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I vignettisti danesi lasciati soli dall'Europadi Stefano Magni - 3 febbraio 2006 Dopo la condanna a morte di Salman Rushdie, dopo l'assassinio di Theo van Gogh, dopo il massacro di cristiani in Nigeria seguito ad alcuni commenti ironici sull'elezione di Miss Mondo, l'islamismo dimostra ancora una volta di voler imporre la propria legge e i propri metodi ovunque nel mondo. Questa volta ad essere nel mirino sono due fra le nazioni più pacifiche (e pacifiste) d'Europa: la Norvegia e la Danimarca. Il pretesto: dodici vignette su Maometto pubblicate sul Jyllands Posten e su Magazent. Che arrivasse, puntuale come la morte, la condanna degli islamisti era abbastanza prevedibile, anche se sconcerta sempre e comunque una condanna a morte spiccata in seguito ad una vignetta. Ma ciò che impressiona veramente è la reazione delle istituzioni e degli intellettuali di fronte a una minaccia criminale. Fogh Rasmussen, premier liberale danese, ha difeso la libertà di stampa del suo Paese, ma in questi termini: «Non posso chiedere scusa a nome di un giornale, ma non avrei mai dipinto Maometto, Gesù o altre figure religiose in modo suscettibile da offendere altre persone». Jens Stoltemberg, in Norvegia: «Ci rincresce che (la pubblicazione) abbia ferito numerosi musulmani». I due premier, insomma, sentono di dover chiedere scusa a nome personale, invece di far capire a chiare lettere che minacciare dei vignettisti per un disegno umoristico è un atto di barbarie che noi europei non possiamo tollerare. Ma a far tremare letteralmente i polsi è stata la reazione compatta dei regimi arabi «moderati» e «laici», che a questo punto meritano proprio le virgolette su questi aggettivi. La Siria dovrebbe essere una dittatura «laica», ma ha richiamato il suo ambasciatore in Danimarca. La Libia dovrebbe essere «laica» e Gheddafi affermò fin dal 2001 di voler combattere l'islamismo, eppure è stato il primo regime a chiudere l'ambasciata danese. La Tunisia, da sempre portata ad esempio per la sua «tolleranza» e la sua «laicità» all'occidentale, è stata in prima linea da subito contro gli «infedeli», ospitando il consiglio dei ministri degli Interni arabi, i quali hanno condannato senza riserve le vignette. In Egitto il Parlamento (che dovrebbe essere a maggioranza «laica»), ha emesso una risoluzione di condanna. E un'analoga risoluzione è stata spiccata dal parlamento della Giordania, il più «filo-occidentale» fra i Paesi arabi. Si è mobilitata la Lega Araba, che non è un'associazione sovranazionale islamica, ma è sempre stata conosciuta come un punto di riferimento del «laicismo nazionalista». In tutti i Paesi musulmani è stato promosso un boicottaggio massiccio dei prodotti norvegesi e danesi. Pensiamo a questo, dunque, ogni volta che si parla di «Paesi musulmani moderati»: sono moderati finché fa loro comodo apparire tali? E in Europa? Gli intellettuali tacciono. Non c'è stata alcuna mobilitazione culturale, né alcuna manifestazione. Solo alcuni giornali solidarizzano: in Francia il France Soir e poi lo stesso Le Monde, in Germania il Die Welt, in Svizzera il Blick, in Spagna la rivista El Periodico, in Olanda i giornali De Volkskrant, De Telegraaf e NRC Handelsblad, in Islanda il DV e nella Repubblica Ceca il Dnes hanno ripubblicato le vignette. In Italia sono state ripubblicate in tutto o in parte sul Corriere della Sera, La Stampa, La Padania, Libero e L'opinione. Col risultato che il direttore di France Soir è stato licenziato su due piedi il giorno dopo dall'editore Raymond Lakah, un cristiano copto di origine egiziana. Mentre in Palestina, Al Fatah (un movimento «laico») e i Comitati di Resistenza Popolare ora minacciano di uccidere tutti i cittadini e i funzionari europei sul suolo palestinese. E intanto hanno occupato con la forza gli uffici dell'Unione Europea a Gaza. Sul Corriere della Sera, Magdi Allam ricorda che la rappresentazione di Maometto non è affatto proibita da tutto l'Islam, ma solo nelle sue varianti più integraliste. Sia la fatwa ai vignettisti danesi, sia la sollevazione di tutto il mondo arabo sono inquietanti segnali di oscurantismo religioso. Fa notare, inoltre, l'ipocrisia di quelle stesse associazioni che considerano il terrorismo come un peccato individuale di cui il mondo islamico non è responsabile, e che ora si scagliano contro interi Paesi, ritenuti «collettivamente responsabili» per questa grave «offesa». Ma un altro giornalista musulmano, Sherif el Sebaie, dalle colonne del Manifesto, risponde: «È noto infatti che, al di fuori di alcune miniature medievali influenzate da culture non arabe, Maometto viene solitamente rappresentato con il volto coperto o non rappresentato affatto per rispetto della tradizione ortodossa islamica che vieta in particolar modo la raffigurazione del Profeta... Nelle 12 vignette ricevute, non solo vi era raffigurato Maometto, cosa ritenuta in sé offensiva dai musulmani di tutto il mondo, ma vi era persino apparso minaccioso con un coltello in mano e un turbante a forma di bomba». E di qui giustifica la reazione araba: «Così, per la prima volta nella storia contemporanea del mondo islamico, un movimento coordinato di protesta, con il ricorso a strumenti pacifici di pressione (sic!) nei confronti di un Paese occidentale, ha ottenuto un risultato che sarebbe stato impensabile per i fondamentalisti che rivendicano la difesa dell'Islam con la violenza». E stiamo parlando, ricordiamolo ancora una volta, di una reazione a vignette, a disegni pubblicati da giornali in Paesi dove la libertà di espressione è protetta dalla legge.
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Ragionpolitica, periodico on line n.146 del 30/1/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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