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Rivoluzione industriale, la vera valorizzazione dell'ambientedi Giorgio Bianco - 30 gennaio 2006 Si è già avuto modo di osservare che l'ideologia alla base dei movimenti ecologisti tradizionali è permeata, in modo più esplicito e ostentato fra gli ecologisti radicali, in forme più surrettizie nelle formazioni verdi più «istituzionali», dall'idea nichilista, biologista e antiumanista secondo cui la natura avrebbe un «valore intrinseco» indipendente dalla presenza dell'uomo. Il fatto che questo assioma sia sotteso alle idee di gran parte dei movimenti ambientalisti tradizionali emerge con evidenza dal modo stesso in cui gli ecologisti mostrano di concepire l'ambiente: «è importante rendersi conto - scrive George Reisman - che quando gli ecologisti parlano di distruzione dell'"ambiente" come conseguenza delle attività economiche, le loro affermazioni sono permeate dalla dottrina del valore intrinseco. Così, ciò che essi intendono affermare, in larga misura, è la distruzione di presunti valori intrinseci in cose come giungle, deserti, formazioni rocciose e specie animali che sono o prive di valore per l'uomo o ad esso ostili. Questo è il loro concetto di "ambiente"». Si tratta, come ha lucidamente osservato Giovanni Paolo II, in un intervento al convegno su «Salute e Ambiente» promosso dal Rotary Club International nel marzo 1997, di «una concezione ispirata all'ecocentrismo e al biocentrismo [che] si propone di eliminare la differenza ontologica e assiologia tra l'uomo e gli altri esseri viventi, considerando la biosfera come un'unità biotica di valore indifferenziato. Si viene così a eliminare la superiore responsabilità dell'uomo in favore di una considerazione egualitaristica della dignità di tutti gli esseri viventi». Se invece si prende le mosse da una visione che, coerentemente con la tradizione occidentale, afferma la centralità e la primazia dell'uomo, l'ambiente non può essere concepito che come sua «casa» e risorsa, il che implica ovviamente la responsabilità di custodirlo e tutelarlo. Ma nel momento stesso in cui si adotta una concezione dell'ambiente come «casa» dell'uomo, ovvero come l'insieme delle condizioni materiali esterne della vita umana, appare chiaro come tutte le attività umane hanno un'intrinseca tendenza a valorizzare l'ambiente stesso. Questo emerge in tutta la sua evidenza se ci si rende conto che il mondo intero, dal punto di vista fisico, consiste unicamente di elementi chimici, che non vanno mai distrutti, ma semplicemente riappaiono in differenti combinazioni, in differenti proporzioni, in luoghi diversi: «La quantità di ciascun elemento chimico nel mondo odierno - scrive Reisman - è la stessa di prima della rivoluzione industriale. La sola differenza è che, a causa della rivoluzione industriale, invece di giacere inerti, al di fuori del controllo umano, gli elementi chimici sono stati trasferiti e utilizzati in maniera tale da migliorare la vita e il benessere dell'uomo. Per esempio, una certa quantità del rame e dell'acciaio disponibili è stata estratta dalle viscere della Terra, dove erano inutili, per essere trasformati in costruzioni, ponti, automobili, e in milioni e milioni di altre cose che giovano alla vita dell'uomo. Una certa quantità di carbone, ossigeno e idrogeno è stata separata da determinati composti e ricombinata in altri, in un processo che fornisce energia per il riscaldare e illuminare le case, per alimentare le macchine industriali, le automobili, gli aerei, le navi e i treni, e in innumerevoli altri modi di beneficare la vita umana». Se l'ambiente in cui l'uomo si trova a vivere è costituito da elementi chimici come l'acciaio, il rame, il carbone, l'ossigeno, l'idrogeno, ecc., e l'attività produttiva li rende utili all'uomo, esso, in quanto «casa e risorsa» dell'essere umano, non può che risultarne valorizzato: «Tutte le attività produttive dell'uomo consistono fondamentalmente nel riarrangiamento degli elementi chimici così come sono dati in natura, allo scopo di porli in un rapporto di maggiore utilità per se stesso - ossia, allo scopo di valorizzare l'ambiente». Ancora: per poter vivere, l'uomo ha necessità di spostare se stesso e i suoi beni da un luogo all'altro. Di conseguenza, realizzare strade e costruire ponti e ferrovie rappresenta un miglioramento delle condizioni esterne di vita dell'uomo, un atto di valorizzazione della materia che lo circonda, ovvero l'ambiente: «Così, tutta l'attività economica ha come unico scopo la valorizzazione dell'ambiente - mira esclusivamente al miglioramento delle condizioni di vita dell'uomo. La produzione e l'attività economica sono precisamente i mezzi attraverso cui l'uomo adatta l'ambiente a se stesso e dunque lo valorizza». Se tutto questo può suonare, e certamente suona alle orecchie di molti, paradossale, eretico e finanche scandaloso, è perché rispetto a un'idea di ecologia come mutua e solida relazione tra uomo e ambiente è prevalsa una visione apocalittica e antiumanistica che vede nell'uomo e nelle sue attività un agente di degrado e distruzione. Se, nella temperie culturale dominante, la valorizzazione operata dall'agire umano può essere percepita come il suo esatto opposto, è perché il modo in cui l'ambiente è concepito dai più, anche da coloro che non si identificano nei movimenti ecologisti, è profondamente influenzato dall'ideologia di questi ultimi, alla quale è sempre sottesa l'idea del «valore intrinseco» della natura, in cui a propria volta è implicita una svalutazione quando non un'autentica ostilità nei confronti dell'essere umano. È solo a partire da questo assioma, più o meno esplicito, più o meno consapevole, che gli ecologisti tradizionali trovano insopportabile, e denunciano come catastrofe, il fatto che la Terra possa diventare interamente soggetta al controllo dell'uomo, il quale trasforma deserti e giungle in ambienti adatti alle sue esigenze di vita, e ricombina i vari elementi chimici trasformandoli in risorse che migliorano la qualità della sua esistenza materiale. È soltanto a partire da quel nefasto presupposto che gli ambientalisti non riescono a sopportare l'idea che la Terra diventi «il giardino dell'uomo».
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Ragionpolitica, periodico on line n.146 del 30/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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