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Il riformismo nel mondo dei sognidi Gabriele Cazzulini - 26 gennaio 2006 Il riformismo è ritornata una parola in voga nella lingua della politica. Piero Ostellino, sul Corriere della Sera di oggi, denuncia l'avanzata dell'esercito dei «no», tra i cui fanti sono inquadrati ecologisti e movimentisti, sostenuti dall'intelligenza strategica di generali meno visibili ma altrettanto intenzionati a stroncare il riformismo. L'esercito dei «no» sta soffocando il centrosinistra in una pericolosa morsa che, guardando alla cartina geografica, parte dal «no» alla Tav e finisce al «no» al ponte sullo stretto. Il riformismo non riesce ad attecchire nella cultura politica perché contrastato dal suo opposto, l'anti-riformismo, che trova i suoi bersagli ovunque si prospetti un intervento concreto, mirato, che richieda l'adeguamento alla realtà. La forza che alimenta l'anti-riformismo è la persistenza di una cultura che Ostellino definisce «massimalista», e che rientra a pieno titolo nell'alveo delle politiche inquinate dall'ideologia. E' una visione alterata della realtà, qualunque essa sia, ad impedire l'accettazione del riformismo. E' poi da qui che prende corpo il ricorso alla violenza verbale e fisica. Sarebbe quindi un errore limitare l'anti-riformismo agli episodi di violenza, perché la scintilla che scatena la marcia dell'esercito dei «no» parte dalla cultura per poi colpire la realtà. E' lì la forza dell'anti-riformismo ma anche la sua fragilità. Chi invece dichiara la propria adesione al riformismo è Prodi, così entusiasta di esso da farsi portatore di un riformismo «radicale». Dall'anti-riformismo si passa al riformismo estremo: il percorso appare lungo, ma in realtà questi sono finti opposti, che coincidono proprio nella loro comune incapacità di comprenderlo. Cosa vuol dire «radicale» o «organico», se non la volontà di organizzare, pianificare, disciplinare ogni ambito sociale? E' questo l'unico contenuto plausibile del riformismo radicale di Prodi. Altrimenti è una parola vuota e chi la pronuncia parla senza pensare - non è così, purtroppo. Radicalizzare il riformismo, usandolo come unico metodo e metro della politica vuol dire spostare indietro le lancette di oltre mezzo secolo, quando ancora lo stato avanzava la pretesa di costruire e dirigere la società, come se il mondo fosse un gioco di mattoncini, e lo stato un architetto che fa e disfa a suo piacimento. Ma il libero corso degli eventi ha fatto crollare questa sgangherata architettura statalista - e gli architetti sono stati coperti dalle macerie delle loro farneticazioni. Anche usato come diversivo per le divisioni del centrosinistra, il radical-riformismo resta pericoloso perché ravviva la fiamma della politica ideologica, che la fine del comunismo sovietico aveva spento. Le distanze tra anti-riformismo e radical-riformismo sono solo un'apparenza linguistica, che scompare alla prova dei fatti perché entrambi non portano che ad un nulla di fatto. L'anti-riformismo è un'onda di aggressività ideologica che s'infrange sui duri scogli della realtà. Parte dall'ideologia ma si sbriciola nell'inconsistenza della sua azione. Il radical-riformismo segue il percorso inverso: è come un aspirapolvere che risucchia qualunque fatto gettandolo nel sacco dell'ideologia. Il fatto preoccupante non sono certo i soliti scalmanati noglobal che riescono a smaltire la sbornia ideologica dopo qualche notte in carcere. È Prodi che vuole governare con il radical-riformismo a diffondere allarme perché ci ritroveremo un paese bloccato nei fatti, paralizzato da una super-burocrazia e in balia dell'umore di partiti e partitini del centrosinistra. L'unica carestia che non flagellerà l'Italia sarà quella dell'ideologia: vivremo sotto il peso di una funesta visione del mondo che circonderà la nostra vita ad ogni passo. Sarà un'ideologia simile ad un maestoso arazzo, ma finita nelle mani subdole di una Penelope-Prodi che di giorno intesserà grandi trame per edificare il migliore dei mondi possibili, salvo poi disfarle di notte per intesserne altre, anche se meno appariscenti: le trame delle alleanze per sopravvivere alle divisioni del suo schieramento. E così via il giorno dopo. Ma il radical-riformismo di Prodi è come Ulisse - una fantasia.
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Ragionpolitica, periodico on line n.145 del 23/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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