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Tsunami antioccidentaledi Riccardo Meynardi - 7 febbraio 2006 Si può immaginare che raramente gli ambasciatori danesi abbiano avuto tanto da fare come in questi giorni. Non ci fosse da esserne terrorizzati, farebbe sorridere il fatto che gli ambasciatori di Copenhagen siano nell'occhio del ciclone per una questione non politica. O meglio, una questione politica solo in maniera pretestuosa, una questione prima di tutto religiosa e di massa. In quanti stanno utilizzando lo tsunami di Copenhagen per testare la forza dell'ideologia, per vedere in quanti risponderebbero ad un appello antioccidentale in maniera tanto violenta quanto ingiustificata! È un monito contro l'Occidente: guardate cosa succede per dodici figurine. Gli ambasciatori danesi sono i più gettonati, i più richiesti, in maniera inversamente proporzionale al burro Lurpak che, al contrario, è passato drasticamente di moda. Anche in Italia, l'Ucoii (Unione Comunità Islamiche Italia) ha chiesto un incontro urgente dell'ambasciatore di Copenhagen a Roma, con l'obiettivo di arrivare ad una dichiarazione congiunta di rincrescimento per quanto avvenuto. Ma il Jyllands Posten ha già provveduto ad ufficializzare le proprie scuse ed il governo danese il proprio rincrescimento, da quel punto di vista la questione è da considerarsi chiusa. Gli ambasciatori danesi in quanto tali dovrebbero essere fuori dai giochi. Ora tocca agli ambasciatori occidentali: è stato compiuto un passaggio di livello dal momento in cui, nonostante se scuse ufficiali del Jyllands, siano scoppiati putiferi in tutto il mondo arabo. Ma agli imam più infuocati fa comodo così. È utile avere un pretesto per fomentare le masse urlanti e piromani. Gli iraniani, cavalcando come surfisti lo tsunami antioccidentale, hanno pronunciato questa mattina il loro «no» definitivo nei confronti dell'Aiea, l'Agenzia Onu per l'energia atomica. Il programma di nuclearizzazione proseguirà, senza controlli. Teheran ha sollecitato l'Aiea a togliere i sigilli e le telecamere e ha richiesto un'immediata e drastica riduzione dei controlli dei tecnici. Non è sicuro, ma sarebbe potuta andare diversamente se solo non fosse stato tenuto in vita il putiferio delle vignette. E c'è da notare quanto stridano, per un uomo libero, le parole «putiferio» e «vignette» accostate nella stessa frase. Sembra assurdo, ma quei dannati disegni sono stati strumento d'odio. Sono stati la spaccatura nella crosta terrestre che ha sollevato quell'onda gigantesca che ora punta dritto ad Occidente: dobbiamo smetterla di guardare alla spaccatura, tanto non si può mica rimettere a posto; bisogna iniziare a preoccuparsi seriamente dell'onda. E l'Iran non può non considerare che un surfista prima o poi dall'onda scende, e se l'onda è enorme ne viene travolto. Teheran che si fa un baffo delle Nazioni Unite è un disastro per tutti. È questione di diplomazia e fermezza, ci troviamo ad interloquire con un mondo che della pace non sa che farsene. Con la pace non si spostano le persone come strumenti, con la pace le persone restano ferme e riescono a vivere. Ai fondamentalisti la pace non serve. Non bisogna dimenticare che la guerra che ci è stata rivolta è una guerra del terrore: vogliono farci avere paura dei giochi olimpici. E forse questa potrebbe essere l'unica ragione per cui non scoppieranno ordigni a Torino: l'obiettivo è raggiunto, siamo già terrorizzati. Abbiamo paura che ci facciano saltare uno stadio prima delle elezioni. La battaglia l'hanno già vinta, non dobbiamo fargli vincere la guerra, e riprenderci la nostra sicurezza e le nostre certezze. Roba da occidentali.
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Ragionpolitica, periodico on line n.147 del 6/2/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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