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Ricchi e poveridi Gianni Baget Bozzo - 7 febbraio 2006 La novità di questa tornata elettorale, rispetto alle precedenti, è che Rifondazione Comunista si presenta come candidata al governo insieme agli altri partiti della coalizione, per quanto opposte siano le concezioni della vita, della politica e della storia presenti all'interno dell'Unione. In essa ha preso ora posto anche la distinzione tra ricchi e poveri: Bertinotti ha accusato Rutelli di essere amico dei ricchi. Il segretario di Rifondazione è frequentatore di tanti salotti e ha creato una sua immagine assolutamente interclassista, quasi borghese. A suo modo, intende dimostrare che la classe operaia è anche classe dirigente e può adottare i costumi dei «signori». Ma nella parola egli usa il linguaggio di classe, sapendo benissimo che esso influenza più ancora i «signori» che non il popolo lavoratore, in cui la coscienza di classe è stata sin dall'inizio un'importazione intellettuale, un'ideologia imposta sulla stessa realtà dell'esperienza del lavoro. Bertinotti torna dunque a giocare la carta del radicalismo marxista, nel senso volgare del termine, ben distinto dal testo di Marx. Egli sa benissimo che la forza di Rifondazione consiste nel fatto che il linguaggio di classe non solo non si è allontanato mai dal parlare ideologico, ma ne costituisce l'intimo fondamento. E' un riflesso verbale che non ha più basi reali, ora che l'Italia non possiede più grandi industrie ed il lavoro indipendente è così fortemente cresciuto. Ma ciò serve appunto a Bertinotti per creare una identità culturale e per dare a Rifondazione il significato di braccio italiano di un'internazionale anti-capitalistica che attraversa il mondo, e che di fatto comprende anche l'universo islamico. Bertinotti ha cioè il fascino di riprendere in forma antagonista il sentimento storico comunista di far parte di una internazionale, non più quella guidata dall'Unione Sovietica, ma quella del puro antagonismo all'ordine economico, capitalista e tecnologico, di cui gli Stati Uniti sono la fondamentale espressione, sia nella realtà che nell'immagine. Contro Rutelli, Bertinotti gioca l'identità profonda della sinistra e delle sue radici storiche, e mostra già che Rifondazione giocherà l'essere di sinistra come alternativo all'ordine occidentale e al sistema che lo governa. Potrà dire lui soltanto cose di sinistra aventi un significato fondamentalmente ideologico, senza l'obbligo di indicare programmi ma solo misure ideologiche, come l'espropriazione di fatto della terza casa. Insomma, Bertinotti tende a riproporre nella sinistra una lotta che non è quella di classe nei suoi termini reali e storici, ma quella tra ricchi e poveri, una memoria più antica con cui può far riferimento a sentimenti anche più semplici. Per questo il confronto con la Margherita assume un significato di divisione ideologica che spacca l'unità dell'Unione.
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Ragionpolitica, periodico on line n.147 del 6/2/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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