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Iraq, missione compiuta

di Riccardo Meynardi - 20 gennaio 2006

Quando qualcuno crede veramente in ciò che fa, affianca all'obiettivo di veder completato il proprio operato un altro importante obiettivo, quello cioè che il proprio operato non venga frainteso da chi osserva. E raggiungere il secondo, spesso, dà soddisfazioni quanto raggiungere il primo. Antonio Martino, ieri, riferendo al Parlamento, ha ricordato chiaramente quali erano gli obiettivi della missione Antica Babilonia e quali le intenzioni per il ritiro dei nostri soldati. Intenzioni, peraltro, presenti fin dall'inizio della missione e addirittura della guerra.

I nostri soldati, infatti, sono partiti per l'Iraq al termine dei conflitti e lì si sono recati per apportare un aiuto tecnico e di sicurezza, non per combattere. E' sempre stato ovvio (non per tutti, ma che ci volete fare?, chi è in malafede vede sempre tutto più nero del nero), quindi, che appena si fosse ritenuta compiuta la missione di peace keeping, il nostro contingente sarebbe rientrato. «Il premier Berlusconi e il presidente Bush hanno parlato delle intenzioni dell'Italia durante il loro incontro dello scorso anno», è la dichiarazione di Scott McClellan, portavoce della Casa bianca. Berlusconi, tra l'altro, l'ha sempre ben specificato che si sarebbe programmato un ritiro graduale non appena possibile, da ultimo si ricorda l'intervento a Porta a Porta della scorsa settimana, in cui ha ribadito per l'ennesima volta l'intenzione di far rientrare a breve i soldati.

Questo successo del nostro Ministero della difesa è come sale per le piaghe dell'opposizione. Il partito di Fassino (che qualche giorno fa, sempre a Porta a Porta, aveva espresso proprio le stesse intenzioni ora realizzate concretamente da Martino), i Ds, e quello di Rutelli, la Margherita, hanno visto evaporare uno degli slogan fondamentali per i loro spot elettorali. I partiti di Bertinotti (Rifondazione), Pecoraio Scanio (Verdi) e Diliberto (Comunisti), invece s'incapponiscono sul «via dalla guerra subito», risultando un poco ridicoli. Il partito di Prodi... be', Prodi non ha nessun partito e sulla questione ha avuto ben poco da dichiarare, come sempre. C'è da dire che, con questa decisione, Martino ha fatto un grande favore al centrosinistra: la nostra presenza in Iraq rappresentava un grave problema di concordia tra le fila della babelica coalizione. Per lo meno, ora, litigheranno solo più sul 95% dei punti previsti dalla bozza programmatica di Prodi.

Ritornando all'argomento concreto (in effetti, parlando di sinistra, non si possono che formulare periodi astratti), il progetto di ritiro era cominciato già l'estate scorsa. All'inizio della missione i nostri soldati partiti per l'Iraq erano circa 3200, ma al cambio del contingente avvenuto lo scorso agosto dall'Italia partirono 300 uomini in meno. Ora, dunque, sono circa 2900 e, entro il 27 gennaio, diverranno 2600 i nostri uomini ad operare in Antica Babilonia. A giugno, poi, si ridurranno di mille e in Iraq rimarranno 1600 soldati fino a dicembre 2006, mese in cui sarà definitivo il ritiro di tutti i militari operanti sotto bandiera italiana.

La missione può dirsi compiuta in considerazione dei risultati ottenuti dal punto di vista della sicurezza dell'area affidata alle nostre truppe, dei lavori di supporto logistico portati a termine e del numero confortante delle forze di sicurezza irachene che il nostro contingente ha addestrato ed equipaggiato in questi anni: 11000 poliziotti e 2000 soldati che, al rientrare dei nostri, prenderanno in mano le redini della difesa del loro Paese. Gli Stati Uniti vedono nell'Italia un alleato importante e coerente, non un pugnalatore zapateriano qualsiasi. Per il Pentagono siamo «un alleato risoluto nella lotta globale al terrorismo». Il nostro Ministro della difesa non ha mai pensato al ritiro immediato, ritenendolo un atto che avrebbe significato «abbandonare gli iracheni ed esporli al rischio di scontri che potrebbero degenerare in guerra civile», senza contare che sarebbe risultato offensivo nei confronti delle «nostre truppe e sarebbe stato un tradimento per chi ha sacrificato la vita».

La missione militare di peace keeping Antica Babilonia sarà gradualmente sostituita dalla missione civile di ricostruzione Nuova Babilonia. Un occasione che potrebbe aprire una promettente fase di opportunità per le imprese italiane. E' probabile che i tecnici di Nuova babilonia opereranno nella zona del Dhi Qar, sicuramente avranno il compito di coadiuvare la ricostruzione sul territorio di un tessuto amministrativo, sociale ed economico capace in futuro di camminare con le proprie gambe e di garantire la democrazia.

! Riccardo Meynardi
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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