RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

10 febbraio 2006. Il giorno del Ricordo

di Anna Bono - 10 febbraio 2006

Si celebra oggi, 10 febbraio, per la seconda volta nella storia d'Italia: è il giorno del Ricordo. È stato istituito nel 2004 dal Parlamento con voto quasi unanime e la scelta è caduta sul 10 febbraio perché fu in quella data, nel 1947, che venne firmato a Parigi il trattato di pace che attribuiva alla Jugoslavia i territori di Istria, Pola, Fiume, Zara, le isole Quarnerine e parte di Trieste e Gorizia.

Il giorno del Ricordo è dedicato alla memoria delle vittime italiane del regime comunista del maresciallo Tito: i circa 350.000 italiani - istriani, fiumani e dalmati - che tra il 1943 e il 1954 fuggirono o furono espulsi da quei territori prima occupati dai «titini» e poi assegnati alla Jugoslavia e le molte migliaia, forse 10-16.000, ma non si saprà mai con esattezza quanti, che furono torturati e uccisi: quasi tutti gettati nelle foibe, le cavità naturali del Carso.

La solennità civile del 10 febbraio intende «conservare e rinnovare la memoria della tragedia», è scritto nel testo della legge varata il 30 marzo 2004. In realtà si tratta di una memoria ritrovata perché per mezzo secolo quasi nessuno ha voluto parlare di foibe e di esuli italiani. Solo da poco tempo quegli eventi sono diventati parte della nostra identità, della nostra storia e della nostra coscienza nazionale: e se continueranno a esserlo negli anni a venire sarà anche grazie al giorno del Ricordo.

Il secondo Governo Berlusconi verrà apprezzato nel tempo per questa iniziativa che rende finalmente giustizia ai morti e conforto ai sopravvissuti, e che, così facendo, rafforza il nostro Paese liberandolo dal peso di un'omissione troppo a lungo accettata, che ha ferito profondamente centinaia di migliaia di nostri connazionali. «L'essere umano testimone di un omicidio o di uno stupro» - ha scritto Ong Thong Hoeung, superstite di uno dei più tremendi progetti genocidi comunisti, quello dei khmer rossi in Cambogia - resta traumatizzato a vita da questo avvenimento e un crimine impunito resta sempre come un'ossessione mortifera. (...) È ingenuo e scandaloso credere che tutti gli assassinii possano cadere nell'oblio e che si possa così voltare pagina come se l'odioso non fosse mai esistito».

E il danno dell'oblio non è solo questo. «La ricerca della giustizia è uno dei fondamenti della civiltà»; scrive ancora Ong Thong Hoeung in chiusura del suo libro autobiografico: «Ho creduto nei khmer rossi». Ignorare o addirittura giustificare dei crimini porta gli individui e le collettività al disastro morale. Ma non c'è giustizia senza la ricerca e l'affermazione della verità e invece in Italia una volontà maligna agisce senza ritegno giungendo a negare o a «contestualizzare» persino stragi come quelle delle foibe pur di salvare l'ideologia che le ha prodotte, il comunismo.

Quest'anno, ad esempio, il preside della Facoltà di Economia dell'Università Roma Tre e il magnifico rettore di quell'Ateneo romano hanno vietato l'organizzazione di una mostra sulle foibe proposta da un gruppo di studenti, benché la legge preveda esplicitamente che nel giorno della ricorrenza si svolgano nelle scuole iniziative di commemorazione: e dunque non soltanto i responsabili dell'ateneo avrebbero dovuto autorizzare la mostra, ma anzi avrebbero fatto bene a esserne i promotori.

Ci sono voluti più di dieci anni per riconoscere i crimini dei khmer rossi, per quelli dei comunisti jugoslavi ce ne sono voluti cinquanta e ancora non li si vorrebbe ammettere. Scriveva sul quotidiano Avvenire il vescovo Luigi Bettazzi, acclamato maestro delle italiche masse no global, all'indomani della pubblicazione in Italia del Libro nero del comunismo di Stéphane Courtois: se anche fosse vero ciò che si racconta dei regimi comunisti, si tratterebbe di deviazioni che nulla hanno a che vedere con il progetto originario. Comunque il comunismo nasce per combattere il capitalismo e quindi non esisterebbe se non ci fosse il capitalismo: perciò gli oltre 100 milioni di vittime del comunismo, se esistono, sono colpa dell'Occidente.

! Anna Bono
Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.147 del 6/2/2006
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata