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Quanto sono proibizionisti questi Verdi!

di Giorgio Bianco - 13 febbraio 2006

I Verdi, ultimamente, tengono particolarmente fede al loro colore di bandiera, a causa della condanna che l'Organizzazione Mondiale per il Commercio (Wto) ha pronunciato nei confronti dell'Unione europea per il suo regime di importazioni sugli organismi geneticamente modificati. La Wto ha quindi dato sostanzialmente ragione a Stati Uniti, Canada e Argentina, che avevano iniziato una procedura di infrazione accusando le norme europee (italiane in particolare) di essere in contrasto con i trattati commerciali internazionali. Si tratta in realtà di una disputa che ha avuto inizio nel 2004, quando in seguito a una denuncia dei tre Paesi americani l'Ue ha ammorbidito la propria posizione, autorizzando la vendita del mais Bt11 Sygenta, che produce una proteina in grado di respingere - ma questo nei comunicati dei ridenti Verdi non si leggerà mai - la pericolosissima piralide, insieme ad altri 34 prodotti, e ancora 8 dopo il maggio 2004.

A detta della senatrice dei Verdi Loredana de Petris, «i più recenti rapporti scientifici indipendenti giustificano pienamente le precauzioni: i geni inseriti in organismi estranei producono proteine diverse da quelle originarie con effetti allergenici ad oggi imprevedibili sulla salute umana. Coltivazioni geneticamente modificate non stanno inoltre producendo gli effetti propagandati dalle multinazionali titolari dei brevetti». A parte il fatto che l'esponente del Sole che Ride non cita espressamente nemmeno uno di questi studi - ne il titolo, ne gli autori, ne le strutture in cui esso è stato realizzato, e senza spiegare in cosa e da chi consisterebbe questa asserita «indipendenza» - è realistico dubitare che da costei e dai suo compagni di partito si sentirà mai ricordare l'articolatissimo rapporto presentato il 9 maggio 2003 dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) al segretariato generale dell'Onu, dal titolo «Impatto delle nuove biotecnologie». Il rapporto, dopo aver dimostrato che «le biotecnologie rappresentano oggi un'opportunità unica sia per i paesi sviluppati sia per quelli in via di sviluppo, per le grandi e piccole imprese», sottolinea che «il costo di lasciare alcuni paesi indietro potrebbe essere maggiore di quello per metterli in grado di diventare giocatori nella partita delle biotecnologie». Sarebbe poi interessante, ma probabilmente utopistico, che la De Petris si degnasse di commentare l'affermazione della Fao secondo cui gli Ogm «potrebbero incrementare la produttività anche in terreni e culture marginali e arricchire nutrizionalmente i prodotti agricoli, fornendo un valido contributo per sconfiggere la fame».

La controversia fra Ue e Paesi favorevoli al libero commercio ha origine non solo nel fatto che, secondo i tre Paesi di oltreoceano, la moratoria sull'importazione di Ogm imposta nel 1998 per proteggere i consumatori europei era priva di fondamento scientifico, ma anche sul convincimento che la pretesa sollecitudine per la sicurezza dei consumatori celasse la natura protezionistica di una misura volta in realtà a favorire l'agricoltura nostrana. Federica Ferrario, responsabile della campagna anti-Ogm di Greenpeace (che gode ovviamente del pieno consenso del partito dei Verdi), critica la decisione della Wto con un'affermazione tutta da verificare: «La maggior parte dei consumatori, degli agricoltori e di un numero sempre crescente di governi si oppongono agli Ogm»; e immediatamente dopo si lascia sfuggire un'osservazione che dimostra come l'ostilità alle importazioni di mais dall'America, quali che ne siano le ragioni addotte, giochi un ruolo centrale nella questione: «Le esportazioni di mais transgenico dagli Stati Uniti continueranno a subire perdite di 300 milioni di dollari all'anno, e ciò sarà monito agli altri esportatori».

La Ferrario si richiama al Protocollo di Cartagena, «in base al quale gli stati possono opporsi agli organismi geneticamente modificati». Un appello al potere discrezionale degli Stati che suona un po' inusitato da parte di questa bizzarra specie di sedicenti «libertari» di estrema sinistra, ai quali non fa né caldo né freddo che la Spagna sia stata dal 2004 l'unico Paese europeo dove il mais Ogm è stato intensivamente coltivato, con grande beneficio degli agricoltori e dell'ambiente. Così come non possono che compiacersi del fatto che in Italia viga un ferreo proibizionismo sull'utilizzo da parte degli agricoltori di sementi Gm, sulla possibilità per gli scienziati di condurre ricerche in campo aperto, e sulla libertà dei consumatori di valutare liberamente la bontà dei prodotti Ogm.

! Giorgio Bianco
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Ragionpolitica, periodico on line n.148 del 13/2/2006
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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