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La vera sinistra falsa la democraziadi Gabriele Cazzulini - 9 febbraio 2006 E' vero: la frammentazione è la radice della fragilità e il centrosinistra ne è l'esempio lampante. Non bastano neppure le dita di entrambe le mani per contare tutti i partiti, i movimenti, le associazioni, le formazioni schierate nel centrosinistra. Maggiore la frammentazione, maggiore la fragilità e - in aggiunta - maggiore la probabilità che s'imponga una figura di spicco non trovando nessuna solida barriera che la contenga. Ancora una volta la perspicacia di Berlusconi è ben appuntita: basta assistere alla trasmissione Ballarò per farsi un'impressione del potere detenuto dal presidente dei Ds D'Alema. Sostenere che sia lui il vero presidente della Rai, non è una battuta. E' la dimostrazione di quanto pressante sia l'effettivo potere di D'Alema. Ogni potere così polimorfo e multilaterale come quello della sinistra finisce, giocoforza, per condizionare incisivamente anche il funzionamento degli organi di comunicazione. Questa "moral dissuasion" dalemiana che, con tono tra l'eleganza e l'intimidazione, viene esercitata sul circuito comunicativo, fa accendere la spia che indica il centro del vero potere. Come il pentagono rosso occupa un perimetro che va oltre le istituzioni politiche, così il potere di D'Alema va ben al di là della sua carica di partito, perché coinvolge una sfera di influenza oltre le regole scritte. E' un potere che non proviene solo dal consenso del partito o degli elettori. Il centrosinistra è in mano ad una specie di «deus ex machina» che muove dal retroscena una ribalta in cui, per dirla con Berlusconi, Prodi è effettivamente un leader di facciata. Considerare le primarie vinte da Prodi come un'attendibile conferma del potere del professore è un mezzo errore, perché confonde la facciata con l'interno, che è la vera realtà. Ecco che si chiariscono i rapporti di potere all'interno del centrosinistra. Possedere un tale potere non può che imporre un suo continuo accrescimento. Così inizia a farsi più realistica l'ipotesi di un D'Alema che subentra in poco tempo come successore di Prodi, il cui ipotetico governo appare già decotto ancor prima di nascere. Esattamente come avvenne dieci anni fa, nel 1996. Allora: che senso ha impostare una campagna elettorale a sostegno di un leader a tempo determinato e privo di un reale potere nella sua coalizione? Ecco perché Prodi finisce per evitare sistematicamente ogni confronto con Berlusconi: sarebbe un confronto falsato. E' una sconfessione delle regole democratiche mandare avanti un candidato di facciata di cui è già pronto il vero successore. E' un'offesa a quei quattro milioni di elettori che hanno scelto Prodi come sfidante di Berlusconi. Altrimenti occorre andare a lezione di politichese per imparare a distinguere tra la candidatura alla presidenza del consiglio e la permanenza in tale carica per un ragionevole arco di tempo. Sembrano apparenti bizantinismi, ma aiutano a comprendere la realtà della sinistra e di un suo, ipotetico, governo. Allora D'Alema è la vera superstar e Prodi la sua marionetta? Non proprio. L'handicap di D'Alema è quello di non riuscire ad affermarsi pubblicamente, restando bloccato in una sorta di limbo dal quale non riesce ad uscire. E' vero: D'Alema è oggi uno degli uomini più potenti dell'intero centrosinistra - forse il più potente. Ma questa posizione non è ancora tale da permettergli di scendere in campo apertamente; ed è la stessa situazione intrinseca alla sinistra che non gli permette di compiere quest'ultima operazione. Non possiede il fascino di Tony Blair, nè la sua determinazione nel rompere equilibri ormai decrepiti; non è animato dal carattere roccioso e allo stesso tempo spregiudicato di Gerhard Schroeder; non è neppure così nichilista come Zapatero. Lo stesso ragionamento vale per la sinistra: troppe divisioni, troppo sedimentate nel terreno storico e sociale, intasano la sua «normalizzazione», per usare un concetto dalemiano. E così c'è sempre bisogno di una figura apripista come Prodi, un intermediario per far defluire nella superficie del confronto aperto questo potere carsico. Tutto ciò provoca una costante tensione che non fa altro che irrigidire le lacerazioni della sinistra, che non capisce ancora chi sia il suo leader naturale.
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Ragionpolitica, periodico on line n.147 del 6/2/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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