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L'Armata rossa in disarmodi Gabriele Cazzulini - 27 gennaio 2006 La campagna elettorale è spesso una battaglia dove si fronteggiano gli eserciti. Ma non sempre le regole di ingaggio sono condivise, e non sempre il codice cavalleresco è rispettato da entrambi gli schieramenti. Anche queste macchie servono a far capire il valore di una parte e il disvalore dell'altra. La sfida è stata lanciata: Berlusconi chiede a Prodi un faccia-a-faccia ma gli «attacchi di panico» del Prof. non c'entrano con la sua reticenza a presentarsi in pubblico. Il panico sarà la scusa ufficiale da far comparire sul certificato di malattia quando le telecamere inquadreranno la seggiola vuota di Prodi. Più Berlusconi parla e più Prodi tace; più Berlusconi si presenta al pubblico, calamitando giudizi entusiasti ma anche censure e stroncature, e più Prodi si nasconde, si ripara, evitando l'incontro-scontro diretto. E' come assistere a due eserciti che si stanno per fronteggiare in campo aperto: il centrodestra marcia con decisione contro il centrosinistra che, invece di arrestare l'avanzata nemica, preferisce arretrare. Poche e incomprensibili le manovre dell'armata rossa: la presentazione delle candidature di Vladimir Luxuria e Francesco Caruso, il primo celebre transessuale, mentre il secondo celebre alle questure; e l'arruolamento ufficiale della Rosa nel Pugno senza permettere ai cattolici l'obiezione di coscienza per protestare. Quando la battaglia si fa dura, i duri del laicismo estremo prevalgono anche sui cattolici già tormentati dal nonnismo dei Ds. Eppure quello di Berlusconi doveva essere l'esercito degli schiavi, guidati da tirapiedi assoldati per un pugno di euro - un esercito che doveva essere un ammasso di lobotomizzati e apatici, di voti accalappiati con qualche spot e un cartellone sei per tre. Tutto fango gettato a grosse mani da chi nel fango è abituato a vivere. Ieri il baffo di Maurizio Costanzo ha subito una sgradevole spuntatina grazie al carisma comunicativo di Berlusconi, che ha messo a nudo i malevoli pregiudizi di Costanzo. L'intelligenza e il savoir-faire del premier hanno fatto affiorare la netta politicizzazione, color rosso radical-chic, dell'ammiraglia delle sue reti, guidata da ammiragli infedeli. Costanzo, e prima di lui Bonolis, non hanno lesinato nelle critiche ai recenti interventi del premier, che però non li aveva criticati. E' questa la logica d'azione dell'armata rossa: lanciare attacchi sui fianchi da parte di truppe irregolari, con una mentalità che lancia il sasso ma nasconde la mano. Col passamontagna per nascondere il viso, la sinistra non fa che compiere atti di teppismo comunicativo, vandalizzando l'imparzialità dei mezzi d'informazione con i suoi militanti in uniforme da giornalisti, che manipolano il senso comune contro il centrodestra. Anni e anni di propaganda iniettata silenziosamente non hanno mai fatto inorridire chi adesso grida contro l'attacco mediatico di Berlusconi. Ma l'armata rossa è questo: qualche grido di battaglia mai seguito da fatti concreti, e tanto, tanto ronzio di voci che bisbigliano nell'ombra. Intanto l'artiglieria pesante è scomparsa. In quale discarica è stata biodegradata la forza dei quattro milioni di voti delle primarie? Anche qui: l'esperimento delle primarie che incoronarono Prodi con uno scettro di carta dovevano essere lo slancio verso quel partito democratico di cui nessuno parla più. Dovevano sancire la ripresa del centrosinistra dalle sue divisioni e incitarlo fino al traguardo finale della vittoria. E' bastato poco tempo per capire che quell'obiettivo era come il paradosso di Achille: si stava allontanando sempre più, perché anche se il centrosinistra si credeva avere il piede veloce come quello di Achille, la tartaruga del centrodestra aveva già iniziato a camminare molto tempo prima, facendo così arrivare il centrosinistra sempre in ritardo. C'è un altro paradosso: dovrebbe essere il leader dell'opposizione ad incalzare il capo del governo uscente - e non il contrario. Solitamente è l'opposizione che trae giovamento dalle difficoltà e dagli errori del governo, in qualunque democrazia. Ma l'Italia è un'eccezione. Qui abbiamo un premier iper-attivo che invita ripetutamente lo sfidante ad un salutare confronto diretto, che declina l'invito con argomenti poco incisivi - tutti riconducibili all'idea che tale confronto debba svolgersi alla fine della campagna elettorale, cioè quando sarà ormai inutile agli elettori, ma molto più utile per riparare Prodi dalla sua consolidata incapacità comunicativa. D'altronde Prodi non è un animale politico, ma un animale della razza accademica, così pronta a discettare fumose lezioni sulle teorie protetti dall'autorità professorale e dalle mura delle aule, quanto incapace a dire cose chiare e comprensibili davanti al pubblico. La battaglia non è finita; ma il comportamento di entrambe le parti aiuta a prevedere l'esito finale.
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Ragionpolitica, periodico on line n.145 del 23/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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