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Tutti assieme appassionatamente (si fa per dire)di Benedetta Pini - 19 gennaio 2006 La sinistra italiana mi ricorda spesso uno di quei documentari naturalistici di Piero Angela in cui si parla di strategie di accoppiamento. Cosa c'entra questo con la sinistra? Purtroppo (per loro s'intende) c'entra, dato che in questi giorni stiamo assistendo ad un balletto strano, quasi da corteggiamento animale, per decidere chi può e deve apparire nel simbolo dell'Unione alle prossime elezioni. In natura vince sempre il più appariscente, per intenderci: il pavone che fa la ruota più grande e variopinta. Per fortuna noi siamo scesi dagli alberi e ci possiamo permettere di valutare qualcos'altro oltre la forma della ruota o il gozzo della rana. Assistiamo, dunque, ad una gara per potersi mettere in mostra graficamente anche a costo di ridurre il proprio simbolo di partito ad un puntino deformato dalla quadricromia della stampa. L'importante è esserci, apparire, costi quel che costi. Abile strategia politica? No, non scherziamo. Sembra piuttosto una sorta di scialuppa di salvataggio per potersi assicurare una minima percentuale di «voce in capitolo» nel caso di vittoria alle prossime consultazioni popolari. Il Prodi pigliatutto, che spinge sul pedale del partito unico (democratico?), non piace infatti a nessuno nella famiglia unionista. Si tratta quindi di un meccanismo per mantenere la propria poltroncina anche senza superare lo sbarramento di recente reintrodotto. Tutto questo porterà inevitabilmente a scontri successivi data la difficoltà a stabilire chi ha ottenuto più voti o meno, aumentando di fatto la già classica conflittualità prodiana all'interno di un possibile (ma poco auspicabile) governo rosso. Ma la cosa che più fa sorridere e al tempo stesso inorridire è l'innata capacità della sinistra di preoccuparsi delle cose di secondo piano (leggi: il simbolo, i colori della bicicletta di Prodi e i suoi tempi nelle maratone) e di far passare per gossip fatti gravissimi come quelli che si stanno verificando da qualche tempo a questa parte come, lo scandalo Unipol. Insomma vogliono far credere alla gente che i problemi stanno da tutt'altra parte e mai a casa loro. La cosa si vede in maniera più che chiara quando sintonizziamo il nostro televisore sulla «democraticissima» Rai Tre o sulle altre reti (inutile elencarle, sono troppe) che strizzano l'occhio a Fassino e compagni di partito. E' sicuramente un momentaccio per la sinistra e le affermazioni Fassiniane del tipo «Noi siamo gente per bene» non aiutano di certo a risollevare le sorti di uno schieramento che sbanda come un'automobile su una lastra di ghiaccio. Riescono a suscitare un misto di tenerezza e ilarità specialmente alla luce di quanto hanno fatto e detto per anni contro la Destra: mai si sono risparmiati di gettare addosso agli avversari quel fango che adesso si lamentano di ricevere, quando invece lo trovano solo scavando nelle loro magagne. Auguriamoci per D'Alema, e per tutti i dirigenti della sinistra-chic, di avere qualcosa di più convincente di un «non sono stato io!» per giustificare un vero e proprio affronto all'intelligenza degli Italiani (sì, con la lettera maiuscola, come quella Patria che la cultura comunista ha sempre visto, e continua a vedere come il fumo negli occhi).
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Ragionpolitica, periodico on line n.144 del 16/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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