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Rolando Rivi: un seminarista vittima della violenza partigiana

di Vincenzo Merlo - 19 gennaio 2006

Il 7 gennaio, nella chiesa di Sant'Agostino, l'arcivescovo di Modena, monsignor Benito Cocchi, ha aperto il processo di beatificazione per Rolando Rivi, il seminarista quattordicenne trucidato dai partigiani comunisti a Piane di Monchio, presso Modena, perché si rifiutò di ripudiare la sua fede. Era il 13 aprile 1945, pochi giorni prima della fine della guerra. Erano, quelli, gli anni dell'odio contro la Chiesa e i sacerdoti, che pagarono un immane tributo di sangue all'inaudita violenza di alcune bande di partigiani (vedi Ragionpolitica del 1° luglio 2005 e il documentato sito internet: Il mascellaro). Va sottolineato che fino a pochi mesi fa gran parte dell'opinione pubblica italiana non era a conoscenza dell'incredibile «mattanza» che subì il nostro Paese sul finire della 2° guerra mondiale; un fondamentale contributo a squarciare il velo di omertà su quegli eccidi è arrivato da alcuni libri, tra cui si segnalano quello di Roberto Beretta (Storia dei preti uccisi dai partigiani) e quelli di Gianpaolo Pansa (Il sangue dei vinti e Sconosciuto 1945). Secondo Pansa furono più di 20.000 le persone giustiziate senza alcun processo, in buona parte cattolici.

Rolando Rivi era uno di questi. Nato il 7 gennaio 1931 nel borgo di S. Valentino (Castellarano - Reggio Emilia) da Roberto ed Albertina, agricoltori con il dono della fede, il piccolo Rolando maturò fin dai primi anni un grande attaccamento ai valori cristiani. All'inizio dell'ottobre 1942 entrò in seminario a Marola (Reggio Emilia) e vestì subito la veste talare, come allora s'usava. Nel 1944 il seminario fu chiuso, a causa della guerra, e Rolando tornò a casa, sulle colline di S. Valentino. Il 10 aprile 1945 Rolando uscì di casa con un libro per studiare in un boschetto non lontano. Aveva ricevuto la comunione quella mattina, come sempre indossava la sua veste nera. I genitori trovarono un biglietto: «Non cercatelo, viene un momento con noi partigiani». I partigiani comunisti lo avevano portato nella loro «base».

La sua agonia durò tre giorni (per saperne di più si può leggere il bel libro di Paolo Risso: Rolando Rivi, un ragazzo per Gesù, Ed. Del Noce, Camposampiero, Padova, 2004). La raccontò più tardi un giovane partigiano che aveva cercato di opporsi all'esecuzione. A Rolando chiesero di sputare sul crocefisso e di togliersi la tonaca. Rifiutò. Allora venne spogliato della veste talare, percosso con la cinghia sulle gambe, schiaffeggiato, picchiato. Poi emisero la sentenza: «Uccidiamolo, avremo un prete in meno». Lo portarono in un bosco, presso Piane di Monchio (Modena). Dopo aver scavato la fossa, Rolando chiese di potersi inginocchiare e di pregare per i suoi genitori e per i suoi stessi aguzzini. Venne prese a calci, poi fu ucciso con due colpi di rivoltella, al cuore e alla fronte, mentre pregava. Lo coprirono con pochi centimetri di terra. La veste talare diventò un pallone e fu poi appesa dagli assassini (di cui si conoscono i nomi, essendo stati condannati a 23 anni di carcere dalla Corte d'assise d'appello di Firenze, nel 1952), come trofeo di scherno sotto il porticato di una fattoria vicina. Era il 13 aprile 1945. L'indomani, il padre e il cappellano ritrovarono il corpo martoriato. Sulla sua tomba venne scritto: «Tu che dalle tenebre e dall'odio fosti spento, vivi nella luce e nella pace di Cristo».

Vincenzo Merlo

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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