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Programma: la trasparenza fittizia invocata dall'Unione

di Aurora Franceschelli - 23 gennaio 2006

La vita politica italiana si è permeata, nella sua sfera di sinistra, di quella dialettica demagogica che fa della «diversità» nei confronti dell'avversario il suo punto di forza: ma quali sono gli ingredienti che condiscono questa diversità? A cosa si riduce la dieta imposta dalla sinistra ai propri elettori per metterli in forma in vista della «gara» elettorale? Forse all'orgoglio di essere «diversi da Berlusconi»? E' a questo leit motive che, come ad un «martello pneumatico», è stato affidato il compito di scalfire l'opinione pubblica, di modellarla secondo un impronta i cui i contenuti sono stati severamente vietati dalla dieta sinistra: un regime alimentare che pare prediligere la creatività delle pesanti ricette finanziarie, dove gli ingredienti della politica e della Cooperative si sposano molto bene solo a fini speculativi. E' questo il piatto forte del menù della sinistra? Sicuramente i suoi elettori non disdegnano la cucina piccante.

Il menù della coalizione di Prodi, ancora in fase di sperimentazione, è la bozza del programma: una lista chilometrica di impegni espressi nell'arco di 274 pagine, il cui linguaggio, deliberatamente enigmatico e oscuro, lascia ampio spazio alle più disparate interpretazioni. L'unico elemento immediatamente chiaro, il filo conduttore di queste dodici tavole dei comandamenti prodiani - raccolti in una bozza di piattaforma programmatica -, è quello che orienta l'azione politica della sinistra: la ferma volontà di cancellare tutte le riforme che il Governo di centrodestra ha approvato in cinque anni di legislatura e di tornare indietro per ricominciare da capo (ma da dove?); il primo obiettivo è quindi quello di ammainare la bandiera delle riforme concrete che - seppur con un vento economico internazionale sfavorevole - è sempre sventolata, e di alzare la bandiera di un presunto riformismo che, come ha sottolineato Berlusconi, «fa acqua» in tutte le direzioni.

L'errore di fondo della sinistra è che l'arma della delegittimazione dell'avversario, ad essa tanto cara, ha finito con il ritorcersi contro chi, con tenacia e veemenza, l'ha impugnata per anni: un'arma le cui cartucce, sparate senza interruzione, sembrano ora essere rimaste poche. La polvere da sparo dell'opposizione appare esaurirsi lentamente...forse Prodi e compagni non l'hanno centellinata con giudizio prima, e ora, in vista delle elezioni, il mercato dei rifornimenti si è esaurito con le vicende che hanno fatto irruzione nel Paradiso della moralità Ds. E' proprio la loro presunta moralità che ora li sta fregando, la confusione con la quale l'hanno identificata con il concetto di moralismo. Quest'ultimo è agli antipodi rispetto alla prima: esso si nutre di apparenza, di esibizione, per questo non può definirsi un valore reale; il moralismo rappresenta, piuttosto, un valore fittizio, creato ad arte per essere artificiosamente e populisticamente sbandierato nella ricerca del consenso politico, un consenso che ha bisogno di una linfa vitale per essere alimentato e che - in mancanza di contenuti in grado di proporre soluzioni concrete ai problemi della società - si serve di qualsiasi espediente che possa far breccia sul cittadino. La moralità, al contrario, non viene esibita, si esprime nei gesti della vita quotidiana, nella capacità di assumersi la responsabilità dei propri comportamenti sia nella sfera privata che pubblica, anche ove si commettano degli errori piuttosto gravi: chi ostenta in modo troppo evidente il rispetto dei principi etici è colui che è più suscettibile di essere poco credibile, perché ha bisogno di avere un riscontro immediato di fiducia.

Il programma dell'Unione invoca una democrazia trasparente, una politica che favorisca la legalità dei mercati per incentivare gli imprenditori a concorrere attraverso l'innovazione e la qualità del prodotto, una nuova governance per le politiche di sostegno alla competitività. Eppure questo sostegno ad una libera concorrenza, che consenta ai competitors sul mercato di gareggiare in modo trasparente, non sembra essere la strategia fino ad ora perseguita dalle amministrazioni rosse: come mai, ad esempio, è emerso che in Umbria le polizze assicurative dei mezzi pubblici, delle auto blu di funzionari e assessori locali, o addirittura di società partecipate dalla Regione o da enti locali, risultano appannaggio quasi esclusivo di Unipol? E' possibile che in una società di mercato, che richiede una competizione trasparente, i bandi di gara vengano vinti regolarmente da questa compagnia? Così si rischia che le cooperative, che dovrebbero fare della mutualità la loro ragion d'essere, si trasformino in una sorta di cinghia di trasmissione del peso di alcune lobbies nei partiti, ad essi collaterali per la conquista del potere.

Se il rispetto dei valori della Costituzione è un punto cardine del programma dell'Unione, allora a quest'ultima bisognerebbe ricordare quanto stabilisce l'art 49 della nostra Carta costituzionale: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Dovrebbero essere i partiti a fungere da cinghia di trasmissione della volontà popolare, non le lobbies del potere economico che prendono il sopravvento sui partiti.

! Aurora Franceschelli
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