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Pericolosi sensi di colpa

di Paolo Nessi - 9 febbraio 2006

Tutto, in questi giorni, fa credere che esista una sorta di «internazionale islamista» che, attraverso sostegni economici, organizzativi, militari e fornendo uomini dediti alla causa sta fomentando e dando una certa organicità ai focolai di livore anti-occidentale. Sicuramente è convinto di questa ipotesi il ministro degli Esteri italiano Gianfranco Fini, che recentemente ha affermato che, dietro le rappresaglie di Beirut, attuate da una folla inferocita contro l'ambasciata danese, ci fossero disposizioni impartite dalla Siria.

Dall'11 settembre è in atto una guerra che vede schierata in campo una forza che si sta adoperando per ridurre a niente il nostro orizzonte vitale di valori. Qualcuno, in Europa, ha forse intuito che la situazione sta raggiungendo il culmine della tensione (lo confermano le esagerate reazioni criminali causate dalle vignette su Maometto) e ha scelto di intraprendere la strada giusta da percorrere nella lotta al fanatismo islamico. Lo evidenzia la linea dura adottata dai governi europei nei riguardi dell'Iran che, incurante delle intimidazioni dell'AEIA che chiedeva di abbandonare il progetto di proliferazione nucleare, è stato deferito al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Nonostante ciò, sembra che il sentimento dominante che continua a pervadere le istituzioni e le coscienze sia un altro. L'Europa è affetta da un morboso disprezzo di se stessa, della sua cultura e della sua identità. Come ha dichiarato il presidente del Senato Marcello Pera in un convegno svoltosi a New York, l'Europa è malata di una «sindrome di colpevolezza», per cui «è tutta colpa nostra, o meglio è tutta colpa dell'America». E' un morbo che è stato in qualche modo importato dalla cultura marxista. La teoria per cui tutto il male, la sofferenza e la povertà deriverebbero dall'appropriazione indebita dei mezzi di produzione da parte di pochi può essere facilmente applicata ed estesa alle odierne situazioni di conflitto.

Non a caso, il presidente dei Ds Massimo D'Alema, intervistato a Matrix, ha detto finalmente «qualcosa di sinistra» esprimendo al meglio questa filosofia di fondo. Ha ammesso infatti che sì, nei Paesi a regime islamico ci sono dei folli sanguinari che regolarmente inneggiano alla morte del mondo occidentale, scatenano guerre e fanno parecchi morti, ma in fondo la colpa è nostra, perché avremmo creato una disuguaglianza tale, a livello sociale ed economico, di cui la conseguenza inevitabile è il terrorismo. E la panacea incomincerebbe proprio dal recitare un mea culpa per i nostri presunti crimini. Si è introdotto il principio per cui la volontà di dominare il globo da parte dei fondamentalisti sia sorta a causa del loro desiderio di rivalsa storica-sociale, in seguito alla situazione di inferiorità economica e arretratezza tecnologica del popolo islamico. Arretratezza che, chiaramente, sarebbe stata causata da noi occidentali.

Ma chiunque sa bene che all'Islam sono connaturate l'idea del califfato, del jihad, dalle disfatta delle nazioni infedeli. Certo sarebbe grottesco far coincidere l'Islam solo con queste idee; ma è un fatto che gli appartengono strutturalmente e che latenti, o concretamente espresse, sono una sua parte integrante. Per cui sarebbe ancor più grottesco imputare all'Occidente la responsabilità dell'esistenza di un piano di conquista del mondo da parte del fondamentalismo islamico. Questa opprimente percezione di colpevolezza in realtà non fa altro che gratificare l'ego di coloro che vogliono imporci il loro giogo e alimenta in loro la certezza che stanno agendo bene.

In realtà, ai fanatici che ammazzano per delle vignette non importa nulla di chi storicamente li avrebbe danneggiati, ma trovano in questo nostro sentimento il miglior alleato alla guerra che ci hanno dichiarato. Lo ha ben capito khaled Meshaal, uno dei leader più importanti di Hamas. Venerdì scorso infatti, nella moschea di Damasco, proclamava: «Noi diciamo a questo Occidente, che non agisce ragionevolmente e non impara la lezione: in nome di Allah, sarete sconfitti... La vostra disfatta è già cominciata». E aggiungeva: «Affrettatevi a scusarvi con la nostra nazione, perché se non lo farete ve ne pentirete... Domani la nostra nazione siederà sul trono del mondo». Certamente a questi personaggi, che sono alquanto rappresentativi di quelli con cui dovremmo scusarci, mal di pancia per i sensi di colpa non ne sono mai venuti.

! Paolo Nessi
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