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Marco Ferrando: maestro di ultra-comunismodi Riccardo Meynardi - 13 febbraio 2006 La supposizione che Fausto Bertinotti, in realtà, non voglia affatto vincere le elezioni diventa più verosimile ogni qual volta venga scoperto un nuovo candidato sponsorizzato dal politico in cachemire. Oggi è la volta di Marco Ferrando, classe 1955, ligure, lottatore comunista. Tra l'altro, il candidato del giorno è docente di storia e filosofia presso un liceo di Savona. Come dice lui, «Berlusconi vede comunisti ovunque. Purtroppo, non siamo ovunque». Ma nelle scuole, sì! Eccome. Che la scuola italiana vanti una presenza davvero sostenuta di rossi è cosa risaputa. Lo sanno soprattutto gli studenti che vengono incentivati a partecipare alle manifestazioni, che si beccano delle siringate endovenose di comunismo e dei potentissimi shampi antiberlusconi. Poi è difficile finire i programmi di storia, che vengono spesso troncati alla Seconda Guerra. Letta l'intervista rilasciata oggi al Corriere, possiamo facilmente immaginare come siano stati commentati i fatti di attualità degli ultimi anni nelle classi del prof. Ferrando. «Noi sosteniamo tutte le intifade, le grandi sollevazioni dal Medioriente all'America latina. [...] Noi siamo per la fusione della rivolta contro l'occupazione straniera imperialistica e le lotte sociali dei lavoratori iracheni. [...] Noi siamo per la rivendicazione del diritto alla sollevazione popolare irachena contro le nostre truppe. Tutti gli episodi in cui ci sono stati nostri caduti rientrano in tutto e per tutto nelle responsabilità d'una missione militare al servizio dell'Eni». Usa sempre il «noi», forse per non sentirsi solo, per sentirsi unito a quel «41% di Rifondazione comunista» a cui fa spesso riferimento, in qualità di rappresentate di una linea non favorevole a Bertinotti. Secondo Ferrando, il 41% di Rifondazione critica il metodo non-violento. Lo stesso 41% di Rifondazione non è soddisfatto del programma dell'Unione: «dall'Iraq ci si deve ritirare e basta, senza condizioni. Io sono contro qualsiasi missione militare all'estero, nei Balcani come in Afghanistan, con o senza Onu». In pratica, un moderno Ponzio Pilato, che passerebbe la sua carriera politica lavandosene le mani di tutto ciò che accade al mondo. Tra l'altro, qui, esprimendo una posizione forte, contro le guerre, una posizione che ha già i suoi sostenitori nel mondo pacifista, usa la prima persona singolare: «io sono». È la conferma del senso di irresponsabilità che muove certi comunisti. Su posizioni consolidate si lanciano con dichiarazioni in prima persona: «io sono contro la guerra». Quando, invece, partoriscono baggianate, cercano di coinvolgere più persone possibile, cercano di allargare la superficie di responsabilità, per sentirne meno il peso: non sono solo io ad approvare l'attentato contro i nostri militari di Nassiryia, perché «noi siamo per la rivendicazione del diritto alla sollevazione popolare irachena contro le nostre truppe». Infine, Marco Ferrando riesce ad esprimere l'unico vero punto del programma dell'Unione: cacciare Berlusconi. Odio puro. L'unica cosa su cui quella coalizione sgangherata nascosta dietro a Prodi riesce ad andare d'accordo. «Sì, ci siamo impegnati a cacciare Berlusconi», dice Ferrando. Tutti d'accordo, dunque, tranne Bertinotti che ha messo in lista gente che le elezioni può solo farle perdere.
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Ragionpolitica, periodico on line n.148 del 13/2/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore editoriale: Alessandro Gianmoena, Direttore responsabile: Aurora Franceschelli, Redazione: Gianteo Bordero © 2003-2009 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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