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La sveglia che viene dal mondo arabo

di Valentina Meliadò - 9 febbraio 2006

Magdi Allam, con un articolo sul Corriere della Sera, ha reso noto il fatto che, a fronte delle contraddittorie quanto ondivaghe prese di posizione europee riguardo le vignette satiriche, siano stati scrittori islamici ad esprimere apertamente il proprio disappunto sulla violenza delle proteste contro l'Occidente. E sono andati oltre, scrivendo a chiare lettere che questo comportamento, da parte di musulmani, non può che portare gli occidentali a formarsi un'opinione negativa della religione islamica, e che sarebbe ora di prendere coscienza che negli ultimi cento anni, mentre gli occidentali andavano sulla luna, nel mondo arabo si continuava a disquisire di interpretazioni religiose.

E' straordinariamente positivo che queste riflessioni si sviluppino all'interno delle società musulmane, perché è una dimostrazione della laicità e della razionalità che caratterizza il modo di vivere la religione di tanti islamici, magari anche della maggioranza silenziosa. Ma sarà difficile scoprirlo, visto che - Magdi Allam a parte - i media occidentali sembrano più interessati a dare spazio e voce alla violenza calcolata e calcolatrice dei fanatici, e soprattutto a crocifiggere il solito Occidente cattivo e intollerante piuttosto che a sondare le ragioni reali di un sommossa studiata a tavolino. Il che non significa che l'apparizione delle vignette satiriche non abbia provocato stizza tra gli islamici di tutto il mondo - e questo lo si può anche comprendere - ma certo non sono questi quelli che minacciano, bruciano e distruggono. Mentre qualcuno laggiù tenta di spostare la discussione sull'arretratezza e gli insuccessi tutti interni della politica dei paesi arabi, noi qui rinunciamo alla difesa anche di uno dei diritti considerati più importanti e irrinunciabili delle nostre democrazie: la satira del potere.

Invece di accendere la discussione sulla necessità di usufruire delle libertà di cui disponiamo con intelligenza e buon gusto, siamo arrivati a dire che il giornale danese che ha commissionato le vignette è il giornale dell'estrema destra; e non una parola sulla plateale regia che sta guidando la sommossa, e che Magdi Allam ha definito «terrorismo di stato», nella misura in cui i leader dei paesi coinvolti nella protesta lasciano deliberatamente fare. Non una parola sul fatto che Gaza, sgombrati gli israeliani, sia diventata teatro di disordini e violenze, e che la sede dell'Unione europea abbia dovuto chiudere i battenti per la durezza delle manifestazioni che evidentemente nessuno voleva far rientrare. Non una parola se non per lasciare intendere che questa nuova ondata di violenza antioccidentale è da ricollegarsi con la guerra in Iraq, e con la strategia bushiana della guerra preventiva, che come tutti sanno è posteriore alla distruzione delle Torri gemelle - disintegrate una soleggiata mattina di settembre di un apparentemente pacifico inizio di millennio. Ma tanto sembra quasi che l'attacco alle Torri sia stato «giustificato» dal solo fatto di avere eletto Bush!

E' indubbio che ci sia stata un'escalation negativa della situazione negli ultimi mesi, ma credo che questa nuova ondata si configuri soprattutto come un'azione propagandistica interna alle società musulmane; se è vero, come è stato sostenuto da più parti, che la gioventù iraniana abbia maturato un alto grado di insoddisfazione verso gli ayatollah, allora la politica aggressiva di Ahmadinejad va letta anche in questo senso. Le dittature arabe possono evitare il crollo soltanto spostando perennemente l'attenzione dei propri popoli sulle ipotetiche minacce che piovono sui loro paesi, o sull'egoismo e l'intolleranza occidentali che - sostengono - sono la causa dei maggiori problemi del mondo arabo. L'antisemitismo e l'antioccidentalismo sono test della forza della predicazione e della propaganda dell'odio; test che possono diventare prove pratiche di distruzione. E' difficile sapere se il leader iraniano sarebbe realmente pronto a usare armi nucleari contro Israele, ma è certo che stia cercando di accreditarsi come il nuovo Khomeini, o il nuovo Bin Laden, e che stia pesantemente appoggiando il terrorismo islamico.

In Iran ci sono trasmissioni televisive in cui bambini sui dieci anni, protagonisti del programma, affermano di aver superato l'età che gli consente di farsi martiri, e sempre nelle tv iraniane, come in quelle di altri paesi arabi, impazzano cartoni animati palestinesi raffiguranti soldati israeliani (disegnati in modo grottesco, perché loro hanno il permesso di fare satira) intenti a distruggere villaggi e a terrorizzare i bambini, che corrono dalle proprie madri le quali spiegano loro come «fargliela pagare». E il cartone finisce con dei bei bambini che, imbottiti di cinture esplosive, si lanciano contro le carovane militari israeliane. Ecco cosa succede mentre noi ci riempiamo la bocca di sciocchezze, ed evitiamo di porci le domande reali, evitando soprattutto di rispondere. E' stata la guerra del 2003 all'Iraq a provocare tutto questo, o non sarà che stiamo pagando decenni di orrenda propaganda e preparazione alla morte, orditi nell'ignavia ed anzi con enormi aiuti economici da parte dell'Occidente, e che - di fatto - non vogliamo ammetterlo perché non sappiamo come fermarli?

! Valentina Meliadò
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