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L'Ue mette in mora il governo per il Mose. Ma per Verdi e centrosinistra il tornaconto è tutto politico

di Giorgio Bianco - 20 gennaio 2006

I Verdi, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari e varie associazioni ambientaliste sono in questi giorni in brodo di giuggiole, dal momento che la Commissione europea ha accolto il ricorso del Sole che Ride contro il Mose (Modulo Sperimentale Elettromeccanico), il progetto che prevede la costruzione di un sistema di 79 barriere mobili destinate a proteggere i tre ingressi alla laguna che circonda Venezia, sviluppato dal Consorzio Venezia Nuova, un gruppo di società private di impiantistica creato dallo Stato e che opera su appalto del Ministero delle Infrastrutture e del Magistrato alle acque di Venezia. La motivazione addotta è che «non avendo identificato né adottato misure idonee a prevenire l´inquinamento o il deterioramento degli habitat», la Commissione ritiene che «la Repubblica italiana sia venuta meno agli obblighi derivanti dalla direttiva sulla conservazione degli uccelli selvatici».

Sono molte le critiche mosse al progetto Mose delle paratie mobili nell'esposto firmato da Pecoraro Scanio e dal presidente dei Verdi europei Monica Frassoni. Non essendo possibile, in questa sede, addentrarsi in un'analisi dettagliata della questione, si rinvia al saggio di Dominic Standish contenuto nel volume collettaneo. Dall'effetto serra alla pianificazione economica (Rubbettino-Facco, 2003), in cui una particolareggiata ricostruzione delle numerose iniziative intraprese negli anni dai Verdi per bloccare il progetto, si affianca a una persuasiva confutazione delle principali obiezioni che hanno rallentato e rischiano di bloccare la realizzazione dell'opera.

Quello che qui ci interessa segnalare è come nella vicenda del Mose sia possibile individuare un tipico esempio di applicazione, da parte dei Verdi, e in questo caso anche dell'Ue, di quel «principio di precauzione» la cui definizione più famosa è quella contenuta nell'articolo 15 della dichiarazione di Rio delle Nazioni Unite (1992), ma del quale esistono almeno altre 15 formulazioni diverse, e che si può sintetizzare come abbandono delle tradizionali valutazioni di rischio basate sulle probabilità matematiche, in nome di una cultura dell'avversione al rischio che fa pressione affinché si sia prudenti nell'introduzione di nuove tecnologie, senza ricorrere a valutazioni razionali. La conseguenza del diffondersi di questa mentalità ha fatto sì che la consapevolezza dell'ovvio dato per cui è impossibile conoscere tutti i rischi futuri sia tracimata in una più radicale messa in discussione della capacità di prevedere gli effetti futuri dell'azione umana. Di qui una concezione dell'«impegno per l'ambiente» inteso soprattutto come limitazione o blocco dell'intervento umano sulla natura.

Il commento di Pecoraro Scanio, «L'avvio della procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia annunciata dalla Commissione Europea rappresenta la conferma dei rischi che, come Verdi, abbiamo sempre denunciato. Il Mose è un'opera dannosa per il fragile ambiente lagunare e rischia di produrre danni irreversibili per Venezia. Di fronte alla decisione di Bruxelles chiediamo ora al Governo di bloccare l'opera», non è che l'ennesima conferma di come il principio di precauzione finisca in realtà per tradursi in un «principio di blocco»: essendo impossibile un'assoluta assenza di rischi, si invoca il blocco di ogni nuova iniziativa, opera o prodotto.

A questo si aggiunga che, come sottolinea lo stesso Standish con un'osservazione particolarmente adatta al caso italiano, «il principio di precauzione ha consentito ai governi di apparire molto interessati alla sicurezza dei loro cittadini su questioni emotive nel momento in cui erano tenuti in considerazione molto bassa su molti aspetti tradizionali della politica... il principio di precauzione è stato usato più ampiamente dai politici italiani in crisi di legittimità». L'unica differenza è che ad avere un tornaconto dall'apparire molto interessati alle questioni ambientali non è il governo in carica, ma la coalizione di opposizione che si candida alle prossime elezioni, e che a causa delle vicende di questi giorni annaspa realmente in una gravissima crisi di legittimità.

! Giorgio Bianco
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