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L'Unione di Babeledi Francesco Natale - 4 febbraio 2006 La lettura de La Repubblica del 4 febbraio mi ha spinto, quasi in obbedienza ad una sorta di ordine subliminale, a sfogliare le prime pagine di un famoso racconto di H.P. Lovecraft, «Il Richiamo di Cthulhu». Riporto il breve incipit: «Ritengo che la cosa più misericordiosa al mondo sia l'incapacità della mente umana di mettere in correlazione tutti i suoi contenuti. Viviamo su una placida isola di ignoranza nel mezzo del nero del mare dell'Infinito e non era destino che navigassimo lontano. Le scienze, ciascuna tesa verso la propria direzione, ci hanno finora nuociuto ben poco; ma, un giorno, la connessione di conoscenze disgiunte aprirà visioni talmente terrificanti della realtà, e della nostra spaventosa posizione in essa che, o diventeremo pazzi per la rivelazione, o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di nuovo Medio Evo». Non teniamo conto del monito che ci lancia il defunto scrittore di Providence e proviamo a mettere in correlazione taluni pericolosi contenuti desumibili dal succitato quotidiano. Massimo D'Alema, dopo aver severamente frenato l'immotivato entusiasmo del Professore riguardo al sempre più ipotetico confronto televisivo col Cavaliere, dichiara che in caso di pareggio «si tornerà a votare», mentre in caso di vittoria del centrosinistra si configureranno le condizioni per la costituzione del nuovo partito democratico. A distanza di poche pagine troviamo il resoconto dell'ultimo congresso dello Sdi: timidi gli applausi di fronte alla professione di laicismo di Boselli, scrosciante clac di fronte alle pesanti (e in certa parte legittimamente livorose) critiche mosse da Boselli riguardo alla candidatura di D'Ambrosio in casa diessina. Grande assente, Bobo Craxi, sempre più lontano da Boselli, pronto a correre sulla «bicicletta» con Mastella per superare lo sbarramento del 2%. Simbolo che ricomprenderà il suo nome, candidatura in «quota Prodi». Il che non lo esime dal far parte di una coalizione ove il nome più prestigioso che i Ds sono riusciti a cooptare, dopo il secco rifiuto di Pezzotta e Ostellino (forse futuri ministri? Chi lo sa...), è per l'appunto quello di D'Ambrosio, principale regista della damnatio memoriae craxiana. Allontaniamoci momentaneamente dal quotidiano scalfariano e prendiamo in esame le dichiarazioni di Antonio di Pietro rilasciate in due diverse trasmissioni televisive lo scorso venerdì: la cultura della illegalità pesa sulla sinistra, i famosi 50 milioni di euro di Consorte rappresentano il perfetto esempio di «ingegnerizzazione della tangente», nuova frontiera del malcostume politico, Italia dei Valori si propone come inflessibile comitato di salute pubblica nei riguardi degli alleati (buona fortuna, aggiungo io). Critiche al limite dell'ingiuria nei confronti Mastella riguardo alla sua sospetta capacità di creare clientele e consenso. Nonché per il fatto che egli sia riuscito a creare un piccolo spazio di manovra per le candidature dell'Udeur, cosa che a Di Pietro, «forte» di un assai esiguo 1%, non è riuscita. Mastella del resto si è già dichiarato pronto a far cadere l'eventuale governo unionista in caso di approvazione dei Pacs o di altre forme di attacco più o meno velate alla famiglia tradizionale (indipendentemente dalla preferenza politica la base elettorale sannita è pervicacemente tradizionalista...). Spostiamoci indietro di qualche giorno per ritrovare a Primo Piano, su Rai3, una Rosy Bindi, ex-cattolica da sfondamento, ora pronta ad assumere posizioni pseudo-radicali in materia di pillola abortiva Ru486, in virtù della disperata ricerca di una soggettività politica. Una specie di clone con meno nerbo e maggior robustezza di Emma Bonino. Intanto, nei consigli regionali di Liguria ed Emilia Romagna, Rifondazione fa le «prove generali» di aggressione alla proprietà privata proponendo la legge che riporta in auge l'esproprio proletario. Eccole qui le «scienze...ciascuna tesa verso la propria direzione». Ed ecco come si delinea la «visione terrificante della realtà» e del nostro (speriamo di no) «futuro in essa», qualora queste siano viste nella loro interezza, nella loro cacofonica disarmonia generale. Ed ecco spiegata la necessità di osteggiare qualunque confronto diretto tra i due candidati al premierato: le «proditorie» illusioni su cui si fonda la backbone unionista non possono essere smascherate e ricondotte ad unità. Non ancora. Il futuro elettore deve rimanere confinato su quell'isola di «placida ignoranza», in attesa che i neri gorghi dell'unionista «mare dell'infinito», inteso etimologicamente come non finito, incompleto, amorfo, lo fagocitino.
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Ragionpolitica, periodico on line n.147 del 6/2/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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