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Il discutibilissimo ideale della «recycling society»di Giorgio Bianco - 3 febbraio 2006 In questi giorni le associazioni ambientaliste e i Verdi di Pecoraro Scanio sono furiosi a causa dell'approvazione, da parte della Commissione europea, della proposta di revisione della direttiva sui rifiuti del 1975. Secondo l'Eeb, l'European Environmental Bureau, la federazione internazionale che riunisce 143 organizzazioni ambientaliste di 31 Paesi, tra cui l'italiana Legambiente, il provvedimento cancella la priorità del riciclo dei materiali rispetto all'incenerimento finalizzato al recupero di energia. Secondo John Hontelez, segretario regionale dell'Eeb, la Commissione Barroso rischia con la sua decisione «di allontanarci anziché avvicinarci, dalla realizzazione di una società europea basata sul riciclo dei rifiuti. Quella recycling society, a cui diversi Paesi stanno lavorando ormai da qualche decennio, in cui la gestione dei rifiuti, oltre che sulla prevenzione, si basa quasi totalmente sul riuso e sul riciclaggio, con l'obiettivo di eliminare progressivamente, riducendoli al minimo, i residui di rifiuti da avviare all'incenerimento o alla discarica». Non vi è dubbio che i movimenti ecologisti e i partiti Verdi siano stati molto abili, in un lavoro di indottrinamento ormai pluridecennale, ad accreditare come buono, giusto e desiderabile l'ideale - o l'utopia - della recycling society. «Riciclare i rifiuti» è ormai un dogma diffuso, che nessuno o quasi si sogna di mettere in dubbio, e l'idea che riciclare sia un'attività che conviene, fa bene all'ambiente e consente di limitare l'utilizzo delle discariche è profondamente radicata nel senso comune. In realtà, un'analisi approfondita del problema ci rivela che le cose non stanno così, e spesso, anche se non sempre, il riciclaggio si rivela più costoso e meno ecologicamente sostenibile dello smaltimento. «Affermare che il riciclaggio è un provvedimento a zero impatto ambientale è errato - spiega Daniel Benjamin, economista della Clemson University e senior associate presso il think tank americano PERC (Property and Environment Research Center) - In realtà, non esistono azioni a impatto nullo. Quello che accade è che si cambia la natura dell'inquinamento: occorre dunque scegliere che tipo di inquinanti è meno dannoso prima di potersi pronunciare a favore, o contro, il riciclaggio». Questo vale anche per il riciclaggio della carta: «"lavare" la carta - ha sintetizzato Novello Papafava - necessita di un processo chimico che genera forti quantità di sostanze tossiche. Inoltre, i programmi di riciclaggio richiedono una maggior frequenza settimanale nella raccolta dei rifiuti, che comporta la presenza di più camion sulle strade e più combustibili bruciati. Quindi solo se il valore delle risorse riciclate è superiore ai costi del riciclaggio vale la pena farlo. Altrimenti il riciclaggio diventa parte del problema invece che della soluzione». Ciò che fa infuriare i Verdi è che, a loro dire, «si rischia il ritorno alla deregulation e lo scardinamento della gerarchia delle opzioni (riduzione-riuso-riciclaggio-recupero energetico-smaltimento), spianando la strada all'incenerimento». Si osserva allora come al dogma del riciclaggio si affianchi uno speculare e altrettanto irrazionalistico tabù. È davvero singolare che gli ambientalisti invochino con forza una «definizione di riciclaggio gerarchicamente superiore al recupero energetico», quando, come ha scritto l'ingegner Michele Paganoni, «Nella prospettiva del raggiungimento di una quota rilevante di energia elettrica da fonti rinnovabili [così tanto amate dagli ecologisti, ndr.] i rifiuti coprono una posizione strategica ed è auspicabile attendersi dalla termovalorizzazione un rafforzamento di ruolo all'interno del bilancio energetico nazionale, il tutto sfruttando tecnologie in grado di garantire una minore incidenza ambientale rispetto agli impianti tradizionali alimentati con combustibili fossili e che permettono di raggiungere bassi limiti di emissione nel pieno rispetto delle norme più restrittive». Eppure, malgrado l'Italia continui ad essere uno dei Paesi in cui la gestione dei rifiuti dipende in misura maggiore dallo smaltimento in discarica, i Verdi e le associazioni ecologiste insistono su una presunta incompatibilità tra raccolta differenziata (che non va rifiutata, quando conveniente) e termovalorizzazione, e a rifiutarsi di riconoscere che la produzione di energia è, come dice ancora l'ingegner Paganoni, «un'ottima forma di recupero dei rifiuti ed ha il vantaggio di essere la modalità più semplice (non coinvolge il singolo cittadino), più economica e, considerato tutto, meno inquinante».
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Ragionpolitica, periodico on line n.146 del 30/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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