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La sinistra è capace di distruggere anche se stessadi Mario Secomandi - 19 gennaio 2006 Ha avuto risalto, anche sui maggiori quotidiani nazionali, la caduta del Sindaco di Cosenza Eva Catizone in seguito alla crisi della «sua» maggioranza. Si conclude così un'esperienza politico-amministrativa, accanto ad uno sparso senso di delusione e disincanto dopo tante attese e fiducie (mal) riposte nel prosieguo del «modello Cosenza». Tale modello risale alla lunga gestione del potere locale da parte di Giacomo Mancini - imperioso leader socialista da qualche anno scomparso( la cui amministrazione pluriennale fu apprezzata da più parti), il quale designò, prima di «spirare», proprio l'attuale sindaco ora dimissionario quale sua «erede universale». Ma andiamo con ordine. Per evitare che vi fosse una seria discussione in ordine alla mozione di sfiducia da farsi, 32 consiglieri comunali su 40 hanno rassegnato le proprie dimissioni di fronte al segretario comunale. E così la giovane e bionda Eva è stata costretta a gettare la spugna, non facendo mistero del suo disappunto, a fronte di una apodittica situazione di ingovernabilità ed anarchia a livello di amministrazione locale, tutto interno alla sua coalizione: ella ha affermato infatti che «ogni regola politica è stata sovvertita; siamo di fronte ad una totale assenza di agibilità democratica; con decisione sofferta rimetto il mio mandato di sindaco». Ad onor del vero, va detto come negli ultimi anni, in questa importante città calabrese, la gestione politico-amministrativa locale fosse stata caratterizzata da mediocri pressappochismi, trasversalismi municipali e biechi clientelismi. Insomma, un classico esempio di mala-amministrazione da parte di un esecutivo rosso: tanti convegni iper-retorici su anti-mafia, tolleranza e pacifismi vari da una parte; ma anche tanto disagio sociale, disoccupazione giovanile e scarso sviluppo economico dall'altra. «Cosenza città europea»; «Cosenza città colta ed illuminata»: questi erano alcuni degli slogan preferiti dalla Catizone. Slogan distanti anni-luce dalla realtà. Non sono mancati neppure «intrecci sentimental-politici»: il riferimento è alla love story assurta agli onori della cronaca gossip nazionale tra Adamo ed Eva...: Adamo è il cognome di un notabile locale Ds, che è anche l'attuale vicepresidente della Regione Calabria; Eva è il la «prima cittadina» della città dei Bruzi. I due hanno avuto un figlio un anno fa. Un figlio non riconosciuto da lui, il quale ha già moglie (anch'essa notabile locale diessina) e figli. Un figlio che lei sta crescendo da sola e con piglio disinvolto, incurante dei modelli familiari ora considerati tradizionali (tutto tipico di una «moderna single di sinistra»). Passando al setaccio il profilo politico di questa donna emerge come essa sia una persona oltre i partiti e «senza partito» (in ciò si rinviene un curioso parallelismo con Romano Prodi). In più, è vicina a molte istanze della sinistra profonda e no-global. E' una sodale di Franco Piperno (ex leader di potere operaio, fino ad oggi suo assessore in Giunta). Avrebbe voluto che anche nella sua città si organizzasse il gay pride, così da stare al passo con le tendenze più evolute dell'Europa e del mondo occidentale (secondo lei). Il mondo culturale della sinistra cosentina non la vedeva male. In buona sostanza, Eva incarna benissimo il personaggio radical-chic. Andata al potere con l'appoggio del partito personale-lista Pse ora in mano a Giacomo Mancini jr. (nipote del grande Mancini), la Catizone non ha esitato a smarcarsi dai sodali del suo mentore per «flirtare» con i Ds (chissà perché... vedasi quanto riportato sopra), non disdegnando di entrare ed uscire da logiche correntizie che non hanno nulla da invidiare alla peggiore partitocrazia italiana stile «prima Repubblica». Le varie formazioni politiche della sinistra locale sono state le une contro le altre armate per la conquista e la gestione del «potere fine a se stesso». Il potere per il potere. Infliltrarsi in tutti i gangli degli enti para-statali e della società civile. Questa d'altronde è la sinistra. Ed è proprio questa «partitocrazia senza partiti», anarchica, senza meta e progetti precisi se non quelli della spartizione di poltrone e prebende, non meno che della consumazione di vendette e ripicche personali, che l'ha stritolata in una morsa fatale. E' stata un'auto-implosione della sinistra. Ciò che resta di tale assurda esperienza amministrativa non è che la bassa politica ed il nichilismo più puro: il potere come fine e non come mezzo. «Mi hanno sfruttata e poi stuprata, prima nell'ambito privato e poi in quello politico. Serve una nuova classe dirigente, troppe miserie e nefandezze ho visto in questi mesi. Guardate le fine: non si sono fermati neanche per qualche ora, davanti al corpo di quel cronista morto. E' una vergogna». Questo è stato il commiato di Eva, la quale ha sottolineato il cinismo dei «suoi» consiglieri comunali, più intenti a defenestrarla che a prestare soccorso ad un povero giornalista locale (Antonino Catera, al quale va il nostro cordoglio) infartuato nella ressa antistante il palazzo comunale. «E' stata scritta una brutta pagina politica»: così hanno commentato gli esponenti locali di Forza Italia. Si può dare ad una sinistra così cinica, opportunistica ed assetata di «potere per il potere» il governo non solo locale ma anche del Paese? No, proprio no. Cosenza, la Calabria e l'Italia meritano ben altro.
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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