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Avanti, miei Prodi!

di Benedetta Pini - 9 febbraio 2006

Durante la puntata di Porta a Porta andata in onda martedì, Romano Prodi, con toni da favolista, sorrisi smaglianti e cali di voce ben calibrati e appassionati, si è mostrato più che entusiasta del suo operato in Europa. Ma che bello, che quadro idilliaco. Peccato però che abbia quasi solo parlato di quanto sia stato bravo a ricoprire la sua carica europea (senza spiegare bene cos'abbia fatto in concreto), e quanto sia ben voluto e rispettato (tutto questo sarebbe da verificare, ma pazienza). Il buon Professore ha parlato anche del programma dell'Unione: duecento e passa pagine «approvate» da tutti i partiti: insomma un tripudio di baci e abbracci in un inno «sinistro-unitario». Quasi quasi c'era da commuoversi per tanto amore. Ma ci è sorto un «piccolissimo» dubbio.

Prodi afferma che diminuirà il costo del lavoro in breve tempo e in maniera decisa; ma non ci ha detto «come» intende farlo, e questo non è un interrogativo da sottovalutare. Vediamo come potrebbe veramente diminuire il costo del lavoro. Esso può calare realmente o fittiziamente: nel secondo caso si scaricano i costi da una parte (sull'aggravio del datore di lavoro) ma è necessario recuperarli da un'altra inventandosi qualche tassa con abbondante ricorso alla fantasia; nel primo caso, volendo realmente diminuire questo costo senza taglieggiare direttamente nessuno, si dovrebbe innalzare l'età pensionabile (più persone che contribuiscono anche se ciascuno contribuisce un po' meno per suo conto). Ma ciò comporterà inevitabilmente un calo dei posti di lavoro. E qui Prodi ha ragione: i posti precari non ci saranno più o almeno diminuiranno assai. Infatti ci saranno molte meno speranze di lavorare perché la gente occuperà molto più a lungo un posto di lavoro: impieghi a tempo indeterminato ma pochissimi liberi. Dall'altra parte il costo della vita continuerà a non dare tregua: e l'euro di Prodi ha delle belle responsabilità che incidono sulla questione (ma si sa, per Prodi l'Europa diventa un Eden semplicemente con la moneta unica e una bella dose di ipocrisia).

A proposito di lavoro precario: ricordate la legge Treu? Il lavoro interinale e le famigerate collaborazioni coordinate e continuative (le co.co.co.) le ha create la sinistra: è la famiglia di D'Alema che ha fatto un suo cavallo di battaglia del lavoro precario. Hanno un bel coraggio, oggi, ad esporre grandi cartelloni con slogan che promettono lavoro stabile (se vinceranno), mentre tendono la manina al passante chiedendo sostegno alla Quercia con l'indicazione diretta del loro numero di conto corrente.

E l'ineffabile Giuliano Amato, che per risolvere i problemi della finanza pubblica alleggeriva i conti correnti di tutti i cittadini? Non è successo nel far west, ma nell'Italia di qualche anno fa. La legge 8/8/1992 n. 359, «Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica», al comma 6 dell'art. 7 istituiva quello che è stato conosciuto come «prelievo forzoso»: in sostanza, e senza tanti complimenti, ci privava tutti del 6 per mille dei nostri conti correnti. Non c'è male come misura strutturale per risanare le traforate casse di uno Stato spendaccione. E oggi danno del «ladro» a chi ha la colpa di non pensarla come loro, a cominciare da un imprenditore che se non altro ha il merito di aver dato lavoro a migliaia di persone senza ingrassarsi con i loro risparmi.

Se la sinistra vincerà le elezioni del prossimo 9 aprile aspettiamoci sorprese di questo genere, e pure peggiori: tanto per dirne una, non sicuri che le nostre case non vengano forzosamente (questo termine piace tanto alla sinistra) requisite secondo la proposta egualitaria leninista del compagno Bertinotti? I proprietari di case, rei di aver «rubato» qualcosa alla classe proletaria, potrebbero emendarsi della loro colpa lasciando i propri averi all'appartenenza collettiva. Questi signori dovrebbero governare nel XXI secolo, quando la storia ha sconfessato i loro sogni? Avanti miei Prodi: per distruggere quel che resta dell'Italia. Ha ragione Rutelli a etichettare certe posizioni come «scempiaggini»: ma una bella scempiaggine sarebbe anche votarli, questi qui.

! Benedetta Pini
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  • Buonanotte - di Il pianista sul lago - 9 febbraio 2006 17:09
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