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Il riformismo di Craxi: una cultura di Governodi Martino Pillitteri - 21 gennaio 2006 In occasione del sesto anniversario della morte di Bettino Craxi (19 Gennaio), il movimento La Giovane Italia di Stefania Craxi ha organizzato, presso il Teatro Nuovo di Milano, il convegno Una cultura di Governo al quale hanno partecipato vari esponenti della politica Italiana come Fabrizio Cicchitto, Renato Brunetta, Sandro Bondi. Dopo l'introduzione di Stafania, la moderatrice Maria Stella Gemini ha alternato i vari relatori, che oltre a ricordare il contributo di Bettino Craxi alla storia del nostro Paese, hanno approfondito temi legati alle battaglie politiche dello statista socialista, il linciaggio che ha subito da parte della magistratura e le analogie che legano la sinistra italiana che ha complottato contro Craxi con quella che oggi tenta di sconfiggere Berlusconi. Questi è intervenuto in video conferenza alla fine dei lavori. Come tutti sapete, Bettino Craxi è morto in esilio in Tunisia. A differenza di altri grandi personaggi della storia, che sono stati rivalutati dopo decenni, la figura politica di Craxi sta vivendo una sorta di redenzione che va contagiando anche una parte del centrosinistra. Quando Fassino evoca il riformismo craxiano però, c'è molto da dubitare che lo faccia con sincerità. La sinistra di oggi, infondo, è la stessa che fece fuori Craxi. I motivi per i quali la sinistra vorrebbe sconfiggere la Casa Delle Libertà sono gli stessi per i quali combatterono Craxi: la sua visone riformista e liberale della politica, un modo trasparente di fare politica, flessibilità, diminuzione dello presenza dello Stato e più sviluppo. La figura e la storia di Craxi è fortemente attuale. Come precisato da Stefania, «Bettino ci ha lasciato in eredità un modo di governare, di guardare allo società che cambia, la giustizia sociale, la libertà la democrazia di cui tutti, partiti di governo e opposizione potrebbero far tesoro». La sinistra non solo non ha fatto tesoro della cultura di governo craxiana, ma si attenta a definirsi riformista quando riformista non è, e peggio ancora, considera la politica modernista e liberista di Craxi (adottata ora dalla Casa della Libertà)come cura sbagliata delle malattie del sistema Italia. «La sinistra italiana di oggi», ha detto Stefania, «è la stessa che non ha fatto i conti con la storia. Se non c'è verità a sinistra, non c'è neppure spazio per un rinnovamento liberale. Chi ambisce a governare il Paese, dovrebbe almeno avere il coraggio politico di ammetter i propri errori». Il centrosinistra non lo farà perché l'aver ucciso il riformismo politico di Craxi non fu un errore casuale ma un disegno preciso. Anche se Craxi era un politico di sinistra, egli perseguì una politica tipica da centro liberale socialista. Craxi, più di tutti, aveva capito che la politica degli anni '70 non era in grado di soddisfare le esigenze di crescita e di sviluppo del nostro Paese. Era infatti convinto che le difficoltà dell'Italia nascevano da un deficit di liberalismo e riformismo e che la società italiana stava cambiando in senso opposto alla teoria comunista. Con solo il 10% e dilaniato dalle correnti, Stefania ricorda, «Craxi spezzò il consociativismo Dc-Pci che dominava la politica italiana fin dalla Costituente e iniziò a modernizzare il paese, ampliare la sfera delle libertà individuali, a diminuire i vincoli, gli automatismi, ritrarre lo Stato dai terreni non suo». Dopo il risanamento economico, il prestigio in politica estera, l'ingresso nel club dei 7 paesi più importanti al mondo, un complotto di poteri che ha avuto - come precisato da Stefania - nella stampa, nel Pc e nella magistratura il suo braccio armato, è stato in grado in pochi mesi di distruggere una classe dirigente e mettere fine al sogno di Craxi. Il leader socialista non ha mai perso politicamente. E' stato distrutto da una congiura di poteri. Nei loro interventi, Bondi e Cicchitto, hanno ribadito come l'eredità di Craxi sia stata raccolta da Forza Italia, l'unico partito riformista e liberale nel panorama italiano. I socialisti di oggi, che erano innamorati della visione social democratica e liberale di Craxi, non possono che trovare una collocazione e una rappresentanza in Forza Italia. Brunetta infatti, in una lucida analisi, ha ricordato come fu il Pc a combattere la cultura riformista dei socialisti, dei liberali, dei repubblicani e dei social democratici. Quella sinistra, dopo aver combattuto Craxi, combatte oggi contro l'eredità del leader socialista. Oggi, la continuità della cultura riformatrice è riconducibile solo in Forza Italia. Berlusconi ha il merito di aver ricostruito il riformismo vero del centro in un solo partito. «Ora», esorta Brunetta, «non possiamo concepire che la storia ci dia ragione. E' l'oggi che ci deve dare ragione». Martino Pillitteri |
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Ragionpolitica, periodico on line n.145 del 23/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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