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Martiri cristiani del XX secolo - IIAsia, Africa e Sud del mondo tra dittatura comunista e fondamentalismo islamicodi Vincenzo Merlo - 9 febbraio 2006 Anche in Cina, popolata ora da un miliardo e trecento milioni di abitanti, è stato sparso il sangue di un numero impressionante di martiri cristiani, e non solo nell'ultimo secolo. Diffusosi nel VII secolo, incrementato dai francescani nel XIV secolo, il cristianesimo cinese fu colpito infatti da ripetute persecuzioni. Nel corso del XIX secolo, in particolare, spicca quella voluta dai famigerati «Boxers», che cercarono di eliminare i cristiani usando mezzi di violenza inaudita: in soli due mesi morirono, tra stenti inenarrabili, circa 30.000 cristiani, tra cui cinque vescovi e molti sacerdoti. Terminata la breve ma cruenta persecuzione dei Boxers, all'inizio del secolo XX i cristiani cinesi furono perseguitati da bande erranti di giapponesi, comunisti e briganti di varia estrazione. Il sangue dei martiri continuava a scorrere, specialmente tra i poveri delle campagne. La più crudele persecuzione doveva però ancora arrivare: quella dell'armata rossa comunista, che dal 1947 determinò la distruzione dei conventi religiosi e l'uccisione dei frati. Quando a capo indiscusso del Partito Comunista cinese salì Mao Tse-Tung, la persecuzione contro i cristiani (ma non solo contro di essi, perché Mao eliminò anche milioni di handicappati e più di venti milioni di contadini) si fece capillare e crudele. Un libro recentemente pubblicato in Gran Bretagna, Mao, the unknown story, attribuisce al sanguinario dittatore (osannato fino a pochi anni fa da parte della sinistra italiana) l'uccisione di 70 milioni di persone. Per dividere i cristiani Mao accusò i vescovi fedeli al Papa di essere spie dello straniero e volle la costituzione di una cosiddetta "Chiesa patriottica", staccata da Roma e sottomessa al regime. Nel contempo i vescovi, i preti e i cristiani che rimasero fedeli al Papa furono arrestati, costretti a vivere nella clandestinità, in qualche caso uccisi. Il vescovo di Shanghai, Kung, fu arrestato perché difendeva i diritti della Chiesa, torturato e rinchiuso in prigione dove rimase per trenta anni. Con lui furono arrestati centinaia di fedeli laici e sacerdoti, tra cui Padre Tsang, internato in un ospedale dove fu percosso fino alla morte; Padre Sun, della Congregazione dei Lazzaristi, che fu ucciso allo stesso modo; il padre trappista Shih, appeso per i polsi per sei giorni fino alla morte, avvenuta tra sofferenze indicibili. Dopo la repressione seguita alla rivolta di Tienanmen nel 1989, il governo comunista calcò ancor più la mano contro i cristiani. Vittime recenti sono stati i vescovi di Canton, mons. Tang Yin Ming, e padre Tan Tiande, che hanno subito orribili torture e decine di anni di carcere duro. Dietro queste figure di vescovi e sacerdoti cinesi c'è inoltre l'incalcolabile numero di cristiani cinesi che rischiano ogni giorno la libertà e la stessa vita per la loro fedeltà a Cristo e alla Chiesa. Nonostante i Laogai, le continue persecuzioni e uccisioni (la Cina è la nazione dove i diritti umani sono maggiormente repressi e dove le condanne a morte superano ogni possibile controllo), per il Rapporto 2004 sulla libertà religiosa nel mondo edito dalla Agenzia ACS (Aiuto alla Chiesa che soffre, fondata da Padre Werrenfied Van Straaten), i cristiani in Cina sono a tutt'oggi circa 89 milioni (il 7.1% della popolazione). Nel marzo del 2005 sono entrate in vigore regole che affinano i controlli sui luoghi di culto. Pechino continua a considerare la libertà religiosa non un diritto della persona, ma una concessione dello Stato che ne stabilisce limiti e modalità. «La fede - scrive Alessandro Gisotti su Ideazione del gennaio-febbraio 2006 - può essere praticata solo all'interno di strutture registrate, sotto la supervisione di associazioni "patriottiche". D'altro canto nel 2004 il dipartimento di propaganda del Partito Comunista cinese aveva diramato delle direttive per sradicare le conversioni ed intensificare il sostegno alla diffusione dell'ateismo. E naturalmente continuano i pestaggi e le incarcerazioni di fedeli laici e sacerdoti. Al Sinodo dei Vescovi, convocato dal Papa in Vaticano l'ottobre scorso, c'erano quattro sedie vuote. Quelle dei presuli cinesi. Anche nella confinante Corea del Nord, retta dalla dittatura comunista di Kim Jong II, i fedeli sono costretti a «registrarsi» in organizzazioni di partito. Ricorrenti sono le persecuzioni violente contro chi non osserva questo obbligo e ancor più se pratica attività missionaria. Dal 1953, anno in cui è salito al potere il regime comunista, sono scomparsi nel nulla 300.000 cristiani. Non ci sono più suore, né sacerdoti. Non vanno meglio le cose nel Myanmar (ex Birmania), retto da una giunta militare comunista filobuddista. Le scuole cattoliche sono state confiscate e ai cristiani è negato l'accesso ad incarichi pubblici. Pure in Vietnam, nonostante alcuni timidi segnali degli ultimi anni, il controllo governativo sulla vita dei cristiani è strettissimo. Le popolazioni cristiane Montagnard, concentrate nelle zone montane del Paese, sono da anni oggetto di persecuzioni, incursioni militari e vessazioni di ogni tipo da parte delle autorità comuniste di Hanoi, che ricorrono anche al disboscamento degli altopiani». Ha scritto Gerolamo Fazzini su Avvenire: «La sorte di questa minoranza, doppiamente discriminata politicamente e religiosamente, non scalda il cuore delle masse terzomondiste, pronte a mobilitarsi giustamente per gli indios sudamericani o gli aborigeni australiani. Risultato: un popolo che negli anni '70 superava i due milioni di persone, oggi ne comprende poche centinaia di migliaia». Nel Laos, il partito comunista Pathet Lao, al potere da 30 anni, considera il cristianesimo una «religione imperialista» e ne ha espulso tutti i missionari. In Pakistan, nonostante le promesse del Presidente Musharraf, minacce e aggressioni contro le comunità cristiane sono all'ordine del giorno; l'insegnamento cristiano è marginalizzato, mentre si registra una progressiva islamizzazione delle scuole. Non vanno meglio le cose nel Bangladesh, dove i lavoratori cristiani sono continuamente minacciati da estremisti islamici, che negano loro l'accesso ai pozzi d'acqua e sovente ne distruggono le proprietà. Nello Sri Lanka, invece, i cristiani sono sotto l'attacco dell'estremismo buddista, che ha già provocato la distruzione di decine di chiese. Nel 2003 il governo cingalese ha ordinato la chiusura delle scuole cattoliche di formazione superiore. In India permangono in vigore le leggi che pongono restrizioni alle conversioni, passibili di carcere. In questo modo anche il lavoro delle organizzazioni umanitarie cristiane in favore dei più deboli è esposto al rischio di denuncia per proselitismo. A tale discriminazione di Stato vanno poi aggiunti gli attacchi dei fondamentalisti indù alle chiese e ai cristiani. In Indonesia, il Paese musulmano più popoloso del mondo, se da un lato si registrano progressi nel processo di democratizzazione, dall'altro va rimarcato che il fondamentalismo islamico punta alla eliminazione della presenza cristiana, come dimostra la recente, atroce decapitazione di tre ragazze cristiane. Anche qui sono frequenti gli attacchi e le violenze alle chiese e alle persone. Tra le persecuzioni più devastanti messe in atto nei Paesi islamici, va ricordata quella contro i cristiani abitanti nel Sudan meridionale. Scrive a riguardo Don Massimo Astrua, nel suo fondamentale libro Perseguiteranno anche voi - I Martiri cristiani del 20° secolo (Mimep docete): «Nel 1983 il regime musulmano di Nimeiri pretese di imporre la Shari'a, ossia la Legge islamica, a tutto il Paese, anche tra i cristiani del Sud; e quando questi vi si opposero, il governo cominciò a bombardarne i villaggi, gli ospedali e le scuole e a deportare nel nord musulmano le donne e i bambini in qualità di schiavi. Si calcola infatti che le persone attualmente detenute in schiavitù nel Sudan settentrionale e sfruttate nel lavoro minorile e nella prostituzione siano più di 200.000. I cristiani sudanesi sono la popolazione più misera del mondo, oppressi, massacrati e dimenticati dai mass-media internazionali: negli ultimi 17 anni sono stati uccisi dai musulmani del nord più di due milioni di neri cristiani del Sud, ma chi ha protestato? O, peggio ancora, chi lo sa? Per combattere i cristiani del Sud il governo islamico ha provocato addirittura la carestia, la fame. Sono stati dati alle fiamme i raccolti del Paese, avvelenati i pozzi e sterminati gli armenti. E' la politica della terra bruciata. O ti fai musulmano, tradendo Cristo, o muori! Ma di questa tragedia l'opinione pubblica mondiale non sa nulla». Nel resto dell'Africa le cose sembrano andare meglio che non in Asia. Nella Somalia dei signori della guerra, tuttavia, la comunità cristiana vive sotto la costante pressione della maggioranza musulmana. Critica risulta anche la situazione in Nigeria, dove negli stati settentrionali, dal 1999 in poi, è stata introdotta la Shari'a . In questi anni oltre 10.000 persone sono state uccise e centinaia di migliaia, in prevalenza di fede cristiana, costrette ad abbandonare la propria terra. Nel Burundi, devastato dalla guerra civile tra Tutsi e Hutu, il 29 dicembre del 2003 è stato assassinato l'arcivescovo Michael Courtney, nunzio apostolico a Bujumbura. Gettando uno sguardo sul continente americano (di cui si ricorda la persecuzione contro i cristiani del Messico - i «cristeros» - ad opera di vari governi massonici e socialisti, tra il 1926 e il 1929, che sostanzialmente anticipò di pochi anni la persecuzione marxista contro la Chiesa di Spagna tra il 1936 e il 1939), ci si avvale ancora del prezioso contributo di Alessandro Gisotti: «Qui le condizioni di vita dei cristiani sono generalmente accettabili. Non è raro, però, che sacerdoti e religiosi impegnati in contesti di degrado sociale paghino con la vita la propria missione. E poi c'è sempre Cuba. Paradiso dei no-global, purgatorio per i cristiani. La Chiesa non ha accesso alla stampa, né è previsto l'insegnamento della religione cattolica nella scuola statale. Del resto, nota Aiuto alla Chiesa che soffre, non esiste la possibilità di una scuola privata cattolica. Intervistato nel gennaio del 2005 dal sito cattolico Korazym.org, il cardinale Jaime Ortega, arcivescovo dell'Avana, ha spiegato che nei confronti dei cattolici non è in atto una vera e propria persecuzione materiale, ma una forma più sottile, "un tentativo di relegare ogni attività e testimonianza ai margini della società e della politica". L'Associazione the Voice of the Martyrs fa sapere che, negli ultimi tempi, il regime castrista ha minacciato di demolizione molte chiese familiari, quelle case dove vengono organizzati momenti di preghiera per sfuggire ai divieti di riunione con finalità spirituali». Avviandosi queste pagine alla conclusione, e ricordando ancora una volta che su un totale di 70 milioni di martiri cristiani nel corso di duemila anni di cristianesimo, ben 45 milioni e mezzo sono da ascriversi al ventesimo secolo, occorre riconoscere che la persecuzione continua ancora oggi. «Continua - conclude Don Astrua - ad opera dei residui regimi comunisti (Cina, Cuba, Corea del Nord, Vietnam); ad opera della massoneria anticristiana e ad opera dell'espansionismo islamico. E' un allarme mondiale: la persecuzione nei confronti dei cristiani sta crescendo, praticamente in ogni area del pianeta. Tra l'indifferenza dei mass-media e delle stesse Nazioni Unite, milioni e milioni di cristiani sono emarginati, oppressi, perseguitati, eliminati. Come riferisce l'Agenzia ACS (Aiuto alla Chiesa che soffre), un professore di statistica statunitense, David B. Barrett, afferma che i martiri cristiani per la fede sarebbero saliti nell'anno 2001 (quindi a secolo 20° chiuso) a quasi 165.000, specialmente in India, Sudan, Indonesia, Timor est ed Egitto. Approssimativamente il 10 per cento dei due miliardi di cristiani nel mondo sono oggi perseguitati. A Cuba c'è stato un irrigidimento contro la Chiesa, anche con condanne a morte. In Africa l'attività dei missionari è sempre più a rischio della vita. In Sudan, in Burundi, nell'ex Congo, in Algeria la situazione si è fatta drammatica, anche perché alcuni gruppi armati si sono trasformati in bande e non rispondono più a nessuna autorità. Nelle Molucche e in Indonesia ci sono tribù cristiane e tribù di altre religioni. Di fatto, però, ad essere massacrati sono i cristiani che, proprio in virtù della loro fede, rispondono col perdono. Il fondamentalismo islamico è diventato forse il problema più grave: in quasi tutti i Paesi islamici le conversioni sono proibite o di fatto rese impossibili. In Arabia Saudita, ad esempio, se un musulmano vuole convertirsi al cristianesimo viene, per legge, condannato a morte e giustiziato. Ciò avviene, più o meno, in tutti i Paesi musulmani dove è instaurata la Shari'a, ossia la legge dell'Islam». Scrive Il Giornale del 6 febbraio, dopo la tragica uccisione di Don Andrea Santoro in Turchia per mano di un fanatico islamico: «Il tributo di sangue versato dai cristiani, e dai religiosi cattolici in particolare, è ogni anno assai alto. Il 2005 si è chiuso con un bilancio di 27 religiosi uccisi: un vescovo, 20 sacerdoti, 3 religiose, 2 religiosi e un laico. Il Sud del mondo resta ancora una volta centrale in questo drammatico martirologio, sia come terra d'origine delle vittime, sia come luogo di martirio [Il sito della Cei riferisce di oltre 100 missionari italiani uccisi nelle terre di missione, dal 1944 ad oggi - nda]. I dati dicono che nel 2004 è stata l'Africa ad aver visto il maggior numero di martiri, mentre per il 2005 l'infelice primato spetta all'America latina. Nel Medioriente e in Asia, invece, le violenze sono state perpetrate indistintamente contro i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane; in particolare a destare le maggiori preoccupazioni è l'Iraq, dove i rappresentanti delle chiese cristiane parlano da tempo di rischio per la stessa sopravvivenza della popolazione di fede cristiana, costretta ad emigrare a causa di violenze, persecuzioni e situazione sociale. Ancora assalti a chiese e religiosi sono stati registrati in Pakistan e in Indonesia. Anche in Libano - unico Paese mediorientale in cui la popolazione di fede cristiana è consistente - da tempo è in atto una emigrazione dei cattolici e dei cristiani in generale. Il problema però non riguarda solo i Paesi islamici. Persecuzioni e violenze contro i cristiani sono state messe in atto anche in India ad opera degli estremisti induisti, mentre molti religiosi cadono in missione in Africa e in America latina. Ma vanno ricordati, nell'anno di sangue 2005, anche i due sacerdoti uccisi in Europa: il primo a Bruxelles, impegnato nell'accoglienza agli immigrati e a tutti coloro che bussassero alla sua porta, ed il secondo in Russia, nei pressi di Mosca,dove stava ricostruendo la comunità parrocchiale. "Come sempre negli ultimi tempi - ha osservato l'agenzia vaticana Fides nel dossier sulle morti dei religiosi cattolici nel mondo - il conteggio non riguarda solo i missionari in senso stretto, ma tutto il personale ecclesiastico ucciso in modo violento o che ha sacrificato la vita consapevole del rischio che correva, pur di non abbandonare il proprio impegno di testimonianza e di apostolato"». Per concludere, si ricorda che qualificati siti cattolici (www.chiesacattolica.it, www.iltimone.org, www.culturacattolica.it, www.totustuus.it, www.alleanzacattolica.org, www.rns-italia.it, www.clonline.org, www.avvenire.it, www.radiomaria.it) contengono approfondimenti rigorosi sulle persecuzioni in atto contro i cristiani e segnalano costantemente all'opinione pubblica, spesso distratta, le sofferenze e i drammi quotidiani di tanti nostri fratelli in Cristo. Non dobbiamo dimenticarli. Mai. Vincenzo Merlo |
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