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6 marzo 2008
 
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La Margherita, il partito che non c'è

di Gianni Baget Bozzo - 20 gennaio 2006

Avviene finalmente quello che non era avvenuto in occasione delle elezioni del 2001: l'incontro televisivo tra Silvio Berlusconi e Francesco Rutelli. E' singolare che esso abbia luogo oggi, proprio quando il problema della finanza rossa è stato evocato, in forma diversa, da ciascuno dei due leader. La guerra contro Consorte è partita dall'interno della Margherita, dal suo troncone prodiano, cioè da Arturo Parisi. Rutelli ne ha fatto un cavallo di battaglia anche dopo che Berlusconi aveva sollevato il caso dei contatti tra il presidente delle Generali e i leader del centrosinistra.

Ma quanto conta la Margherita? La forza dei Ds si è vista, paradossalmente, nelle primarie: è stata la struttura di partito, di sindacato, di cooperative, di sistema - in sostanza - della sinistra, che ha portato tanti elettori al voto, motivati dalla loro identità culturale e politica. La Margherita è un insieme di sinistre democristiane del sud e di qualche banchiere del nord. Non ha né una cultura propria né una struttura propria. La sua forza è solo relativa al fatto che esiste una maggioranza di centrodestra e che il Ds, alleato con tutta l'estrema sinistra, non riesce a raggiungere solo con questa la maggioranza.

Il vantaggio della Margherita è solo quello di essere un partito di mediazione, senza cultura propria né struttura propria. Si potrebbe chiamare vagamente un partito «cattolico», se si pensa alla sua posizione sul referendum sulla procreazione assistita o a quella sui Pacs; ma, in realtà, nemmeno questa può essere la sua definizione. E, d'altro lato, se la sinistra vince, lo fa con tutte le sue posizioni laiciste, dai radical-socialisti al Correntone Ds, da Rifondazione Comunista a tutti gli altri partiti dell'estrema.

Vi è una connessione tra il fatto che l'Italia oggi è culturalmente il Paese più cattolico d'Europa e la vittoria del centrodestra nelle elezioni politiche. La vittoria della sinistra sarebbe inevitabilmente la fine di questa eccezione italiana. Le dichiarazioni «cattoliche» di tanti leader di sinistra sono collegate alla speranza di poter ottenere quei voti necessari per garantire la vittoria all'Unione. Essa sarebbe la vittoria del laicismo che oggi domina tanta parte della cultura e della politica europee.

! Gianni Baget Bozzo
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