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6 marzo 2008
 
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La catena del centrosinistra

di Gabriele Cazzulini - 6 febbraio 2006

Attacco al potere - il centrosinistra lancia l'assalto per vincere le elezioni del 9 aprile. Fin qui nulla di nuovo. Ma in caso di vittoria chi governerà? Prodi - ma non solo. E' qui che si sta consumando l'ennesima disintegrazione dell'Unione. In palio ci sono le cariche istituzionali e la presidenza del consiglio. La foto di gruppo restituisce un centrosinistra incatenato: D'Alema ha bisogno di Prodi, che ha bisogno del partito democratico, che però D'Alema non vuole, ma Rutelli sì. Dopo la catena di Sant'Antonio, ecco la catena del centrosinistra, composta da tanti anelli quanti sono i partiti e i leader voraci di potere.

Prodi e D'Alema. Se la faccia è lo specchio del corpo, il centrosinistra non deve avere un bello smalto usando Prodi come sua facciata. Pur di acciuffare la vittoria elettorale il centrosinistra si sta esponendo ad una pesante cosmesi: le primarie per creare un leader di plastica, l'accelerazione sul partito democratico che si è stampato sul tronco della Quercia, le nozze con i radical-socialisti e rifondazione con in mano l'atto di divorzio già pronto, il rifiuto di ogni confronto televisivo. Per quanto la matita del trucco si faccia pressante, la rughe dell'incertezza e della fragilità tradiscono il volto di plastica della leadership di Prodi. Fin qui non sarebbe un'eccezione, ma diventa un'eccezione preoccupante qualora un leader di plastica sia il candidato alla presidenza del consiglio.

Ieri Berlusconi ha scrostato via la patina glassata della leadership di Prodi con lapidarie parole: «se dovessero vincere...l'intenzione loro credo sia mettere D'Alema in poco tempo a capo del governo». Quindi: Prodi serve come facciata per attrarre il voto di chi non sa che, in realtà, sta votando per la sinistra di Fassino-Bertinotti. Non solo Prodi è un puro elemento decorativo rispetto ai veri centri di potere del centrosinistra, ma la sua eventuale permanenza a Palazzo Chigi sia a brevissima scadenza. Sono trascorsi dieci anni da quando Prodi fece il suo debutto in politica, e dieci anni non sono bastati per emanciparlo dal ruolo di subalterno in cui la sinistra lo ha relegato e lo costringe tuttora. Ecco che riprende valore la corsa di D'Alema alla presidenza di Montecitorio: oltre che garantirsi una poltrona blindata e di altissimi prestigio, sarebbe anche un ottimo trampolino di lancio per ritornare ad occupare un'altra presidenza, quella del governo, una volta liquidato Prodi.

Prodi e il partito democratico. Ma neppure il potere della sinistra è riuscito in tutto questo tempo a diventare una forza elettoralmente egemone al punto da potersi sbarazzare dell'uomo-facciata Prodi. Ancora oggi la sinistra non è in grado di presentarsi con un proprio leader per ambire al governo dell'Italia, ma ricorre a vicari da usare come apripista dietro a cui muoversi. E' una sinistra che vuole il potere ma non vuole lottare apertamente perché il suo sistema di potere non le permette di uscire allo scoperto perché la sinistra politica dovrebbe privarsi delle sue costole economiche, sindacali, giudiziarie, culturali, sociali. E' una situazione di paralisi, che obbliga la sinistra e Prodi nella condizione di dover dipendere l'uno dall'altro, così che nessuno dei due può prevalere sull'altro. Il partito democratico è così diventato una versione potenziata del fragile Ulivo, un partito in mano a Prodi o, comunque, fuori dalla mano di D'Alema.

Rutelli e il partito democratico. Nel centrosinistra non è ancora avvenuto il regolamento di conti tra centro e sinistra, e in questo caso è il partito democratico l'arma in mano al centro, cioè alla Margherita, per liquefare le mire espansionistiche della sinistra di Fassino e Bertinotti. Ieri, a bordo di una slitta da neve, Rutelli non ha perso occasione per trasformare la catena del centrosinistra nel suo personale bastone di comando. Il partito democratico a cui corre incontro Rutelli è lo stop al sorpasso della sinistra sul centro; è il divieto che chiude le grandi opere dalemiane per fagocitare gli alleati. Senza la Margherita non si vince - mittente Rutelli e destinatario D'Alema; l'oggetto è di nuovo il partito democratico, in cui tanti petali della Margherita vogliono già trapiantarsi dopo il 9 aprile - estirpando la Quercia.

Il centrosinistra è una catena in cui ogni anello è costretto a legarsi ad un altro, senza possibilità di scelta. Questa catena potrebbe chiudersi il 9 aprile, legando a sé l'ultimo anello, il potere.

! Gabriele Cazzulini
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