|
|||||||
|
|
L'alleanza radical-socialista è l'ultima frontiera del NullaLa memoria corta di Ugo Intinidi Raffaele Iannuzzi - 28 gennaio 2006 Ugo Intini lo conosciamo troppo bene. E ci basta questa conoscenza per farlo uscire da quel suo aplomb da vecchio generale sabaudo in pensione, molto defilato e, insieme, insignificante. Tanto che, scrivendo una breve risposta ad un articolo di Panebianco sul Corriere della Sera, sulle colonne dello stesso giornale-partito si ritrova, in un riquadro in basso, l'intervista al vecchio compagno di cordata, radicalone doc - così dice - Ripa di Meana, che picchia duro sull'anticlericalismo stantio della Rosa nel Pugno, bolla i radicali con la patente di «Pepponi», critica i radical-socialisti infine sul piano politico e storico: «Ma la smettano di fare i custodi dell'ortodossia laica, hanno messo su una specie di Sant'Uffizio». Nientemeno... Poi affonda, colpo mortale: «Più che delle Chiese io mi preoccuperei delle Moschee». Può bastare? I radicali, per Ripa di Meana (che chiosa con molta eleganza anche sul costo delle tessere per appartenere a questo club di neo-giacobini laicisti mondialisti: «oltre 150 euro», sic!), dovrebbero piuttosto «impegnarsi soprattutto per far uscire la sinistra dai percorsi avidi del pacifismo». Bene. Ma l'impavido Intini, che abbiamo visto, con i nostri occhi, defilarsi in quel fatidico giorno del dibattito fra Nuovo Psi di De Michelis e Boselli-Pannella su non-si-sa-bene-cosa, al Capranica, insiste e allora fa parlare la «sua» storia, convinto di convincere. Sbagliato. Perché sbaglia su tutta la linea e utilizza il nome di Craxi per avallare l'esatto contrario del pensiero di Bettino. Vediamo i dati oggettivi. Intini si appella a una non meglio definita tradizione «lib-lab», che dovrebbe essere autorevole, a suo dire, perché da quelle parti, su una rivistina, circolava il suo nome, off course, assieme a quello di Bettiza. Caspita! Non si tratterà mica del famigerato Polo laico-socialista, da noi ribattezzato ai tempi universitari, anni Ottanta, «pollo laico-socialista»? Una virgola in un discorso, e siamo anche troppo buoni. Poi devìa dal discorso, usando la tecnica retorica dello «spostamento del focus», tipica di chi non sa più a quali santi votarsi e fa digressioni banali sulla tradizione Saragat-Nenni-Craxi, come se fosse la notte in cui tutte le vacche sono nere, infine ci infila di brutto, in quella tradizione, di tutto: libertà di mercato, garantismo giudiziario, solidale azione fra le democrazie occidentali contro le dittature. Attendevamo che Intini inserisse in questo bazar il Morellino di Scansano, doc, naturalmente; la biotech di ultima generazione; le ultime suonerie dei cellulari scaricabili gratis on-line, etc. e poi non mancava proprio niente all'ultima Thule del Nulla. Il mito dei socialisti «più avanzati» rispetto alle altre forze della sinistra - le stesse, onorevole Intini, con le quali oggi voi siete pappa e ciccia, senza voler andare a pescare certe ed oggettive responsabilità morali di diessini odierni in materia di de profundis craxiani...- è l'altra «chicca», quella poi, inventata, dell'«Internazionale Democratica», forse una paginetta scritta da Craxi in chissà quale occasione, non vale più di un motto di spirito. «Il liberalsocialismo era allora troppo avanzato per l'Italia». Forse Intini dimentica che il liberalsocialismo nasce con molte anime, e anche anime religiose, in ogni caso, quando agnostiche, mai laiciste. Era forse laicista Rosselli? Per non parlare di Capitini, spirito francescano e autenticamente religioso, vicino alla mistica, seppur non cattolica, ma di ispirazione gandhiana; ma anche Bobbio - si leggano certe sue pagine e lettere indirizzate a Del Noce, pubblicate più di dieci anni fa da Micromega sul problema del male, come anche il testo Elogio della mitezza, con una tematizzazione dell'etica laica in chiave esplicitamente non laicista e anti-relativista. Vi sono poi autori non propriamente socialisti come Kolakowski e Cerroni, quest'ultimo nientemeno che allievo di Galvano Della Volpe, vicini al liberalsocialismo, laici, agnostici, ma non laicisti e radical-laicisti. In nome di una verità occidentale capace di tenere insieme la coesione sociale su base oggettiva e le norme universali come conditio sine qua non della con-vivenza democratica. Intini non è soltanto ottocentesco, ma forse anche allievo del virtuale di Matrix, il film intendo, non la tramissione di Mentana. Quella laicità alla quale si richiama alla fine del suo articolo è aria fritta; essa viene definita «la prima esigenza del mondo moderno», ma si dimentica qui che la modernità è ben altro che libertarismo individualistico e creatio ex nihilo da parte degli individui della realtà sociale e normativa: ha letto, onorevole Intini, le quattro formidabili lezioni di Finkielkraut su questi temi, pubblicate su Il Foglio? Battersi «per la pace contro le guerre di religione, per la convivenza nelle nostre metropoli multietniche, per la ricerca scientifica frenata dal dogmatismo» è un manifesto del nulla, senza contenuti specifici, né metodi e perciò del tutto impolitico. La società multietnica è stata rifiutata anche dal Labour di Blair e da esponenti di colore di quel partito, che hanno studiato il caso dell'Inghilterra in un'apposita commissione; la pace oggi è minacciata dal fondamentalismo islamico, che produce terrorismo e kamikaze, glielo ricorda oggi anche Ripa di Meana: che dire? Intini dimentica l'opera di Craxi in materia di rapporti fra Stato e Chiesa, culminante con il Concordato; dimentica il pensiero di Craxi in materia di religiosità laica e cristiana, sostanziata di solidarietà socialista, documentata nel bellissimo volumetto, Cristianesimo e Socialismo; dimentica le sue stesse parole, scritte per introdurre un volume di discorsi e interventi di Craxi, dal titolo E la nave va, in cui a pagina 10 si legge: «Nel giudicare le lotte di indipendenza - come ha sottolineato Craxi citando la "Populorum Progressio" di Papa Montini - la millenaria Chiesa Cattolica è sembrata più aperta, moderna e generosa dei nostri neo conservatori, talvolta rivestiti di altri panni». Anno di grazia 1985. E dopo più di vent'anni - comprendo: un millennio nell'età della globalizzazione! - siamo arrivati al laicismo stile virtual-Matrix, un ogm neo-fondamentalistico che non sta né in cielo né in terra: questa è la «Populorum Regressio»! Chiudo ricordando ad Intini le parole da lui scritte, presentando - con passione e acutezza storica, per la verità - la figura di Walter Tobagi, «cattolico e socialista», in particolare il clima dell'Avanti!: «All'Avanti! Era di casa uno spirito libertario e tollerante. (...) Anche il conflitto laici-cattolici era sepolto dal clima di tolleranza estrema. Neppure veniva in mente» (Paolo Franchi-Ugo Intini, Le parole di piombo. Walter Tobagi, la sinistra e gli anni del terrorismo, Nuova Editrice Mondoperaio, Roma, 2005, p. 45). Stiamo parlando del clima in casa socialista negli anni Settanta, esattamente negli anni caldi, della «società radicale» e dei referendum radicali, in primo luogo quello sul divorzio; ebbene, allora pare il clima fosse addirittura migliore di quello odierno, il che mi spinge a pensare che ci sia qualcosa che non vada, in casa radical-socialista, della Rosa nel Pugno. Con i radicali, gli estremi confluiscono nel nulla, a quanto pare, e, per i socialisti dello Sdi, senza più radici (perché colonizzati dalla furia neo-integralistica pannellian-capezzoniana) né classe dirigente, questo è un processo quasi deterministico. Bene, allora, dopo la «Populorum Regressio», abbiamo la «Radicalorum Progressio», che coincide con la tombale «Regressio», ultimativa, dei «socialisti» colonizzati nella mente (sindrome di Stoccolma) e nel progetto (nichilismo pannellian-capezzoniano). Amen. E l'ultimo chiuda la porta. Finalmente.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.146 del 30/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||