RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Che cosa ci insegna la testimonianza di don Andrea Santoro

di Gianteo Bordero - 9 febbraio 2006

Tanti temi si incrociano attorno alle vicende di questi ultimi giorni. E' come se ci si fosse parata di fronte agli occhi, in tutta la sua portata, una realtà che troppo spesso, per paura, distrazione, noncuranza, tendiamo a non voler guardare in tutta la sua drammaticità. La reazione del mondo islamico alla pubblicazione delle vignette «sataniche» e l'assassinio di don Andrea Santoro hanno fatto risuonare, per l'ennesima volta, un campanello d'allarme che non si può ignorare. Ci hanno dato la sveglia, e siamo certi che di questi temi non potrà non tenere conto anche la politica nostrana, impegnata in una campagna elettorale che deve saper alzare lo sguardo su ciò che sta accadendo fuori dalle nostre mura di casa, perché, quale che sia il vincitore dalla competizione del 9 aprile, egli si dovrà confrontare de visu con una situazione internazionale incandescente.

Non servono slogan, e neppure serve rintanarsi nella bolsa ripetizione di schemi ideologici, siano essi l'irenismo pacifista, che finisce col gettare una patina melmosa sulla gravità dei problemi, o un occidentalismo ideologico fine a se stesso e incapace - come è emerso in questi anni - di affrontare efficacemente i drammi del nostro tempo. Le ideologie possono oggi rivelarsi più nocive che mai, come dimostrano l'organizzazione della reazione alle vignette danesi e le dichiarazioni dell'assassino di don Andrea, imbevute di un odio fanatico a cui non si può e non si deve rispondere con un odio di segno opposto.

La forza e l'incisività della nostra reazione dipende semmai dalla comprensione della natura dei problemi, dalla ripresa delle radici profonde della nostra storia spirituale e civile e, sulla base di queste, dall'individuazione dei cosiddetti «rimedi». Non si tratta di mettersi a tavolino ad elucubrare astrattamente proprio mentre siamo sotto attacco. Sarebbe ipocrita e deleterio. Se ci fosse un'educazione autenticamente umana a cogliere il senso del vivere e la gravità delle questioni, basterebbe un attimo per sentire l'acre puzza di bruciato che viene su non solo dalle bandiere date alle fiamme, ma anche dai commenti di tanti intellettuali e di tanti politici che impazzano sulle pagine dei giornali e sulle televisioni. Non è una questione di opinione pubblica, e neppure di opinione, ma di educazione personale.

Proprio qui sta il punto: abbiamo fatto evaporare nel concetto di opinione pubblica la responsabilità personale, abbiamo collettivizzato il non pensiero e lasciato solo l'io, abbiamo dato in pasto a noi stessi il cibo avariato del politicamente corretto e il palato interiore ha perso il senso del gusto del vero. Ci siamo nutriti con la spazzatura mediatica di tanti reality dimenticando però la realtà, dimenticando noi stessi. Questo è il vero nichilismo, non filosofico, ma sottilmente esistenziale. Ed è su questo nichilismo che fa leva chi ci attacca, chi pubblica sui siti internet islamici le caricature telematiche di Papa Ratzinger raffigurato come un maiale (è notizia di oggi) sapendo che non accadrà nulla di veramente importante, se non un rigurgito di sdegno che lascia il tempo che trova.

Ma la risposta al dramma di questo nichilismo, come dicevamo, non può essere una nuova ideologia, non può essere neppure l'idea di muovere guerra totale al mondo islamico. Ciò non significa negare la legittimità dell'uso della forza qualora fosse necessario. Non significa bendarsi gli occhi di fronte alla «questione Islam». Ma il punto è un altro. Don Andrea è morto non perché brandisse il Cristianesimo come una spada di fuoco, ma perché ha portato, in una cultura di guerra, di scontro e di fanatismo la vera forza, il vero fuoco rivoluzionario dell'amore disarmato di Cristo, l'annuncio di una umanità nuova dentro a un mondo segnato dalla violenza, la proposta di una Persona che rivela la persona a se stessa e la libera dalla parzialità delle ideologie e dei fondamentalismi.

Non è buonismo, questo. Pensare che l'amore cristiano testimoniato da don Andrea sia «buonismo» sarebbe profondamente ipocrita, perché per questo «buonismo» oggi nel mondo si viene perseguitati, torturati, uccisi, come dimostrano le notizie che provengono in questi giorni da varie parti del pianeta. Se si pensa - come è giusto - che tra Occidente e Cristianesimo vi sia un qualche legame, e che il primo sarebbe impensabile politicamente e civilmente senza il secondo, allora bisogna anche riconoscere, come ci ha ricordato Benedetto XVI con la Deus caritas est, che l'amore cristiano, essendo co-essenziale al Cristianesimo, è fondamentale anche per l'Occidente. Diversamente, quest'ultimo diventerà altro da se stesso, altro dalla sua storia, altro dalle sue radici.

In quest'ottica vanno lette le parole commosse pronunciate ieri da Papa Ratzinger all'udienza generale, con l'accenno a una bellissima lettera speditagli da don Andrea Santoro lo scorso 31 gennaio e con l'auspicio che «il sacrificio della sua vita contribuisca alla causa del dialogo fra le religioni e della pace tra i popoli». Non è, quello di Benedetto XVI, un voler far fuori irenicamente la gravità dei problemi (non si dimentichino il suo messaggio del primo gennaio su nichilismo e fondamentalismo fanatico come veri nemici della pace e le parole dell'ancora cardinale Ratzinger sulla questione dell'ingresso della Turchia in Europa), ma il porre l'accento, ancora una volta, sul cuore del paradosso cristiano, che dalla violenza fa scaturire l'amore, che all'odio risponde con il perdono (che non significa indifferenza), che dal sangue dei martiri fa nascere una umanità nuova, sotto il segno della verità e dell'autentica libertà.

Solo da un'educazione personale a questa verità può venire una risposta autenticamente umana e politicamente fondata ai drammi che i fatti di questi giorni ci hanno, ancora una volta, messo di fronte.

! Gianteo Bordero
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.147 del 6/2/2006
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata