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Nell'Unione sono al tutti contro tutti

di Mario Secomandi - 27 gennaio 2006

Ha presto assunto i connotati di un vero e proprio tonfo il vertice di ieri dell'Unione. Grandi e piccole aspettative, speranze, buone intenzioni si sono poi risolte in beghe interne, liti da condominio e delusioni, fino alle minacce di andarsene e correre da soli. L'incontro delle diverse anime della sinistra doveva servire a gettare le basi del programma ma anche a trovare un accordo sulle candidature. Né in un caso né nell'altro il centrosinistra è riuscito a raggiungere e mostrare un minimo di compattezza ed unità d'intenti: è l'ennesima dimostrazione di come l'Unione costituisca, nella sua essenza sostanziale e a dispetto del proprio nome, una grande «disunione».

Tutto è cominciato quando si è trattato di decidere la quantità di posti da destinare ai partiti piccoli. La soglia di sbarramento del 2% costituisce effettivamente un bell'ostacolo nei confronti delle pretese delle piccole formazioni politiche come l'Udeur di Mastella, i Repubblicani della Sbarbati e l'Italia dei Valori di Di Pietro. Così, è accaduto che la mancata rassicurazione sul «diritto di tribuna» nella lista unitaria ha determinato la non partecipazione di questi tre partiti al vertice di ieri.

In più, è da registrare lo scontro tra Fassino e Bertinotti in merito a dove possono essere «imbarcati» alcuni nomi dei partiti minori. Alla domanda di Fassino di ospitarli tra i suoi il «comandante Fausto» ha risposto picche: «Non se ne parla nemmeno. Come potete chiederci una cosa del genere quando nel 2001 avete fatto le liste civetta danneggiandoci o quando, se era per voi, non avremmo mai avuto il gruppo parlamentare?». Il povero Fassino aveva appena detto al leader di Rifondazione che «non possiamo farci carico noi di tutti; voi grazie a questa legge passate da 13 a 60 parlamentari; ci guadagnate quindi...». Queste ed altre questioni sono subito rimbalzate sul tavolo di Prodi, il quale, non potendo mascherare la difficoltà e l'imbarazzo in cui egli stesso sta versando, ha manifestato profondo rammarico nei confronti della rigidità tutt'altro che «altruista» di Bertinotti: «Mi aspettavo da lui più generosità. Io mi devo fare carico di tutti, ma ho solo quindici seggi a disposizione».

Riassumendo, si può ben affermare come quelle di Prodi non siano semplici grane da risolversi con strette di mano e pacche sulle spalle. Come farà la sinistra a presentarsi anche formalmente unita alla kermesse in programma per l'11 febbraio? Tra le altre cose, fra la minaccia di Mastella di fare le valigie e correre da solo e le lamentele di Bertinotti circa la mancata discussione sui punti programmatici da presentare nella prossima convention, è da registrare il pieno ingresso della Rosa nel Pugno nell'Unione. E già Boselli ha messo le mani avanti, sostenendo come «nel programma dei primi cento giorni di governo ci saranno i Pacs, la laicità dello Stato e la difesa della scuola pubblica». Tradotto: equiparazione di famiglia naturale e coppie gay, laicismo anticlericale di Stato e cancellazione del principio della parità scolastica e della sussidiarietà. In politica estera, politica economica, concezioni di vita, famiglia e bioetica, ogni partito della sinistra ha una visione a sé stante. Non possono essere in grado di governare.

! Mario Secomandi
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