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Par condicio... e i programmi?

di Valentina Meliadò - 31 gennaio 2006

Ci sono due lati profondamente negativi di questa inutile polemica sulla par condicio; il primo riguarda il rapporto del centrosinistra con le leggi che ha varato nella precedente legislatura. Perché gli stessi esponenti politici che oggi urlano allo scandalo dell'abbuffata mediatica del premier, sono proprio gli stessi che nemmeno tanto prima della scadenza elettorale si votarono una legge che doveva garantire la eguale presenza in televisione nei trenta giorni precedenti il voto (e che di fatto penalizzava la coalizione composta da un numero minore di partiti, cioè il centrodestra). Detto e fatto. Peccato poi che a trasgredire questa «perla di democrazia» furono proprio i giornalisti più cari alla sinistra, nei giorni immediatamente precedenti le elezioni. Peccato che nessuno allora sentì la necessità di denunciare lo scandalo, che nemmeno l'attuale Presidente della Repubblica, allora già in carica - così sensibile al tema della eguaglianza della presenza mediatica preelettorale - a meno che io non lo ricordi, si espresse a riguardo con un sentito richiamo.

E a fronte di questa noncuranza nel 2001, che legittimità hanno le richieste, compresa quella del Capo dello Stato, di far valere la par condicio da subito? Cioè di usufruire da ora di una legge che per volontà dei suoi creatori, oggi all'opposizione, non dovrebbe entrare nella campagna elettorale prima del 9 marzo? E' questo quello che intendono per rispetto delle regole? E davvero il premier sta inopportunamente occupando eccessivamente la scena? Non la pensava così il Presidente diessino della Rai, Claudio Petruccioli, quando, all'inizio di questa polemica, asserì che il pari accesso e la pluralità dell'informazione erano sostanzialmente garantiti. E' chiaro che, dal momento in cui si è reso disponibile a partecipare a tutte le trasmissioni - e a tutti i faccia a faccia - ove fosse stato invitato, il premier Berlusconi si è visto e sentito parecchio, ma questo non implica minimamente che Prodi non possa fare altrettanto; dubito che il leader dell'Unione non riceva sufficienti inviti... Piuttosto è apparso ormai chiaro che il candidato premier dell'opposizione non sia affatto un amante dei dibattiti e dei duelli televisivi, e sarà già tanto se, a ridosso del giorno delle elezioni, potremo vedere un faccia a faccia finale tra Prodi e Berlusconi, ma è evidente anche che molti altri esponenti del centrosinistra non siano predisposti a sostenere confronti diretti. Il che è legittimo ma non significa che la legge sulla par condicio debba entrare in azione prima del previsto.

Un simile polverone avrebbe senso se al centrosinistra fosse volontariamente negato il libero accesso ai mass media, ed è un'ipotesi talmente irreale che lascia veramente il tempo che trova, ma che purtroppo sta ricoprendo un grande spazio proprio nell'informazione che si vorrebbe incentrata sulle tematiche elettorali; e questo è il secondo lato negativo della faccenda. Ad un Presidente che si avvicenda in varie trasmissioni a ribadire o a spiegare ciò che il suo governo ha fatto, un'opposizione che si candidi seriamente a scalzarlo dovrebbe opporre qualcosa di più concreto di una polemica sulla necessità di adottare la legge sulla par condicio da subito.

E' fin troppo evidente che si tratti di un mezzuccio per tentare di ridimensionare la presenza televisiva del premier, senza essere costretti a portare il confronto sullo stesso piano; ma non è serio spostare l'attenzione dell'opinione pubblica su questo piuttosto che sui programmi e sulle valutazioni di quello che succede quotidianamente nel mondo. Io voglio sapere dal centrosinistra cosa farebbe di fronte alle gravi minacce ricevute dal governo danese perché un libero giornale ha pubblicato delle vignette satiriche raffiguranti Maometto; io voglio sentire le due coalizioni dibattere sul ruolo dell'Italia nel mondo, sui programmi economici, sul lavoro, sulla sanità, sulla giustizia, sulla criminalità. Gli italiani non sono così interessati alle strumentalizzazioni e ai tornaconti personali; spiace che Casini non sembri proprio volerlo capire, e spiace che l'intervento del Presidente della Repubblica avrà inevitabilmente l'effetto di ingigantire e prolungare un dibattito che non è quello che gli italiani vorrebbero sentire.

! Valentina Meliadò
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