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Campi nel mondo, fine di una storia o storia senza fine?di Mariacristina Nasi - 26 gennaio 2006 Hannah Arendt ritiene che «nessun governo totalitario può fare a meno del terrore» e «nessuna forma di terrore può essere efficace senza campi di concentramento». Ciononostante, questi esistevano già prima che il totalitarismo se ne appropriasse. Benché recente, la mondializzazione della storia dei campi è cominciata. Si sono individuati «aspetti comuni in campi collegati agli stessi sistemi politici» (a conferma dell'esistenza di campi comunisti), ma anche differenze culturali, «secondo le regioni d'insediamento». Oggi, i campi più noti sono quelli per rifugiati. Alla fine del XX Secolo, infatti, si è assistito ad un duplice fenomeno: l'aumento di violenze e massacri, «legati a un sentimento etnico o a una coscienza nazionale esacerbati», nonché, talora, a rapporti con un capo carismatico (genocidio in Ruanda, violenze in Sierra Leone, pulizie etniche di ogni genere nell'ex Iugoslavia); l'apertura di campi, destinati ad ospitare le popolazioni in fuga (campi palestinesi, afgani, dell'Africa centrale, tra Cambogia e Thailandia, del Kosovo, di Timor, d'accoglienza per boat-people). La logica concentrazionaria viene abbandonata per due ragioni: la morte delle ideologie; «l'eccessiva carica emotiva trasmessa dall'immagine del campo», che, comunque, «non obbedisce a una logica di sterminio», bensì di punizione e/o rieducazione; tanto che il genocidio, come qualunque eliminazione di massa, si svolge «al di fuori del sistema concentrazionario», tramite fosse comuni, centri di sterminio, prigioni (l'URSS, al pari della Germania nazista, oltre ai campi di concentramento, dispone di centri di sterminio). I campi di concentramento si prefiggono di «isolare temporaneamente le masse» o trasformarle. Solo per i regimi totalitari si può parlare di sistema concentrazionario. L'idea nasce con la Rivoluzione francese che, fin dall'inizio, «pratica con furore e buona coscienza ciò che l'Antico regime non aveva osato, o pensato, fare»: «si incendia, si annega, si fa a pezzi, ma nello stesso tempo si imprigiona e si interna nei campi», che divengono una «realtà specifica del XX Secolo». Secondo Michel Foucault, i campi di concentramento sovietici o nazisti rappresentano «il compimento degli obiettivi dello Stato moderno»: l'antico regime «lasciava vivere e dava (occasionalmente) la morte, assai poco preoccupato in realtà della vita dei sudditi»; lo Stato moderno, accresciute «le proprie funzioni e prerogative, ha la pretesa di farli vivere e di lasciarli morire». Qualora i campi non siano sufficienti, si approda al genocidio, che pianifica ed esercita il terrore: il nazismo si prefigge di eliminare «coloro che ha designato come nemici del genere umano»; il comunismo di garantire il potere a «coloro che si dicono rappresentanti della classe emancipatrice dell'umanità intera», cancellando ogni resistenza, reale o immaginata. Per realizzare ciò, si richiedono: «una capacità di eccesso, di inedito e di innominabile»; un sistema, che si arroghi il diritto di privare l'uomo della responsabilità, per scaricarla sulle condizioni; il disprezzo dell'umanità, che è ogni persona, nella sua totalità, per e con gli altri. Quando si prefigge di eliminare il nemico, passando «dalla distruzione della persona giuridica alla distruzione della persona morale e, di qui, alla distruzione della persona stessa», l'uomo si isola da sé, dagli uomini. Di fronte allo scempio che i campi del mondo raccontano, non prevalga un senso di estraneità, quanto l'amara, straziata, ma lucida consapevolezza che l'uomo «può essere anche questo».
Le informazioni sono tratte da Il secolo dei campi - Detenzione, concentramento e sterminio: 1900-2000, di Joël Kotek e Pierre Rigoulot, Mondadori, 2001. |
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Ragionpolitica, periodico on line n.145 del 23/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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