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Circo Bertinotti

di Benedetta Pini - 31 gennaio 2006

L'onorevole Fausto Bertinotti ha scelto i suoi compagni creando un bel miscuglio eterogeneo che non ha fatto un gran piacere a Mastella, come ha ribadito lui stesso durante il convegno svoltosi a Napoli. Riassumiamo chi ha Rifondazione Comunista tra le proprie fila: Vladimir Luxuria, simbolo di una parte degli omosessuali (non tutti i gay si vestono come una diva degli anni 30); Francesco Caruso, appartenente ai no global; Heidi Giuliani, madre di Carlo, che fu ucciso durante il G8 di Genova mentre stava per accoppare un carabiniere con un estintore; e, pezzo forte della compagine, niente di meno che Ali Rashid, segretario della delegazione palestinese in Italia. Quest'ultimo dovrebbe ottenere il passaporto italiano a tempo di record, invece, di aspettare la lunga procedura che di solito varia da quattro a cinque mesi, tutto per presentarsi alla svelta nella testa delle liste per le politiche. E poi dicono che i comunisti odiano i privilegi. Passiamo in rassegna i personaggi più in vista di questa combriccola.

Vlamidir Luxuria, nel caso in cui fosse eletto, dovrà rinunciare al nome d'arte e presentarsi come Vladimiro Guadagno e ha asserito che rinuncerà ai lustrini e ad abiti sgargianti, ma sarà comunque un «deputato transgender, a metà tra il genere femminile e quello maschile». Niente male come prospettiva di chi potremmo avere al governo nel caso in cui il centro sinistra vincesse le elezioni. Magari lo faranno ministro delle pari opportunità: nessuno come questo individuo mette d'accordo il principio maschile con quello femminile in una totale confusione. Un parlamento trash, non c'è male come primato nel mondo.

Che dire poi di uno come Francesco Caruso, uno fra gli indiscussi leaders del movimento pacifista e noglobal? Un possibile deputato che viene dal mondo di quelli per cui l'Occidente è sempre male, uno di quelli che strizza l'occhio al jihadismo islamico perché in esso trova un alleato ideologico. Anche per colpa di individui come questo, l'Italia, qualora il centrosinistra vincesse le elezioni, sarebbe relegata in un angolo, nella parte di quelli che non sanno e non vogliono trovare giuste parole di condanna per il nemico comune che tiene l'intera civiltà occidentale sotto attacco.

Ma Vladimir Luxuria e Francesco Caruso a parte, ciò che mette in ansia, visti anche gli ultimi sviluppi della politica palestinese, è la decisione di accogliere fra le proprie fila un personaggio come Ali Rashid. La cosa che dovrebbe far riflettere Bertinotti è che parecchi elettori del centro sinistra guardano di malocchio questi sui nuovi compagni. Navigando in rete e soprattutto sul sito di Excite Italia Politica si trovano commenti tipo: «Bertinotti, lo sai almeno con questa mossa quanti moderati hai stimolato ad andare a votare per il centrodestra? Ma a te non te ne frega niente, basta avere più consensi possibili, se vince il centro sinistra, vorrai ministeri e soldi se poi dopo 6 mesi Prodi cade chi se ne frega degli italiani».

Ma il problema non è solo il vincere o meno le elezioni, bensì un'eventuale ripercussione che questa candidatura potrebbe avere nei confronti della politica estera italiana, incrinando i rapporti fra Italia e Israele. Ma di questo a Bertinotti e compagni non importa granché: importa del potere, in perfetto stile comunista. E poi un governo così conciato sarebbe di grande aiuto ai pacifinti filoterroristi, quel popolo arcobaleno a cui Rifondazione Comunista renderà conto della sua azione politica.

Il punto è: ma con uno come Rashid in Parlamento ci troveremo nelle istituzioni italiane un distaccamento di Hamas? Dio non voglia ma, per i comunisti, questa sarebbe una grande soddisfazione. Già Liberazione dello scorso 27 gennaio giudica la vittoria di Hamas in Palestina come una «reazione disperata e una replica orgogliosa alle mortificazioni subite»; e sostiene che Hamas è così militarizzata per colpa della pressione militare di Israele. Se questo non è giustificazionismo di un partito terrorista ditemi voi cos'è.

Non a caso Clemente Mastella lancia l'allarme contro questi scomodi alleati comunisti all'interno dell'Unione: al governo con gli amici di Hamas, con gli amici dei radicali islamici terroristi proprio non ci sta, lui. Ma ci potremmo chiedere: perché Mastella sta lì, nell'Unione? Con le sue posizioni così lontane dai comunisti come potrà restare accanto a un povero Prodi impegnato a fare l'equilibrista senza rete per tirare a campare? Ma questi son problemi di Mastella; i guai per tutti gli italiani ci saranno, invece, se lasceremo governare questa coalizione che, inevitabilmente, si lascerà ricattare da queste nuove fila del circo di Bertinotti: uno spettacolo unico fatto di pailettes, pacifismo ideologico e strizzatine d'occhio ai terorristi.

! Benedetta Pini
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