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Ponte sullo Stretto, quando la sinistra è contraria allo sviluppo

di Mario Secomandi - 23 gennaio 2006

Ancora una volta la sinistra è riuscita a superare le sue immani contraddizioni interne e mostrarsi più o meno unita non per qualcosa di positivo e costruttivo, ma solo di negativo e distruttivo. E' accaduto in occasione della manifestazione di domenica a Messina, indetta per tentare di affossare il ponte sullo Stretto e i piani infrastrutturali del governo Berlusconi (manifestazione che ha visto raccolta tutta la galassia del «fondamentalismo ambientalista»: associazioni verdi, partiti di sinistra, con la compagnia pure dei comitati settentrionali No Tav e No Mose).

Il ponte sullo Stretto, al contrario, è un'opera strategica in ordine al potenziamento del Corridoio 1 Berlino-Palermo. Inoltre, tra le altre cose, può essere un'occasione perché si accrescano i posti di lavoro, aumenti la capacità commerciale delle nostre aziende, diminuisca il tempo di percorrenza delle merci e si abbassi il costo complessivo del «made in Italy». Va ricordato, poi, che la costruzione del ponte non è alternativa o antitetica (al contrario di ciò che erroneamente ed in malafede va ripetendo la sinistra) al potenziamento più generale della rete ferroviaria e viaria calabro-sicula.

Fatta questa premessa, si può dare subito la voce a quella «maggioranza silenziosa» di favorevoli all'opera e convinti della sua necessità. Uno dei portavoce di tale maggioranza è, ad esempio, Giuseppe Vermiglio, già presidente del porto di Messina e oggi docente di diritto della navigazione. Vermiglio non ha esitato a sottolineare, a suffragio della costruzione dell'opera, che «bisogna decidere se l'Italia vuole collocarsi nella rete europea dei trasporti o starne fuori. L'Europa ha realizzato un ponte dalla Danimarca alla Svezia e oltre la Svezia c'è il Polo, mentre in questo caso si collega l'Ue con l'Africa. Bisogna decidere se collegarla attraverso l'Italia e la Sicilia oppure far passare i flussi commerciali dalla Spagna. Siamo al centro delle rotte che passano per Suez, dall'82 si lavora all'alta capacità che dovrà intercettarle a Mazara del Vallo e condurle nel cuore dell'Europa. Il ponte non deve fermarsi». Prospettive realistiche e concrete, miranti a riconoscere l'imprescindibilità, per il nostro Paese, di stare a pieno titolo dentro i flussi economico-commerciali europei, di contro al fanatismo di piccolo cabotaggio degli ambientalisti, che tende ad isolarci, in tutti i sensi, dal mondo occidentale e dal suo progresso e sviluppo.

Di fronte al catastrofismo ideologico rosso-verde è necessario ribadire la posizione espressa dalla società Stretto di Messina, preposta alla realizzazione dell'opera. Secondo la società, «le proteste si basano su slogan privi di fondamento sul piano tecnico, ambientale, socioeconomico e finanziario». Quelle dei manifestanti sono affermazioni, in buona sostanza, «che contrastano con l'evidenza dei fatti. Il ponte non devasta l'ambiente; il progetto ha superato il rigoroso esame delle competenti autorità ambientali e quelle del Tar e del Consiglio di Stato che hanno respinto i vari ricorsi degli ambientalisti. Il 23 gennaio verrà aggiudicata la gara internazionale per il monitoraggio ambientale, con un valore di circa 40 milioni di euro, un guardiano dell'ambiente che tiene sotto controllo tutte le attività di cantiere e gli eventuali effetti su tutta l'area dello Stretto».

Il governo Berlusconi è dunque in prima linea nel conferire all'Italia un posto di rilievo nel continente europeo, anche relativamente al settore infrastrutture e trasporti. La sinistra, invece, nei prossimi lustri farebbe scomparire sotto l'acqua Venezia (No Mose), ci terrebbe lontani dal progresso e dallo sviluppo europeo transalpino (No Tav) e relegherebbe la Sicilia in una condizione di isola slegata dal Paese (no Ponte). Il ponte sullo Stretto dunque si realizzerà, come ha ribadito il presidente Berlusconi: «Si farà e non sarà una cattedrale nel deserto».

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