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Il potere di decisione

di Gianni Baget Bozzo - 9 febbraio 2006

Certamente la campagna elettorale mette in luce il ruolo dominante che i Ds hanno nella coalizione di centrosinistra. Il potere, nell'Unione, non appartiene a Prodi, ma appartiene a loro. Che i Ds siano il punto di riferimento di tutte le componenti della coalizione è ben evidente. Non ci sarebbe rapporto tra i partiti che compongono l'alleanza se non ci fosse la mediazione diessina. Ciò significa che il partito postcomunista assume il ruolo che aveva, a suo tempo, la Dc. E forse un ruolo ancora maggiore, perché gli alleati della Dc, e soprattutto il Psi, godevano di una autonomia politica di cui le attuali componenti dell'Unione non godono, salvo Rifondazione. Nessun partito della coalizione avrebbe il ruolo che ha se non ci fosse la coalizione e la coalizione è tutta in funzione del ruolo diessino.

Per questo Berlusconi dice che Massimo D'Alema è un vero potere reale fin da ora, quando non ha ancora vinto le elezioni, perché appare evidente che egli è il leader effettivo dell'Unione e che Prodi è solo la figura dello schermo. Ma la questione comunista è ancora così forte nel Paese che D'Alema non può presentarsi candidato proprio perché la sua immagine rivela ancora la sua storia comunista. Il suo senso del potere è evidente, e lo esprime quasi fisicamente. Si ha così una scissione tra l'immagine e il volto, tra il candidato alla direzione del governo e la figura che veramente può garantire la realtà del governo ed il suo operare. L'immagine di D'Alema come incarnazione storica della memoria comunista è proprio quella che gli dà il reale controllo del partito, la rappresentanza effettiva di esso. Anche il Correntone diretto da Fabio Mussi, che appartiene di fatto alla linea di D'Alema, fa riferimento a lui, sicché egli è in grado a un tempo di gestire la memoria comunista e di fissare le condizioni della coalizione.

Quando Berlusconi dice che D'Alema è il vero candidato alla presidenza del Consiglio, dice una verità evidente per chiunque consideri i rapporti di forza interni alla coalizione. D'Alema è il vero presidente del Consiglio anche se siederà a Palazzo Chigi la controfigura, Romano Prodi. Perciò la questione comunista esiste ancora in Italia: che il Ds non possa legittimarsi con il suo leader alla direzione del governo, ma debba ricorrere a una controfigura per la titolarità di Palazzo Chigi, indica la singolare situazione in cui versa la politica italiana.

Il fatto che i Ds siano la sola forza che fonda la possibilità della coalizione, oltre ad esserne il partito più forte, indica con chiarezza che il governo non sarà ciò che appare e che i rapporti di forza porteranno inevitabilmente all'egemonia diessina e quindi a Massimo D'Alema. L'idea di costituire un gruppo prodiano è andata perduta ed è stata sottoposta alla logica della molteplicità della coalizione, ponendo in quota a Prodi tutti i casi singoli che confluiscono nella coalizione. Il prodismo dunque non esiste, anche se non significa che la successione di D'Alema a Prodi sia per domani. Chi controlla la politica controlla il governo: era vero ai tempi della Dc, è ancor più vero adesso.

! Gianni Baget Bozzo
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