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E Prodi restò senza partitodi Stefano Doroni - 19 gennaio 2006 La ricetta di Prodi per costituire in tutta fretta il famigerato partito democratico, che dovrebbe unire Ds e Margherita, rimane indigesta proprio ai due massimi partiti dell'Unione. E non poteva che essere così. Il Professore vuole un suo partito: evidentemente non sente abbastanza stabile sotto i suoi piedi il terreno della coalizione di cui è un leader senza casa propria. I fantasmi del 1998, con la sua cacciata dal paradiso dopo i capricci di Bertinotti, forse non lo fanno dormire. Ma nemmeno dormirebbero bene Rutelli e D'Alema se domani si trovassero i loro partiti fusi in un abbraccio mortale. Si, mortale, perché il cosiddetto partito democratico non sarebbe un felice connubio ma una specie di mostro artificiale, un vero e proprio Frankenstein della politica. A parte il fatto che la tradizione italica è pluralista quanto a partiti, come si sposano due formazioni politiche di matrici così diverse? Democristiani e comunisti fino a ieri se le davano di santa ragione, e adesso il Professore vuole addirittura farne un'anima sola! Questa fantasia supera a sinistra, e di gran lunga, perfino le sue note fregole dossettiane. Prendiamo atto che il cattocomunismo esiste: ma da qui a produrre l'alchimia esagerata di una fusione ideologica ce ne corre. Ds e Margherita possono stare dalla stessa parte ma non certo avere la stessa voce. Consapevoli di questo, D'Alema da una parte e Rutelli dall'altra cercano di difendere la propria identità. E poi dove la mettiamo la litigiosità connaturata al centrosinistra? Non si contano le volte che, su cruciali questioni soprattutto di politica estera e sociale, i sinistri si sono divisi, anche in maniera molto decisa. Il programma di governo di Prodi, inoltre, fa arrabbiare un po' tutti, naturalmente a cominciare dai comunisti. Nemmeno nelle stanze della sinistra più rossa si guarda quindi con favore alla costruzione di un colosso, magari dai piedi d'argilla, che faccia diga troppo al centro. Il miracolo cattocomunista auspicato da Prodi molto probabilmente non si farà, e meno male. Sono vari gli esponenti politici di spicco che praticamente hanno dilazionato sine die la costituzione del partito unico. Morale della favola: il povero Prodi deve rassegnarsi a fare l'equilibrista sull'orlo della fossa; tenendosi sul capo la spada di Damocle della defenestrazione o del crollo rovinoso del governo alla prima intemperanza ideologica dei massimalisti che gli stanno a sinistra e detengono un formidabile potere di ricatto su tutto il centrosinistra, pena rassegnarsi a perdere di nuovo alle prossime elezioni. Fra Unipol, telefonate sospette e veleni casalinghi l'Unione sta assai peggio di quanto sembri. Anche questo è il caso di dirlo agli italiani: volete davvero fidarvi di questi signori, che fuori camminano a braccetto (più o meno) e dentro casa si vanno con le dita negli occhi l'uno contro l'altro?
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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