicuramente gode nel vedere che le motivazioni del premio (più che il premio stesso), quelle sì danno «la zappa sui piedi» alla sinistra, che non sopporta sentir parlare di libertà.

! Remo Viazzi
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